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mercoledì 20 febbraio 2019

Tim, peggio degli usurai #2

Arieccomi con la seconda parte della mia Odissea con Tim.
Nel frattempo le bollette telefoniche lievitano di mese in mese. Un euro a ottobre, un altro a novembre e abbiamo superato i €40 mensili (la Tim non prevede la bolletta bimestrale), nonostante al momento del passaggio ci avessero assicurato che l'importo sarebbe stato di €35,80 al mese.
Una delle voci che ha subito un'impennata è stato il costo dell'invio della bolletta, passato da un mese all'altro da €2 a €2,50, poi dici che la gente non si scrive più...Il bello è che una bolletta neanche ci arriva, ci mandano un sollecito, la paghiamo in ritardo e ovviamente con mora...Una soluzione però c'è, se non vogliamo l'invio della bolletta cartacea dobbiamo fare l'addebito sul conto corrente. Cioè praticamente dobbiamo mettere una sanguisughe sui nostri risparmi.
Sfiniti, dopo aver già sollecitato il centro plurimarca del paesello, andiamo nel grande centro Tim in città per capire il perché di tutti questi casini che ci sono successi e avere lumi su costi in continuo aumento.
Il risultato è a dir poco demoralizzante. La tipa del centro guarda la nostra posizione sul terminale e già comincia a sbottare che non si capisce che piano tariffario abbiamo, un collega l'aiuta, poi ci dicono che:
a) l'importo da pagare è quello, ce ne facessimo una ragione;
b) non è possibile cambiare e scegliere una tariffa minore anche rinunciando a qualche servizio, con Tim puoi solo aggiungere servizi e non togliere;
c) colpa nostra che ci siamo affidati a un piccolo centro servizi di paese, non dicono proprio così, dicono che deve trattarsi di un centro che non è "serio come loro, perché quando li fanno loro i contratti questi problemi non si verificano", ma la sostanza è la stessa. Non ci siamo affidati a loro quindi adieu e ciao.
Ovviamente cambiare operatore o chiudere per sempre la linea telefonica non è possibile: prima dei due anni la penale è altissima e dovremmo sborsare in anticipo lo sconto tariffario (sì incredibile, ma c'è pure uno sconto) del quale usufruiamo. Capire di che ci cifra si parli è fantascienza, però, perché io non ho un contratto scritto, non ho firmato nulla, né ho fatto una registrazione online. Su consiglio di un amico avvocato, ho anche cercato sul sito Tim un documento che sintetizzi i dettagli legali del mio piano tariffario, ma non esiste nulla. Insomma mi sono legata a doppio filo a questa compagnia senza un documento che attesti i miei diritti e doveri e questo, in Italia nel 2019, pare sia legale.
Poi, inaspettatamente, ricevo un chiarimento da una puntata di Report di qualche mese fa. Si parla di franchising e il titolare di un centro Tim si lamenta del fatto che dopo aver stipulato, con fatica, nuovi contratti di telefonia fissa, i clienti vengono contattati dal call center Tim che, a loro insaputa, con l'inganno, rifà i contratti in modo che il centro Tim non abbia diritto ad alcuna provvigione. Ma allora è quello che è successo a me! E questo spiega anche come mai, nelle continue telefonate fatte prima dell'allaccio, gli operatori sembrassero avere difficoltà a interpretare il nostro contratto e ci fornissero informazioni contraddittorie.
E la conferma del mio sospetto arriva qualche settimana fa quando, in seguito all'ennesimo disservizio, richiamo il 187. Quando chiedo conto di tutti i loro errori, l'operatrice ipotizza che ci sia stato qualche problema al momento della stipula contrattuale (ma quale stipula?), come se il contratto fosse passato sottomano a più persone che hanno spuntato voci diverse e contrapposte.
Ma qual è l'ennesimo disservizio? Ta dah, nella bolletta di dicembre, recapitata il 21 gennaio, l'addebito del costo del modem!
