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sabato 27 gennaio 2018

L'importanza di ricordare

L'anno scorso il paesello dove viviamo intitolò i giardini della scuola a uno degli agenti della scorta di Giovanni Falcone, nostro conterraneo. Per l'occasione furono invitate alla cerimonia alcune classi, tra cui quella di Ieie.
Al ritorno Ieie mi raccontò della sorella e della vedova dell'agente che erano presenti alla dedicazione. Mentre la seconda sembrava felice (dove per felice immagino che il bambino intendesse che era serena, sorridente), la sorella, no, tanto che si era messa a piangere. Mi sorprese come Ieie avesse colto queste sfumature, lui non sapeva tradurre in un discorso logico quel che aveva visto, il modo con cui ognuno di noi affronta il dolore, ma era evidente che quell'esperienza lo aveva toccato.
L'altro giorno al Tg mostravano i resti dell'auto della scorta di Falcone, che fino a fine mese sarà esposta a Roma. Mentre la telecamera indugiava su quell'ammasso di lamiera contorta, Ieie è entrato in cucina e il suo sguardo si è inchiodato, stupito, sullo schermo. Quando gli ho chiesto cosa fosse, mi ha subito risposto ricordando il nome dell'agente e questo fatto mi ha colpita.
Quando penso alle stragi che hanno insanguinato la storia italiana mi viene una gran rabbia, perché le nostre istituzioni, e anche molti di noi, quei sacrifici non se li sono meritati. Perché mi chiedo amareggiata a cosa sia servito versare il sangue di tanti innocenti.
Poi però penso a Ieie e ai bambini, che sono la nostra speranza, il nostro futuro. E' a loro che bisogno puntare, è a loro che bisogna raccontare, ricordare. Perché sono migliori di noi e sapranno dare corpo a quei sentimenti buoni, che noi abbiamo sepolto sotto uno strato di rassegnazione.
Per cui, che sia la Shoah o la strage di Capaci, ben venga il racconto. Se ne parli a scuola, se ne parli in famiglia, i ragazzi sapranno cogliere, ognuno secondo le proprie capacità, perché, come mi ripeto, "semina, semina, che qualcosa raccoglierai".


4 commenti:

  1. Mi trovi completamente d'accordo. Oggi ricordiamo l'orrore della Shoah e partendo da questo dobbiamo volgere lo sguardo a tutto ciò che di tremendo è successo e ancora succede, in tante circostanze diverse, in tanti luoghi diversi...
    La memoria è un'arma potente.

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  2. Ben detto. Bisogna mantenere viva la memoria, non con cerimonie stantie, ma con il racconto, con la testimonianza viva, con l'urgenza di non dimenticare certe tragedie perché non debbano ripetersi ancora.

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    1. Io, in realtà, sono abbastanza disillusa, ma la reazione di mio figlio e il fatto che a distanza di mesi si ricordasse dell'agente e dell'attentato, mi hanno restituito un po' di fiducia, quanto meno nelle nuove generazioni.

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