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venerdì 7 luglio 2017

Le confessioni di un italiano

I classici sono da sempre una mia fissazione, quel vuoto imprescindibile da colmare a ogni costo. Un tempo ne consumavo molti di più, adesso diciamo che me ne impongo almeno uno l'anno e stavolta la scelta è ricaduta su un classicone made in Ottocento, quel Le confessioni di un italiano che portò fama a Ippolito Nievo, morto poco dopo in giovane età nel naufragio di una nave. 
Ambientato in un'Italia ancora divisa, il romanzo si snoda dal periodo che va dalla Rivoluzione francese alla vigilia della seconda guerra d'Indipendenza e narra, attraverso le memorie dell'ottuagenario Carlo Altoviti, nato nella Repubblica di Venezia, ma che spera di morire italiano, le vicende storiche, e belliche, del nostro Paese attraverso le avventure della sua vita.
Abbandonato in fasce a casa della cugina Pisana, presenza bizzosa e costante della sua vita e unico vero amore del protagonista, il giovane Carlo cresce tra la servitù del castello di Fratta, in Friuli, ed assiste allo sgretolamento di un mondo ormai al tramonto, alla diffusione di nuove idee, mentre di pari passo anche la sua vita cambia. Scoperto di avere un padre, si ritrova tra il patriziato veneziano, per poi cadere subito dopo tra i proscritti col trattato di Campoformio e girare l'Italia, un po' per caso un po' per volontà, trovandosi al centro delle vicende belliche del periodo, dalle repubbliche napoleoniche, alle rivolte del '20 e '21 fino alla prima guerra d'Indipendenza.
Tra altri e bassi Carlo dimostra soprattutto una forte morale e una dedizione alla vita e agli ideali che lo portano, anche davanti a grandi sventure, a impegnarsi e ad avere fiducia nel futuro.
Devo ammettere che all'inizio, vista l'estrema difficoltà del linguaggio, sciacquato, ammollato e intriso di verbosità ottocentesche, ho rimpianto di non aver affrontato prima questa lettura, quando magari ero ancora fresca del fraseggiare ciceroniano o del romanzare manzoniano. Poi, però, un po' come accade con la sicilianità esasperata del commissario Montalbano, ci ho preso la mano. Mi sono abituata a quei massime che significano soprattutto, all'aveva usato alla prima persona singolare e a tutti gli artifici di un tempo.
E poi, lo dico senza vergognarmi, nonostante il libro sia lontano da noi anni luce per verbosità e mentalità, devo dire che mi è piaciuto.
Se non ci si fa scoraggiare dalla lunghezza e da alcuni tempi morti, si troveranno due aspetti fondamentali nel romanzo di Nievo. Il primo è un approfondimento storico. Tutti quegli anni che sui libri di scuola sono una rassegna di date e battaglie, trovano ampio respiro nella narrazione e alcune vicende nelle quali il protagonista si trova coinvolto in prima persona, permettono al lettore di avere un quadro più chiaro di quel periodo e di comprendere meccanismi e situazioni che di solito a scuola impariamo meccanicamente senza soffermarci troppo sul come e sul perché.
Il secondo aspetto è che leggendo questo libro ci si rende conto, purtroppo, che tutto cambia affinché nulla cambi. Alcune riflessioni di Nievo, sul sistema giudiziario o sulla decadenza della Repubblica di Venezia ad esempio, calzerebbero anche ai nostri tempi, a sostegno della tesi sui corsi e ricorsi storici di cui parlava Vico.
O a dimostrazione che ci sono caratteri ereditari in questa Italia, che hanno origini antiche e forse per questo sono così difficili da estirpare.

Se Venezia era de' governi italiani il più nullo e rimbambito, tutti dal più al meno agonizzavano per quel difetto di pensiero e di vitalità morale.

Le confessioni di un italiano, Ippolito Nievo, Giunti Demetra

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

2 commenti:

  1. Il tuo consiglio mi ha fatto ricordare questo romanzo che ho comprato tanti anni fa, amorevolmente riposto nello scaffale e mai letto - nonostante lo avessi comprato proprio perché ben DUE insegnanti di italiano di cui ho sempre avuto gran considerazione avessero deprecato che era poco letto pur essendo un gran bel libro. Credo che sia giunto il tempo di dargli la dovuta riparazione, e forse è bene avere aspettato perché in fondo è un libro per adulti. Metto in lista, dopo la storia delle guerre in Africa difficilmente i problemi dell'Italia preunitaria riusciranno a deprimermi. Grazie!

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    1. E di che? Grazie a te :) Sono contenta se la mia recensione può invogliare a riscoprire questo libro. Al di là dell'evidente patina ottocentesca, trovo che abbia tanti spunti di riflessione interessanti ancora da offrire, oltre ad essere un modo per studiare la storia con materiale di "prima mano" andando oltre le spiegazioni stringate dei manuali scolastici.

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