Parte la segnalazione al 187, mi danno subito ragione, perché in effetti il mio contratto prevede il modem gratuito, di non preoccuparmi (aridaje) che non devo pagarlo, che riceverò comunicazione sull'esito del reclamo. Il 1° febbraio una mail di Tim mi dà ragione e mi dice che hanno già provveduto a modificare la fattura, non €110,61 devo pagare, bensì €41,61. Posso andare negli uffici postali, negli esercizi commerciali Puntopolis o pagare online.
Scelgo la terza opzione che mi si rivela impossibile: online posso pagare €110,61, non un centesimo di meno. Richiamo il 187 (ancora!) e la gentile signorina spiega che la bolletta è stata rettificata, ma bisogna aspettare l'approvazione del responsabile amministrativo perché "la nota di credito è ancora in elaborazione", dopodiché sarà emessa nuova fattura con l'importo corretto.
Passano i giorni, siamo all'11 febbraio, la bolletta scade il 13, contatto di nuovo il 187 e mi dicono che devo pagare €110,61, poi mi restituiranno la differenza (se credici), siccome protesto mi passano un amministrativo che, gentilissimo, esordisce dicendo che "o ci metto più grinta o non mi sente" e mentre cerco di spiegargli l'accaduto mi sbatte il telefono in faccia.
Stremata, avvelenata, incattivita richiamo il 187 e stavolta l'operatrice mi spiega che non manderanno nessuna nuova fattura, posso pagare con bonifico o con bollettino postale in bianco. Mi faccio dare i dati per il bonifico e procedo.....anzi no, perché il sistema mi dice che c'è discordanza tra Iban e intestatario conto, per cui il bonifico non si può fare. Nuova chiamata e stavolta l'operatrice AH767 (mo me la sono segnata) asserisce che l'unico sistema per pagare è il bollettino postale in bianco da compilare e inviare poi via fax in amministrazione e certo, mi rassicura quando metto in dubbio, certo che il fax lo leggono, arriva direttamente in amministrazione!
Il 12 febbraio pago la maledetta bolletta e mando lo stramaledetto fax. Il 16 febbraio una telefonata da Tim con voce registrata mi avvisa che sono morosa per non aver pagato l'ultima bolletta da €41,61...
Vorrei piangere, vorrei strozzare qualcuno della Tim con le mie mani, ma l'unico strumento che ho è comporre ancora una volta il 187. L'ennesimo operatore mi rassicura, è troppo presto perché il pagamento con bollettino sia già visibile. Ok, ma allora il fax che ***** l'ho fatto a fare?
Ancora ieri, sui miei dati personali della pagina Tim, risultavo morosa. Al che mi sono fatta forza e ho perso un'ulteriore mattinata: ho radunato tutta la documentazione in mio possesso (mail, codici segnati, date, ecc.), ho ricostruito la mia drammatica vicenda e l'ho inviata a Tim tramite posta elettronica certificata, riservandomi di rivolgermi a un legale. Sarà stato quello, sarà stato il caso o forse doveva andare così, ma stamattina finalmente la bolletta risulta pagata.
Morale: sono disgustata dal comportamento di quella che dovrebbe essere la maggiore compagnia telefonica italiana, da uno Stato che non tutela i consumatori e nel quale vicende come la mia sono, non solo possibili, ma ahimè, all'ordine del giorno. Nauseata da operatori call center che, no, non mi fanno nessuna pena. Saranno pure stressatisottopagatisfruttati, ma sono comunque complici di questo sistema. All'apparenza gentili e competenti (neanche sempre) ti stanno, come direbbe Montalbano, cantando la "mezza Messa" per toglierti dai piedi. Tanto quando mai li ribeccherai.
Spero che il mio racconto possa mettere in guardia chi ha deciso di fare un contratto con Tim.
Per concludere io, che sono una persona mite e poco incline al rancore, devo ammettere che al personale Tim, dai dirigenti agli addetti all'ultimo operatore di call center, ho riservato parole che non ho  mai diretto a nessuno in vita mia.

martedì 19 febbraio 2019

Tim, peggio degli usurai

"Ma perché signora - mi diceva stupita qualche anno fa un'operatrice di call center - passare a un'altra compagnia è così semplice, tutti lo fanno".
Sarà, ma quando lo faccio io, si risolve sempre in un grande dramma.

