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martedì 27 settembre 2016

L'amica geniale

Lenù e Lila sono due bambine della periferia napoletana: a raccontare la loro storia è Elena, Lenù, ormai sessantenne, dopo aver saputo che Lila è misteriosamente scomparsa, come da tempo desiderava fare, cancellando ogni traccia del suo passato.
Comincia così L'amica geniale, il primo libro della quadrilogia di Elena Ferrante che ci porta in un povero rione della Napoli del secondo dopoguerra. Conosciamo Lila che è sporca, cattiva, sempre pronta a misurare le reazioni altrui con comportamenti imprevedibili. Elena ne è quasi calamitata e fa di tutto per diventarne amica. Compagne di scuola, Lila dimostra sin da subito una straordinaria intelligenza e, nonostante provenga da una famiglia di scarsissimi mezzi, si dimostra la migliore della classe. Elena, che pure è brava e studiosa, cerca di non essere da meno, misurando ogni traguardo in un perenne confronto con l'amica. Per Elena niente ha valore se non è importante anche per Lila, una tendenza che si ripeterà nel corso degli anni. Anche quando Lila, finite le elementari, sarà costretta dai genitori ad abbandonare la scuola, studiando così di nascosto, mentre Elena potrà continuare il percorso scolastico.
Tra alti e bassi le due amiche continueranno a rimanere legate, finché Lila, abbandonata ogni velleità intellettuale, trasformatasi tardivamente da brutto anatroccolo in cigno che affascina ogni giovane del rione, deciderà di investire tempo ed energie in un buon matrimonio. Un matrimonio che salvi lei e la sua famiglia, un matrimonio che pare d'amore ma sui cui risvolti, sentimentali e non, Elena sembra nutrire perplessità.
Sarà poco prima di recarsi all'altare che Lila, in un capovolgimento di aspettative, chiederà ad Elena, la sua amica geniale, di continuare, almeno lei, a studiare, per riscattare la gente del rione.
Dotato di personaggi affascinanti, di una narrazione sapiente che, pur nella semplicità della trama, riesce ad avvincere il lettore, L'amica geniale è l'esempio di come a volte, più della storia in sé, conti la capacità di raccontarla.
E all'autrice questo talento non manca, al punto che percorrendo le pagine del libro mi sono risuonate in mente altre voci, da Lalla Romano a Natalia Ginzburg fino a Simone De Beauvoir. Tutte scrittrici che con i loro testi autobiografici ci hanno condotto nei loro piccoli e intensi mondi personali, tra volti familiari impegnati nel viaggio della vita, con una forza comunicativa indimenticabile.
Con questo non voglio dire che L'amica geniale sia un'autobiografia, del resto della Ferrante ben poco si sa e non si è certi nemmeno che questo sia il suo vero nome, tuttavia la bellezza del romanzo scaturisce proprio da questi aspetti. Da una storia che  potrebbe essere vera, e per questo ancor più interessante, da personaggi normali, ma così ben costruiti che diventa difficile stancarsene. Il cliffhanger finale (senza dimenticare il prologo che lascia più di qualcosa in sospeso), sono la ciliegina sulla torta del racconto: il bisogno di sapere cosa succederà è prorompente. Di Lila e Lenù vogliamo ancora sentir raccontare, come se fossero anche nostre amiche.

L'amica geniale, Elena Ferrante, Edizioni e/o

lunedì 12 settembre 2016

L'ultimo dei primi

Schoolbag in hand, she leaves home in the early morning
Waving goodbye with and absent-minded smile
I watch her go with a surge of that well-known sadness
And I have to sit down for a while
The feeling that I'm losing her forever
And without really entering her world
I'm glad whenever I can share her laughter
That funny little girl

E' da un po' che questa canzone mi risuona nella testa, complice il fatidico primo giorno di prima elementare della Lolla che nella mia mente appariva come nel testo degli Abba, un po' in slow motion e in tonalità confetto.  Poi, si sa, le cose non vanno mai come te l'eri immaginate. E per carità, il primo giorno è andato bene, ma anche in questa occasione così speciale lei è riuscita a farmi girare i cabasisi, come direbbe il buon Montalbano, al punto che stamattina, invece del groppo in gola al momento di lasciarla  a scuola, ho tirato un gran sospiro di sollievo.
In ogni modo è partita anche lei e per me, non posso nasconderlo, c'è la malinconia di sapere che sarà l'ultima volta che accompagno un figlio in prima elementare.
Quelle gambe esili che quest'estate si sono allungate nei pantaloncini, quelle canottiere alle quali a inizio stagione avevamo accorciato le bretelle e che ora risalgono sulla pancia, mi dicono che, voglia o non voglia, mi piaccia o non mi piaccia, mia figlia è cresciuta.

Fatico ancora ad abbandonare l'immagine della bimbetta che riveste sempre nella mia mente, c'è qualcosa che stride tra quel dito in bocca che a casa sfoggia con nonchalance e l'aria sicura e baldanzosa che assume quando sta con altri bambini, specie se più grandi di lei. Mi fanno paura, devo dirlo, certi atteggiamenti insolenti che di tanto in tanto rispuntano e che solo a prezzo di sgridate solenni riesco a moderare, atteggiamenti che sfodera anche con i genitori pur di far colpo sugli altri. Temo la consapevolezza con cui esercita il suo fascino sugli altri. La temo perché è qualcosa che io non ho mai posseduto e che ho solo visto, con disgusto, in altre persone.
E' bello piacere, vedere gli amici che ti corrono incontro, ti chiamano e ricercano le tue attenzioni. Però è anche bello approfittare di questo ascendente per farsi amare e non per esercitare un potere sugli altri. Spero che col tempo lei lo capisca e faccia buon uso di questa dote. Io, per parte mia, farò il possibile perché non perda mai quel lato di funny little girl che a mio avviso è ciò che la rende veramente speciale e amabile.

giovedì 1 settembre 2016

Denti birichini

Dicono che più tardi spuntano i primi dentini, più tardi cadranno. Visto che Ieie, provvisto di dentatura non prima dei dieci mesi, ci ha messo sei anni e mezzo per iniziare il cambio, la Lolla, che ha ci ha fatto aspettare un anno per il suo primo incisivo, era, nei miei pensieri, ben lontana da questo traguardo. 
Per questo quando stamattina ha iniziato a piangere urlando "Il mio dente!",  mentre un fiotto rosso sgorgava da un buchino nella bocca, mi sono sentita scavalcata dagli eventi. E mi ha preso il panico. Perché il piccolo incisivo non si trovava, perché per me non doveva succedere adesso, perché, chissà, forse non era caduto ma se l'era semplicemente rotto.
E poi invece, ho dovuto accettare che la mia bambina, 5 anni e 5 mesi, avrà ben presto un sorriso nuovo.
"Ah la mia Lolla sta crescendo. Non è più la piccola della mamma".
"No mamma, non ti preoccupare. Quando cresco me ne vado di casa, adesso non sono ancora cresciuta".
Va be', vista così ce la posso fare.