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martedì 9 giugno 2015

La Triennale

Domenica. Il tepore e l'ottundimento dei sensi della stanchezza post prandiale a casa dei nonni, gli occhi che si soffermano con noncuranza su un programma televisivo dove mostrano mercatini di modernariato e antiquariato. Ogni tanto parte una classifica dei prodotti più ricercati, e quotati, sul mercato dei collezionisti. Prima le stilografiche. Poi le lampade. E qui già mi risveglio un po'. Quando poi, in cima alla classifica si pone una piantana dal valore di 7.000 euro, la curiosità mi ridesta del tutto.
Cerco su Internet una foto della suddetta, dal nome Triennale, non perché desideri comprarne una, ma perché sono ormai quattro anni, da quando siamo venuti a vivere al paesello, che ci proponiamo di completare la nostra casa (siamo in diretta competizione con la Sagrada Familia), e per l'appunto negli ultimi quattro anni ho sfogliato cataloghi, girato negozi e caricato siti di arredo luce come se non ci fosse un domani. Inutile dire che nonostante tanto da fare, le lampadine ondeggiano ancora nude dai muri di casa.
Ma torniamo a Triennale. Hai visto mai, penso, che non l'abbia già incontrata nei miei giri? Quando la foto si carica sul telefonino io e mia madre abbiamo un sussulto. Ci si accende la lampadina, per dire.
"Ma questa somiglia a quella che c'era a casa della nonna" dice mia madre. Ecco cos'era quell'aria familiare. "La teneva dietro al divano, poi a un certo punto le lampade non si reggevano più e non so dove l'ha messa" (la suddetta consta di uno stelo verticale dal quale partono tre bracci orizzontali, ognuno con una plafoniera di colore diverso). No, niente, io dietro al divano non ricordo alcunché, evidentemente non l'ho mai vista.
Suggerisco allora di chiamare la zia, che a casa della nonna ci vive, per avere "lumi" al riguardo.
"Ti ricordi la piantana della mamma, quella a tre bracci che stava dietro al divano?", esordisce mia madre al telefono con la sorella.
"Sì, la mamma l'aveva spostata nell'ingresso di servizio perché continuavano a cadere".
Ecco che mi si riaccende la lampadina e a poco a poco l'immagine di questa gru a tre teste riaffiora con maggiore chiarezza. Mi pare di rivederla, con i bracci incapaci di mantenere la posizione orizzontale, i cappelli colorati all'insù come creste di galletti a cui avessero tirato il collo e il filo elettrico arrotolato intorno allo stelo, giacere nell'angolo dietro la porta, davanti alla panca foderata di (simil?)pelle rossiccia dove nessuno si sedeva mai. Era in una stanzetta di passaggio, buia e senza finestre, ironia della sorte, un ingresso mai utilizzato posto prima della stanza-ripostiglio.
La stanza-ripostiglio conteneva armadi di vecchi vestiti e ceste dei nostri vecchi giocattoli. Anche se sapevamo che ci era vietato frugare e mettere disordine là dentro, io e mia cugina lo facevamo lo stesso. Era un posto magico e pauroso dove andare a giocare. Relegato in fondo alla casa, là dove non andava mai nessuno, pieno di roba vecchia e abbandonata, estremamente silenzioso perché non vi giungevano nemmeno i rumori: né la tv a volume alto della nonna (che era un po' sorda), né il trillo del telefono o quello del citofono.
Tra cavalli a dondolo azzoppati, case di Barbie con l'ascensore pencolante e bambole denudate e prive ormai di dignità, nel silenzio sospeso di una dimensione alternativa, l'elemento più misterioso: un lavello da cucina che sbucava da una parete.
Chissà quante volte, nelle nostre fughe nell'iperrealtà della stanza-ripostiglio, siamo passate davanti a Triennale senza degnarla di uno sguardo. A quanto pare è rimasta in quell'angolo fino a dieci anni fa quando mia zia, tirando a lucido la casa per il matrimonio della figlia più grande e trasformando la stanza-ripostiglio in stanza degli ospiti, l'ha regalata a qualcuno. Se n'è sbarazzata, insomma, e nemmeno si ricorda a chi l'ha data.
"No perché nel programma hanno detto che vale circa sett.." azzarda mia madre.
"No, non me lo dire!".
"Se vai su Internet puoi vederla, così ti accerti che sia la stes..".
"No, non lo voglio sapere!".
Deve essere stato un colpo sapere di avere 7.000 euro buttati in un angolo e di averli regalati. Triennale, dopo aver passato anni negletta e abbandonata, s'è presa la sua rivincita. L'abbiamo ignorata a lungo, adesso che (ci siamo accorti che) non c'è più, la rimpiangiamo amaramente. Speriamo almeno che il nuovo proprietario, chiunque sia, l'abbia saputa apprezzare.


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