Questa è la storia del mio tragico e sempre rimpianto passaggio a Tim.

A metà giugno dello scorso anno, periodo infausto non c'è che dire, mio marito, stanco dei continui rincari di Infostrada sulla nostra bolletta telefonica di casa, decide di passare a Tim. Si rivolge al centro assistenza del paesello che è un centro plurimarca. Tutto a posto, pochi giorni e il passaggio sarebbe stato realtà. Trascorre una settimana, trascorrono altri giorni e il call center di Tim ci avvisa che mancano alcuni step per concludere la pratica, ma possiamo farli tranquillamente per telefono. Ok, tutto a posto (di nuovo!), un altro po' di pazienza e saremo clienti Tim. Nel frattempo l'estate avanza, ci trasferiamo al paesino di mare (siamo al 9 di luglio) ancora con l'utenza legata a Infostrada. Mentre siamo al paesino, appunto, la Tim ci contatta perché devono inviare un tecnico per l'allaccio.
Ora, il paesino dista 70 Km dal paesello, mio marito lo fa presente, spiega che è disposto a farsi 'sta strada sotto il solleone, ma per carità, che il tecnico si presenti. Ci mancherebbe, s'indignano i sempre affidabili operatori Tim, e infatti...nel giorno dell'appuntamento non arriva nessuno.
Il 26 di luglio, comunque, senza bisogno di alcun tecnico, ci comunicano che siamo clienti Tim. E qui ha inizio il nostro calvario (se già i precedenti non fossero stati sufficienti).
Intanto Infostrada, con il quale vantavamo un rapporto settennale, ci manda la parcella: €35 di contributo per il passaggio ad altro operatore, più altre voci per un cambio di piano tariffario (mai richiesto) effettuato pochi giorni prima del passaggio a Tim per un totale di €66,98.
Ora, il decreto Bersani del 2007 aveva previsto che il passaggio ad altro operatore telefonico avvenisse "senza spese non giustificate da costi dell'operatore". Che è successo quindi nella civilissima Italia? Che gli operatori se ne sono sbattuti della legge e hanno fatto pagare il contributo passaggio bla bla di cui sopra. L'Agcom, davanti alle proteste dei consumatori, ha sanzionato le compagnie telefoniche, ma queste hanno trovato subito il modo di rimediare. Cosa recita infatti l'articolo? "Spese non giustificate da costi dell'operatore", e allora ecco che nei contratti che facciamo con gli operatori telefonici, che lo sappiate o no, è previsto già che, qualora passiate ad altro fornitore o semplicemente eliminiate la linea telefonica, è previsto un costo (mica una penale perché siete clienti fedifraghi, no quello no) da pagare. Tutto perfettamente legale, leggete qui se volete.
Tornando alla nostra fattura, chiediamo conto di questo cambio piano tariffario e Infostrada ci spiega che Tim ha fatto prima il passaggio Internet e poi quello telefonia, questo ha costretto Infostrada a modificare il nostro piano tariffario che li prevedeva entrambi e poco importa se è durato un giorno che poi siam passati a Tim, s'ha da pagare. Chiediamo conto a Tim, ci dicono che Infostrada usa sempre questo trucchetto, verificheranno e vedranno se veramente hanno fatto il cambio in due tempi, che se è così il costo se lo accolleranno loro. Ovviamente non ne sappiamo più nulla.
Ma la questione passa nel frattempo in secondo piano, perché cominciamo a sollecitare Tim per avere il modem in comodato d'uso gratuito che ci spetta da contratto, ma che è gratuito tanto per dire, visto che paghiamo €5,89 al mese (per 4 anni) di manutenzione modem.
Qui parte la prima delle nostre segnalazioni al 187. La cosa bella è che se accedo alla mia pagina personale del sito Tim, risulta sempre che le segnalazioni sono state evase. Come non si sa, visto che o nessuno ti informa o se pure si degnano di comunicarti l'esito del reclamo, di solito ti dicono delle sonore panzane. Il valzer del modem va avanti per mesi, finché a novembre, finalmente, il suddetto viene recapitato e, che succede? Che a stretto giro, il 9 novembre, mi arriva una fattura via mail: €79 di modem che pagherò con le modalità da me scelte al momento dell'acquisto. Ma quale acquisto?  E quali modalità avrei scelto?
Chiamiamo il 187 dove dicono che sì, c'è stato un errore, di non preoccuparci (NON PREOCCUPARCI?) che non dobbiamo pagare niente.
Ma il delirium tremens del mostro Tim non si esaurisce qui: il 19 novembre una mail comunica che non abbiamo diritto al modem perché il nostro contratto è solo linea telefonica e quindi non ci manderanno alcun modem (???); il 16 gennaio un'altra mail manifesta il loro rincrescimento per aver verificato che effettivamente noi, al modem, abbiamo diritto, e che hanno già provveduto a inviarcelo...
Ce ne sarebbe già abbastanza, ma in realtà questo è solo l'inizio della nostra Odissea. Da settimane sono alle prese con un altro disservizio della Tim. Ho perso ore e serenità appresso agli operatori del 187 a causa di un loro errore che mi sta tormentando e che mi fa sentire come se mi fossi rivolta agli strozzini, quando invece ho fatto un gesto così semplice (seppur sbagliato), di cambiare operatore telefonico.
E ogni volta che l'omino Tim balla in televisione, mi viene voglia di mettergli le mani  al collo.
Ma siccome mi sono dilungata anche troppo, questa è un'altra storia...che racconterò a malincuore.

