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lunedì 22 maggio 2017

Senza di lei

Quello dei pasti è, per me, uno dei momenti più temuti della giornata. Cerco sempre di mangiare prima dei bambini, con buona pace del concetto di pranzo in famiglia, poiché altrimenti, essendo spesso l'unica adulta della tavola, mi tocca interrompermi e alzarmi in continuazione a ogni "Mi dai un po' d'acqua?" "Ho finito il primo, che c'è di secondo?" "Mi tagli la carne?" "Mi sbucci la frutta?" "Ho versato l'acqua" "Mi sono sporcato di sugo", e no, non incentivo l'autonomia dei miei figli perché preferisco fare io piuttosto che dover pulire i disastri combinati.
Ma tutto questo, in fondo, è il minimo. Il motivo per cui mangio prima è che durante i loro pasti devo fare il vigile. Interdire inopportune quanto continue alzate da tavola (con annessi dispetti), dirimere litigi su chi è più veloce, più bravo, più tutto, mitigare sfottò, battute, insulti di ogni tipo che i due, ai capi opposti del tavolo, si lanciano come strali e, infine, moderare anche la chiacchiera continua che rallenta no, anzi, blocca il pasto come un cantiere in tangenziale. Nel mentre che faccio tutto questo, penso, mi chiedo e spero, che cali dall'alto una soluzione che renda il momento del pasto meno caotico e stressante.

Qualche giorno fa la Lolla è andata a mangiare da una compagna. Fin qui tutto normale, se non che Ieie quel giorno è tornato a casa muto e solingo. Abbiamo mangiato insieme e, devo ammetterlo, la situazione è stata strana. In cucina regnava un silenzio surreale, quasi angosciante, al quale non ero più abituata. Vedendo mio figlio un po' triste ho cercato di ravvivare la conversazione (sì, proprio io!) chiedendogli ragguagli sulla sua giornata e cercando spunti che innescassero la sua chiacchiera che, certo, non è irrefrenabile come quella della Lolla, ma che di solito fornisce valido supporto alla linguacciuta sorella. Ma niente, la conversazione ha ristagnato e alla fine ho lasciato perdere, intristita anch'io da quell'assurdo silenzio.
Poi la Lolla è tornata, e cinque minuti dopo si inseguivano per casa urlando e menandosi come bestie liberate dalle gabbie. Ieie, che mi aveva confidato di essere un po' geloso perché lei era stata invitata da un'amica e lui no, sembrava aver dimenticato tutto e recuperato il consueto brio post scolastico.

Ora, non arriverò a dire che il caos del pranzo mi è mancato (questo mai!), però, ecco, da figlia unica, mi trovo spesso a invidiare i miei figli. Perché hanno quello che io ho desiderato inutilmente per una vita e perché quando li vedo insieme, anche se spesso non fanno altro che litigare, sono contenta di sapere che per loro essere in due è scontato e normale e non sapranno cosa vuol dire essere l'unica bambina in una famiglia di adulti.

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