venerdì 15 febbraio 2019

Lorenzo de' Medici-Una vita da Magnifico

Una recente serie televisiva dedicata a Lorenzo il Magnifico, unita alla passione per la storia, mi ha portato a riflettere sul fatto che, a parte le tre quattro cose studiate sui libri di scuola (la congiura dei Pazzi, l'amore per le arti, lo splendore della sua Firenze), sapevo ben poco di questo interessante personaggio. E' così che ho cercato una biografia e, spulciando tra i titoli senza alcuna indicazione a farmi da guida, ho scelto a naso quello che mi convinceva di più, ovvero Lorenzo de' Medici-Una vita da Magnifico.
Si tratta di un'opera di un professore universitario che non ha nulla di polveroso e dottorale, ma, anzi, si avvale di uno stile appassionato e ironico, a tratti canzonatorio, che ripercorre la vita del Magnifico cercando di estrapolare l'uomo dal personaggio ufficiale.
Per fare questo Giulio Busi ha spulciato una mole inimmaginabile di testi e documenti originali, evidenziati da una bibliografia di quasi 100 pagine. Sotto la lente è finita la corrispondenza del Magnifico che pare vergasse, o facesse vergare a suo nome, decine di lettere al giorno a familiari, potenti, amici, collaboratori e postulanti. Interessante, nei primi capitoli, l'arte di chiedere favori di cui pare Lorenzo fosse maestro sin da ragazzo. Come si vede la raccomandazione ha origini illustri e antiche.
Nonostante questo immenso lavoro, non è facile delineare un profilo dell'uomo, perché, anche nelle lettere più personali, il calcolo (dote/difetto che Busi attribuisce ampiamente al Magnifico) sembra prevalere sulla spontaneità.
Il libro scorre piacevolmente e dimostra che la serie Tv non ha ricamato più di tanto sui fatti storici (se non si considera che Lorenzo appariva come un figo da paura mentre i suoi ritratti dimostrano il contrario), anche se, non si capisce se per studiata reticenza o per mancanza di prove certe, su alcuni avvenimenti Busi ci lascia nel dubbio. Lucrezia Donati fu amante del Magnifico o ebbe solo un ruolo da Beatrice dantesca? E Simonetta Vespucci fu più di un invaghimento per il fratello Giuliano?
Certo è che la figura di Lorenzo ne esce meno magnifica di quanto la storia ce lo racconti. Guerriero da armata Brancaleone, banchiere poco avveduto, filosofo e poeta improvvisato, Busi gli riconosce solo di essere stato un abile intrallazzatore, capace di giostrare a proprio piacimento eventi e persone.
Anche quel periodo prospero di pace che l'Italia attraversò durante il suo regno, non sembra poi così pacifico se tra scaramucce, assedi e liti di confine, qualche migliaio di morti ci scappò comunque. Di più. L'autore gli riconosce, se non l'aver appoggiato l'invasione turca di Otranto nel 1480, quantomeno di non aver fatto nulla per impedirla e di averne tratto persino vantaggi.
Per concludere, non ho potuto fare a meno di constatare come il giudizio su questo personaggio storico sia molto meno lusinghiero di quello che viene fuori, ad esempio, dal capitolo che Indro Montanelli gli dedica in Storia d'Italia (vol. L'Italia dei secoli d'oro), sebbene il giornalista toscano riconoscesse vizi e difetti dell'età medicea. E' proprio vero quindi, che la storia è questione di punti di vista. Gli uomini, esseri sfaccettati, possono suscitare opinioni diverse in chi li approccia. La storia, insomma, può assumere sfumature e interpretazioni che variano a seconda di chi ce la racconta.

Lorenzo de' Medici-Una vita da Magnifico di Giulio Busi, Mondadori

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

mercoledì 13 febbraio 2019

San Valentino

Da una conversazione riferitami.
"Papà cosa regalerai alla mamma per San Valentino?".
"Mmmh, non so Ieie, non ci ho pensato".
"Io lo so! Perché non le regali un gioiello?".
"Beh  - momento di imbarazzo -, non è una spesa prevista. Poi dovremmo rinunciare a qualcos'altro".

Il giorno dopo.
"Mamma perché non hai messo il video della Lolla da piccola, sul CD come il mio?".
"Non ci riesco, il programma che usavo stava sul computer grande che ora è rotto".
"Papà so cosa puoi regalare domani alla mamma: un computer nuovo!".

Non riceverò un gioiello, non riceverò un computer, ma in un certo senso il regalo più bello per San Valentino l'ho già ricevuto da un piccolo spasimante pieno di attenzioni.
E spero di cuore che un giorno, una donna meritevole riceva tanti regali da lui.
Per San Valentino, ma non solo.

lunedì 11 febbraio 2019

Le domande senza risposta

Se solo, da adulti, conservassimo un po' del fanciullino che è in noi. Se solo riuscissimo a guardare al mondo con l'umanità dei bambini.
Se solo chi è in alto, e decide, si ponesse quelle domande senza risposta, che è in grado di farsi anche un bambino.
Ieri, con Ieie.
"Mamma ma cos'ha quel ragazzo che viene a Messa sulla sedia a rotelle?".
"Di preciso non so, credo che sia nato così. Sicuramente è tetraplegico".
"Cioè?".
"Cioè non  muove le gambe, non può camminare".
"Però quando don Piero gli parla, lui sorride, sembra che capisca".
"Se è per questo quando il coro canta, cerca anche lui di cantare. Probabilmente capisce ma non riesce a esprimersi. Pensa come deve essere brutto, il corpo è come una gabbia che non risponde alle tue richieste. Eppure vedi, ogni domenica è in chiesa...".
"quindi è buono".
"Lo sarebbe anche se non venisse a Messa. Voglio dire che, nonostante tutto, viene in chiesa a cantare e ringraziare Dio".
"Mamma chi è quel signore che lo accompagna?".
"E' il padre".
"...e chi si occuperà di lui quando i genitori non ci saranno più?".

venerdì 8 febbraio 2019

Leggiamolo insieme-Harry Potter e il calice di fuoco

Il Signore Oscuro risorgerà con l'aiuto del servo, più grande e più orribile che mai diceva la professoressa Cooman sul finire di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, e infatti qualcosa sta per cambiare nel mondo dei maghi, e non solo lì a quanto pare.
Non bastano i vecchi seguaci di Voldemort che osano compiere bravate alla coppa del Mondo di Quidditch, né gli incubi di Harry. Ci si mette pure qualcuno - chi? -, che di nascosto iscrive il ragazzo al torneo Tremaghi, una competizione interscolastica che per la sua pericolosità è preclusa ai maghi sotto i diciassette anni.
Evidentemente l'intento è quello di far fuori Harry durante una delle tre prove...oppure no?
Sarà un anno scolastico turbolento per il nostro maghetto, che in compagnia di vecchi e nuovi personaggi vivrà uno dei misteri  più appassionanti e ingarbugliati della saga. Come già nel capitolo precedente, i tuffi nel passato diventano frequenti e necessari per comprendere lo svolgersi degli eventi e per rivoltare i personaggi dando loro personalità sfaccettate.
Il finale, come sempre, è una sorpresa e, come già anticipato, il clima tende ad incupirsi con la morte del primo personaggio della serie (prima e non ultima). Dal quinto volume in poi, le prove che Harry dovrà superare saranno sempre più dure, anche perché proprio la conclusione di questo quarto volume sancirà l'inizio di una nuova battaglia. Le difficoltà, quindi, sono appena iniziate, ma attenzione ai dettagli (a tutti!) perché torneranno utili quando ogni mistero sarà svelato.
Harry Potter e il calice di fuoco rappresenta il punto di svolta nella saga del maghetto e proprio nel periodo della nostra lettura collettiva, mi sono imbattuta in un articolo selezionato dalla newsletter della McMusa che a mio parere dà la descrizione più esaustiva di questo libro e del fenomeno Harry Potter. La casa editrice Literary Hub, infatti, lo ha inserito tra i dieci titoli più rappresentativi della prima decade del 2000 perché proprio Harry Potter e il calice di fuoco, con le sue 600 e più pagine, ha dato inizio al fenomeno della Pottermania rendendo evidente la sua influenza nella cultura di massa.
Un ultimo accenno alle reazioni dei bambini che hanno seguito con entusiasmo e attenzione la non semplicissima trama, grazie anche a una continuità di lettura che ha garantito di assimilare tutti i passaggi, e che si sono appassionati sempre di più alla serie. Nonostante queste belle premesse, però, dovremo interrompere per un po' la nostra cavalcata nella saga.
Sebbene col libro sia filato tutto liscio, la visione del film, che come da accordi avviene a volume terminato, ha turbato la Lolla che, pur non avendolo visto tutto (ovvero pur non avendone visto la parte più paurosa), ha ripreso a fare incubi, con protagonista Voldemort che vuole uccidere i bambini.
Per quieto vivere, suo e nostro, abbiamo deciso che per il momento Harry andrà in vacanza e la più dispiaciuta è stata proprio la Lolla che oramai rubava il libro per leggerlo di nascosto e che sembra pensare ad Harry in maniera costante, al punto che, almeno una volta al giorno, mi presenta un quesito potteresco, del tipo "Ma se uno non va a lezione dal professor Vitious non sa fare nessuna magia?".
Mi è dispiaciuto molto arrivare a questa scelta, ma si tratta solo di una fase. Per adesso non posso che salutare Harry e ringraziarlo dei bei momenti che mi ha fatto trascorrere insieme ai miei bambini e di tutta la fantasia che ha scatenato in loro.

Harry Potter e il calice di fuoco di J. K.  Rowling, Salani, traduzione di Serena Daniele

Questo posta partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

giovedì 7 febbraio 2019

Buongiorno domani

Sono state settimane, e giorni, tesi, carichi di pensieri, timori, speranze, con il peso della scelta che mi soffocava il petto e ritornava ad angosciarmi nei sogni notturni.
Decisamente l'ho presa un po' troppo sul serio l'iscrizione alle scuole medie di Ieie, ma scegliere per il bene di un altro comporta molti più dubbi e sensi di colpa. E io già sono una che per se stessa pensa, ripensa, in un continuo fare e disfare, figurarsi se dalla mia decisione dipende il futuro, e la serenità, di qualcun altro.
E poi ieri la risposta: Ieie andrà nella nuova scuola che abbiamo richiesto, lascerà i compagni che lo hanno affiancato dalla materna fino a oggi, il paesello con l'unica classe monosezione, così piccola e protetta come una scuola privata, per tuffarsi, è proprio il caso di dirlo, nel caos di una grande scuola di città.
E' stata una scelta per molti versi obbligata e dettata da tanti fattori. Certo molto più complicata per noi, visto che la Lolla andrà ancora a scuola al paesello, ma fatta con la certezza di aver optato per il meglio.
Io mi sono un po' commossa ieri, leggendo la mail copia incolla che il Miur ha mandato a tutti i genitori, perché quella mail spersonalizzata raccontava i prossimi tre anni di MIO figlio.
E lui ha sorriso quando gli ho dato la notizia e chissà cosa gli sarà frullato in testa. All'inizio di questa storia aveva provato a chiedermi di restare altri tre anni con i suoi compagni, soprattutto col suo amico del cuore, ma non è stata una resistenza strenua. Ha capitolato subito, al primo, placido no.
Ancora me lo ricordo in quella vigilia della primaria, quando tutto teso mi chiedeva per confortarsi dal passaggio di scuola, che ci fossero almeno gli stessi compagni della materna.
La verità è che quando decidemmo di iscriverlo al paesello, lo facemmo, oltre che per comodità, per dargli la possibilità di ambientarsi in un paese dove noi, per primi, eravamo nuovi. Eppure Ieie qui l'ho sempre visto come un pesce fuor d'acqua e la conferma l'ho avuta qualche anno fa, quando per motivi di orari dovette lasciare la parrocchia locale (e i compagni di scuola che erano anche compagni di catechismo), per trasferirsi in un'altra. Si trovò così bene da volerci rimanere anche negli anni a seguire, quando avrebbe potuto ritornare a fare catechismo al paesello.
Per cui sono fiduciosa nelle sue capacità di adattamento e nelle nuove persone e opportunità che la vita gli metterà davanti.
Del resto Ieie non è più il pulcino spaurito di cinque anni fa, e per quanto lo osservi stupefatta chiedendomi che fine abbia fatto il cucciolo riccioluto dei miei ricordi, come sia possibile che sia stato risucchiato da questo bambino (nell'animo) dal corpo da ragazzino, con i piedi lunghi e la taglia 12 anni, mi si stringe il cuore. Davvero il tempo ha messo il turbo e conto i minuti, i giorni, i mesi che mi separano da quella fase in cui Ieie non considererà più me, noi, la sua casa, il porto sicuro, l'angolo delle certezze e cercherà in altre persone e in altri luoghi, conforto, compagnia, condivisione. Allora l'illusione che lui sia mio tramonterà per sempre.
Ma bando ai sentimentalismi. C'è tempo per commuoversi. Magari proprio quando a settembre varcherà la soglia della nuova scuola e io starò chiedendomi (ancora e ancora) se avrò fatto la scelta giusta. Se sarà felice, se sarà sereno. Una risposta che potrebbe richiedere ben tre anni.

venerdì 1 febbraio 2019

La morte nel villaggio

Nel 1930, a dieci anni dalla nascita di Poirot, Agatha Christie tiene a battesimo un nuovo personaggio, una vecchia zitella che vive in un piccolo villaggio inglese di provincia: miss Jane Marple.
La stessa Christie, come racconta il critico Claudio Savonuzzi nella sua postfazione, non ricorda bene come sia nata questa figura destinata a rimanerle appiccicata tutta la vita, proprio come Poirot. E' una fatto, però, che con La morte nel villaggio, miss Marple fa un debutto fortunato nonostante, come spesso avviene nei misteri che la coinvolgono, non solo non sia la voce narrante, ma nella vicenda appaia come uno dei tanti personaggi di contorno, sebbene il suo contributo sia poi determinante.
A raccontarci il misterioso omicidio del colonnello Protheroe, uomo così integerrimo da dimenticare cosa sia la misericordia, è, non a caso, il vicario Clement. L'omicidio avviene infatti nella sua biblioteca e già qui al lettore scatta il primo dubbio. Perché un titolo generico, se la morte avviene in un posto preciso, e quantomeno singolare? Certo la risposta potrebbero fornircela i traduttori dell'epoca, ai quali evidentemente la traduzione letterale La morte al vicariato sembrò poco comprensibile per gli italiani degli anni trenta.
Svelato il primo (facile) mistero, il lettore può gettarsi in quello vero con una certezza: Protheroe non era molto amato nel villaggio, perché già prima del suo omicidio, più di un compaesano se ne augura la morte.
Il villaggio è quel St Mary Mead dove, come si lamenta la moglie del vicario, non succede nulla e che somiglia, a detta di un forestiero, a uno stagno morto. Niente di più falso, "la vita è pressapoco la stessa in qualsiasi luogo", sentenzia Jane Marple che fa la sua comparsa nel secondo capitolo, preannunciata da descrizioni ben poco lusinghiere di terribilissima pettegola del villaggio che sa sempre quel che accade traendone le peggiori conclusioni. Man mano che la vicenda si dipana e il lettore incontra qualche impasse tra orologi che vanno avanti e spiegazioni sulla probabile ora della morte che fanno girare la testa, l'opinione comune su miss Marple non migliora e rimane sempre e solo il vicario a trovarla simpatica, oltre che dotata di intelligenza ed umorismo.
Più di un abitante, intanto, si autoaccusa dell'omicidio, ma la nostra vecchina, per la quale sono sette le persone da sospettare, dimostra la falsità di queste confessioni, riaprendo un caso praticamente chiuso.
La curiosità spinge Clement a seguire le indagini del poco simpatico ispettore Slack, miss Marple appare a momenti per condire il racconto di chiacchiere e osservazioni argute, nonché di dettagli che, per caso o per abilità, riesce a cogliere dal giardino della sua casetta.
Il lettore comincia ad appassionarsi e a provarci gusto, anche perché stavolta gli indizi disseminati dalla Christie sono facili da cogliere, ed è sempre più entusiasta perché ha capito, sta per risolvere il caso, e quando il mistero si svela l'omicida è proprio lui!
Sì, finché non arriva miss Marple a buttare giù il castello di indizi costruito dall'assassino e dalla nostra fantasia.
E' allora che il piccolo microcosmo di St Mary Mead comincia a riconoscerle quei meriti che già Clement le aveva attribuito e miss Jane diventa ingegnosa e capace di avere sempre ragione. Ma miss Marple è, benché sempre intenta a ficcanasare, discreta e modesta, non vuole che si sappia in giro quale è stato il suo contributo alla soluzione della vicenda, le basta aver dimostrato una volta di più quel che le diceva la zia Fanny che "I giovani credono che i vecchi siano sciocchi, ma i vecchi sanno che i giovani sono sciocchi".

La morte nel villaggio di Agatha Christie, Oscar Mondadori, traduzione di Giuseppina Taddei

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma