venerdì 14 maggio 2021

La pista di sabbia

La pista di sabbia si apre con un sogno dai tratti kafkiani, in cui c'è un cavallo, un cancello in mezzo al nulla e una donna. Al risveglio, Montalbano scoprirà che davanti alla sua terrazza, in mezzo alla spiaggia, c'è proprio un cavallo, ammazzato brutalmente a bastonate.
Ma non è questo l'unico elemento che lega il sogno alla realtà. La sparizione improvvisa della carcassa, giusto il tempo di entrare in casa per un caffè, aprirà le porte a un'indagine anch'essa kafkiana, perché in realtà la padrona del cavallo, una donna bellissima con cui Montalbano attraverserà il cancello in mezzo al nulla, non vuole sporgere denuncia. Il commissario, però, non riesce a lasciar perdere la pista che lo condurrà dritto dritto nell'alta società, in un mondo fatto di corse di beneficenza e cene indigeste. Contemporaneamente ci sarà da risolvere il mistero dei topi di appartamento che a più riprese si intrufolano nell'appartamento di Marinella in cerca di qualcosa o, forse, piuttosto in segno di minaccia, visto che il commissario dovrà a breve testimoniare in un processo di mafia.
La pista di sabbia non è solo quella delle corse a cui Montalbano suo malgrado dovrà assistere, né le tracce lasciate dai ladri del cavallo sulla spiaggia e neanche quella del famoso sogno. La pista di sabbia è metafora delle indagini del nostro commissario che si confondono e si disperdono in percorsi ingannatori, così come la vista di Montalbano che non vuole accettare che l'età reclama il suo prezzo. Come nei due volumi precedenti, il passare degli anni diventa il fil rouge che trascina suo malgrado i pensieri del commissario e che lo porta a sbandare, ancora una volta, compromettendo una relazione con Livia già ballerina.
Ma proprio quando pare che, a dispetto dell'età, con la consueta sfacciataggine montalbanesca, il nostro abbia salvato capra (cavallo) e cavoli, ecco che il percorso inganna e tradisce, colpa anche di una certa smemoratezza, aprendo di nuovo la porta a una gran camurria con Livia. Non prima, però, di una degna conclusione a base di una cena preparata da Adelina.

La pista di sabbia di Andrea Camilleri, Sellerio

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venerdì 30 aprile 2021

Le ali della sfinge

Dopo anni e anni di fidanzamento, Montalbano e Livia sono più distanti che mai. Non sono i chilometri a dividerli, stavolta, bensì il litigio consumatosi nell'estate appena trascorsa. Entrambi hanno qualcosa da farsi perdonare (e chi ha letto La vampa d'agosto sa quale sia il peccato del commissario), ma per chiarirsi ci sarebbe proprio bisogno di una bella sciarratina vis à vis. Peccato che un nuovo omicidio tenga impegnato il commissario di Vigata, alle prese col cadavere irricoscibile di una ragazza trovato in una discarica. Unico segno distintivo, una farfalla tatuata sulla spalla.
Il caso vuole che più di un testimone abbia conosciuto ragazze con lo stesso identico tatuaggio. Ragazze, sì, perché a quanto pare la farfalla pare essere stato il segno distintivo di alcune fanciulle provenienti dalla città russa di Sholkov le quali, oltre al tatuaggio, hanno in comune il fatto di essere transitate tutte da un'organizzazione dedita ad aiutare le ragazze di strada.
Troppe coincidenze perché a Montalbano non salti la farfalla, pardon, la mosca al naso. Ma il naso, nella faccenda, va infilato con cautela, perché l'organizzazione gode di importanti coperture, al punto che anche il questore è costretto a invocare cautela. Se poi si considera che Bonetti-Alderighi aveva già strigliato il commissario per i ritardi su un'indagine di un presunto rapimento, si capisce come ogni singola mossa di Montalbano rischi di scatenare un putiferio.
Ma il nostro ha gana di trovare risposte, gana e prescia, che ormai l'incontro chiarificatore con Livia non si può rimandare. Quando la strada pare imboccata, la scoperta che l'indagine compete ad altra procura sembra la soluzione più agevole per fissare le ferie e l'appuntamento con la quasi ex fidanzata. Ma è nell'imminenza del suo arrivo da Genova, in 24 ore più che concitate, tra corse in auto e imprevisti, che la vicenda trova la soluzione. Quella investigativa, almeno, perché l'affaire con Livia pare subire l'ennesimo ritardo che potrebbe, salvo sciarratina chiarificatrice, essere davvero l'ultimo della coppia. 
Ne Le ali della sfinge troviamo come sempre un Salvo e una Vigata al massimo del loro splendore, nonostante il grigio autunno incombente. Ogni personaggio è un ingranaggio ben studiato in quel teatro della commedia dell'arte che è la Sicilia di Camilleri. Mistero, risate e quel senso della vita che incombe, col commissario sempre più turbato dal passare degli anni, che ci fanno amare il personaggio di Camilleri, rendendocelo simpatico, ma mai stucchevole. E la storia con Livia? La sciarratina ci sarà, ma se sarà stata chiarificatrice ce lo dirà il prossimo racconto.

Le ali della sfinge di Andrea Camilleri, Sellerio

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lunedì 26 aprile 2021

La Dad e i Coretti del ventunesimo secolo


Stamattina, dopo oltre due mesi, questa casa è tornata vuota col ritorno a scuola del figlio grande.
Un tempo interminabile, che l'ha segregato nella sua tana prima per l'ennesima ordinanza regionale che chiudeva le scuole a dispetto della zona gialla, poi, dopo la sospensiva del Tar, perché la scuola ci chiedeva di tenere i ragazzi a casa fino alla vaccinazione dei professori, poi perché i prof dovevano riprendersi dalla vaccinazione e infine per l'arrivo della zona rossa.
Non sappiamo quanto durerà, ché qua in Puglia pare che la scuola sia il vaso di Pandora dei contagi, ma ci godiamo quel briciolo di normalità che ci viene concesso e accantoniamo per quel che si può l'odiata Dad/Did o comesichiama.
Preferisco non pensare a tutto il male che questo strumento (per alcuni grande pancea di tutti i mali) ha creato nei nostri ragazzi. Mi fumano le orecchie quando sento "eh ma pensa che fortuna, se fosse successo vent'anni fa avrebbero perso mesi di scuola" (come se questo non fosse successo!) perché chi parla di fortuna evidentemente non sa a cosa siano stati sottoposti i nostri figli in questo lungo anno.
E non parlo delle lacune didattiche, che quelle le do ormai per assodate, un po' come la conoscenza delle tabelline in quarta elementare, ma del solco che la Dad/Did ha creato.
Ho solo due figli (una in quinta elementare, l'altro in seconda media), ma i loro racconti hanno tracciato un ritratto impietoso della scuola di quest'ultimo anno.
C'è il bambino solo a casa (uno? diciamo quasi tutti) che deve controllare anche il fratellino che fa la prima.
C'è quello che non sente e non può parlare perché ha il microfono rotto.
C'è quello che fa lezione in un'unica stanza con i fratelli e "mamma, sai quando apre il microfono si sente il brusio degli altri collegamenti in sottofondo".
C'è quello che è dai nonni e nella pausa va a casa a prendere i libri che ha dimenticato.
C'è quello che questa settimana sta col padre e lì non ha nulla per studiare.
C'è quello che il collegamento non  gli funziona mai.
Ci sono i bambini che "quando siamo tornati a scuola e la maestra ha voluto vedere i quaderni, non avevano scritto nulla di quello che aveva dettato durante la Dad".
Alle medie la trama non cambia.
C'è quello che salta la prima ora perché nonostante la madre lo chiami dall'ufficio, lui si riaddormenta.
C'è quello cha fa lezione in pigiama, con la briochina, (nonostante le millemila circolari della preside a rammentare che la Dad è scuola a tutti gli effetti).
C'è quello che il collegamento gli cade sempre quando la prof lo interroga.
C'è la prof  che "non mi interroga più, mamma. Adesso fa domande solo a quelli che sa che in Dad non studiano" "Certo, per motivarli a studiare" "Ma tanto loro cominciano a dire che non sentono e si disconnettono".
C'è la prof che fa fare lavori di gruppo on line "così almeno quelli che non studiano sono costretti a lavorare. Anche se poi di solito fanno fare tutto agli altri".
E poi c'è quello, uno a caso eh, che si lamenta se il cane abbaia, il postino suona alla porta o la madre entra a chiedere se ha finito, perché le prof non vogliono che nessuno disturbi durante la lezione.
La Dad ha evidenziato la piccolezza delle nostre case, ha messo in mostra l'intonaco che cade e le macchie di muffa alle pareti, ha sottolineato la solitudine dei ragazzi e le miserie di tante famiglie, ha usato i litigi come sottofondo alle spiegazioni, ha fatto sentire noi genitori importuni nell'unico posto dove la legge ci permetteva di stare: a casa nostra. Siamo diventati tanti Coretti nella loro stanzuccia/bottega, osservati dal compagno Enrico capitato lì per caso.
A ben pensarci forse è questo il danno maggiore. La Dad ha permesso che venissero a galla tutte quelle differenze che i ragazzi non erano costretti a portarsi nello zaino. Di più. Ha infierito sui deboli.
Che la scuola non potesse garantire uguaglianza si sapeva da tempo, però quantomeno ci provava e, soprattutto, era il luogo dove a tutti veniva data una possibilità. La Dad/Did ha cambiato le carte in tavola: ha abbandonato chi già era in difficoltà, ha lasciato indietro chi avrebbe voluto proseguire la corsa, ma non aveva i mezzi per farlo.
Veramente vogliamo parlare di fortuna? A me sembra piuttosto il più grande tradimento cha abbiamo perpetrato contro i nostri ragazzi. Quelli motivati e con una famiglia nelle condizioni di aiutarli sono andati avanti, per gli altri non c'è stato nulla. A volte neanche un tablet fornito dalla scuola, che anche quelli erano inferiori alle richieste.
E poi c'è l'errore più grande, l'aver ridotto la scuola a mera didattica.

"la scuola, per un bambino, non è tanto apprendimento di materie curricolari quanto, piuttosto, occasione unica per sperimentare relazioni, riconoscere negli altri le proprie emozioni, scoprire se stessi. (...) In questo periodo di isolamento, che sia lockdown o la dad, il non avere un confronto reale con i coetanei porta i ragazzi a non aver mediazione rispetto alle loro pulsioni e ai loro pensieri e a vivere moltissimo la noia. La noia rinforza alcuni pensieri e circuiti viziosi, facilita l’umore depresso".

Sono parole di Stefano Vicari, neuropsichiatra alla Cattolica, che nei mesi scorsi ha lanciato l'allarme sull'aumento dei casi di autolesionismo e suicidio tra i giovani. Mi viene in mente un'intervista di qualche tempo fa ad un'insegnante che sorridendo ricordava che i ragazzi vanno a scuola soprattutto per stare con i coetanei.
Ecco, per favore, ricordiamocelo.

venerdì 23 aprile 2021

La vampa d'agosto

Dopo aver letto un certo numero di indagini vigatesi, si comprende che ognuna ha, oltre a un tema, anche uno stile distintivo. Ne La vampa d'agosto quel che risalta sin dall'inizio è il tono fortemente umoristico. Si ride, si ride tanto. Dei battibecchi tra Salvo e Livia, arrivata a Vigata in un torrido agosto siciliano con una coppia di amici che ha affittato una villetta per trascorrere le vacanze; del cavudo che manda in fumo il decoro del commissario; degli interrogatori in cui Montalbano sembra un attore della commedia dell'arte con Fazio a fargli da abile spalla; delle disgrazie che colpiscono gli amici di Livia, gli scarafaggi, i topi e infine un cadavere nascosto in un piano ammucciato della villetta. Al punto che la coppia decide di tornarsene a Genova, con Livia al seguito.
E' qui si ride un po' meno, quando si scopre che la vittima, sparita e presumibilmente uccisa sei anni prima, quando la casa era in costruzione, era una ragazzina di appena quindici anni. Si ride ancora meno quando la gemella, Adriana, spiega al commissario di aver sempre saputo che la sorella fosse morta, di averlo capito sin dal giorno della scomparsa, quando era stata assalita da un senso di soffocamento e per quello strano legame che unisce i gemelli omozigoti aveva compreso come e perché sua sorella fosse stata uccisa. Un delitto terribile, ancor di più se si pensa all'età della vittima. Una ragazza bellissima, come Montalbano può intuire vedendo Adriana, che della gemella straziata è una stampa e una figura. Sarà per il caldo, ma è difficile rimanere indifferenti a tanta bellezza, soprattutto perché Adriana non nasconde una certa predilezione per il commissario.
Le indagini però devono proseguire e a Salvo piacerebbe tanto accusare Spitalieri, il geometra che aveva diretto i lavori di costruzione della villetta, un po'  perché è uno sdilinquente colluso con la mafia, un po' perché è noto in paese per una morbosa attrazione per le minorenni. Si dà il caso, però, che Spitalieri il giorno della scomparsa della ragazza fosse in viaggio, guarda caso a Bangkok, capitale del turismo sessuale. Dove indirizzare i sospetti, dunque?
Dicevamo che nei casi di Montalbano, oltre a uno stile, c'è un tema ricorrente. Ne La vampa d'agosto è la vecchiaia incipiente, i 55 anni di Montalbano che più e più volte si fanno sentire nel corso delle indagini e che diventano veramente ingombranti quando le avances di Adriana si fanno insistenti. Sarà proprio la vecchiaia, però, non tanto a dare una soluzione al caso, che su quello Montalbano caldo o non caldo, età o non età, sa ancora il fatto suo, ma a chiudere la vicenda. E stavolta lasciando un bel po' di amaro in bocca al commissario. Che la vecchiaia, per lo meno, dovrebbe venirci incontro col suo bagaglio di esperienza e non trarci in inganno come picciotti.

La vampa d'agosto, di Andrea Camilleri, Sellerio

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venerdì 9 aprile 2021

Pretty little liars-Burned

Primavera, tempo di gite scolastiche. La scuola di Aria, Hanna, Emily e Spencer organizza una Eco cruise, un viaggio alla volta dei Caraibi, su una nave da crociera, con attività e giochi a tema ambientale. Quale occasione migliore per sfuggire allo stalker A che continua a osservarle e minaccia di rivelare tutti i loro segreti?
E invece no, perché tra le centinaia di studenti di varie scuole imbarcati sulla nave, pare ci sia anche A, che non perde occasione per ricordare di aver assistito, un anno prima, alla morte di Tabitha, e che dimostra benissimo di conoscere ogni loro mossa o spostamento nel corso del viaggio.
Cercare di capire chi si nasconda dietro A è impresa ardua, ma il cerchio si stringe intorno a due persone in qualche modo legate ad alcune delle "marachelle" compiute in passato dalle liars: l'ex fidanzato di Tabitha e la cugina di una ragazza che Hanna aveva abbandonato dopo un incidente stradale che le aveva viste coinvolte. Che i due sospettati siano in combutta tra loro? 
Tra bombole per immersioni manomesse, denunce anonime alla polizia e foto compromettenti, le quattro amiche comprendono che il gioco di A si fa sempre più pericoloso, tanto che il misterioso stalker non ha remore neppure a far andare letteralmente in fumo la crociera. Le liars, poi, si dimostrano sempre un passo indietro, al punto da cadere, per l'ennesima volta, nel gioco di false piste messo in piedi dal misterioso persecutore.
Eppure qualcosa stavolta sfugge al controllo di A (dovrà pure, perché non è possibile che sia così tremendamente fortunato da riuscire in ogni sua malefatta), e proprio per questo si vedrà costretto a sabotare la crociera in modo da coprire...già in modo da coprire cosa?
Le liars ancora non ci sono arrivate, ma in effetti il finale, che al contrario delle altre tetralogie (ognuna delle quali poteva definirsi una stagione a sè) non ci regala un colpevole, ma lascia tutto in sospeso, fa intendere al lettore che forse le ragazze sono state più vicine a scoprire i giochi di A di quanto immaginino, tanto che l'autrice sembra suggerirci un possibile colpevole o quanto meno uno dei colpevoli. Sì perché, nonostante le protagoniste sembrino non averci mai pensato, già dall'episodio precedente sembra chiaro che A non può essere una sola persona, così abile da seguirle in posti diversi allo stesso momento.
Nonostante quindi, per ora la soluzione non arrivi (e va riconosciuto alla Shepard di tenere così  desta l'attenzione del lettore nonostante il ripetersi, nel corso dei libri, di un certo schema ormai prevedibile nel gioco di A), quanto meno il finale lascia alle liars qualche piccola consolazione. Dopo aver temuto per oltre un anno di finire in prigione per la morte di Tabitha, le ragazze scoprono che non avevano motivo di preoccuparsi e cominciano ad avere qualche elemento in più per smascherare A perché Emily rivelerà il segreto che il lettore già conosceva da ormai ben quattro libri. Restano gli altri interrogativi ancora in ballo: chi ha ucciso Tabitha e perché? qual è il segreto di Aria? ma soprattutto se dietro A si nasconde la stessa persona vista in Wanted, dove si è nascosta per tutto questo tempo?
Sono ancora quattro i volumi che portano a queste risposte. C'è da credere che A ne approfitterà per movimentare ancora un bel po' la vita delle liars.

Pretty little liars-Burned di Sara Shepard, Atom books

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martedì 30 marzo 2021

Ahi serva Italia

 Il Dantedì ha contagiato anche la classe della Lolla, alla quale la maestra ha inviato via classroom una mappa dell'inferno dettando i nomi dei vari gironi.

Dopo la Dad.

"Mamma, ma Limbo si scrive elle apostrofo imbo?".
"No si scrive tutto attaccato".
"Ok e cosa c'entra col ballo?".
"Niente, il ballo è arrivato dopo e non so perché si chiami così, ma ai tempi di Dante non esisteva".
"Ok. Poi ci sono i lissiriosi?".
"No lussuriosi, da lussuria. Sai cosa significa?".
"No, la maestra ha detto di cercare sul vocabolario le parole che non conosciamo. Guarda gli altri cerchi e dimmi se sono corretti".
"Allora, questi non sono erefici, ma eretici".
"E gli erefici cosa sono?".
"Niente, gli erefici non esistono. E questi non si chiamano praudolenti, ma fraudolenti, da frode. Sai cos'è una frode?".
"No".
"Va bene, allora adesso cerca le parole che non conosci".

Qualche minuto dopo.

"Mamma ma sul vocabolario dice che prodigo siginifica generoso. Mica è una cosa brutta".
"E' vero, ma Dante, quando parlava di prodighi, intendeva persone che scialacquavano il denaro, lo sperperavano in cose inutili, non certo i generosi".
"Ah ok. Ma senti, perché pure i golosi sono all'inferno?".
"I golosi sono quelli che esagerano col cibo. Considera che ai tempi di Dante tanta gente faceva la fame, uno che mangiava per tre mentre il vicino di casa era digiuno, non era proprio una cosa bella".
"Quindi non intendeva quelli che sono golosi di qualcosa, cioè che gli piace un cibo in particolare?".
"No, tranquilla".

Le cose belle, penso, sono belle a qualsiasi età, per cui, in virtù del detto "semina che qualcosa resta" ben venga parlare della Divina Commedia anche agli scolari delle elementari. Certo, parlarne via Dad, con i bambini che già fanno fatica a capire le parole che conoscono, può essere un po' complicato.
Ci vorrebbe Dante a commento di questo tempo torbido in generale e della Dad in particolare, ma purtroppo non mi sovviene un verso del sommo adatto all'argomento.
Confido però che tra le migliaia di terzine della Comedìa, ce ne sia una (o più) adeguata all'occasione.

venerdì 26 marzo 2021

Sangue inquieto

 
Eccoli, finalmente, Robin Ellacott e Cormoran Strike, ci erano mancati come non mai. Dopo il loro ultimo successo investigativo, si trovano a gestire, da soci, un'agenzia molto quotata, con un discreto numero di collaboratori e, soprattutto, di casi. Se il lavoro dà soddisfazione, la vita privata langue. Robin deve affrontare il divorzio con un (ex) marito rancoroso e capriccioso, mentre Cormoran vede la zia che lo ha cresciuto come un figlio, consumarsi per un male incurabile.
Proprio durante una visita in Cornovaglia a zia Joan, Cormoran viene avvicinato da una donna che gli chiede di indagare sulla misteriosa scomparsa della madre, Margot Bamborough, avvenuta a Londra quasi quaranta anni prima. Affascinati dal loro primo cold case, Corm e Robin partono per un viaggio a ritroso nel tempo, ricostruendo l'ultima giornata della dottoressa nell'ambulatorio St John nell'ottobre del 1974.
Tra testimoni ormai morti e altri spariti nel nulla, i nostri si affidano anche ai rapporti stilati dall'ispettore all'epoca a capo delle indagini. Peccato che gli appunti di Talbot, poi sollevato dal caso per un esaurimento nervoso, sembrino più che altro i deliri mistici di un fanatico dell'astrologia; peccato, soprattutto, che fosse convinto che dietro la sparizione di Margot ci fosse Dennis Creed, un serial killer specializzato nel rapimento e omicidio di giovani donne, sulla cui colpevolezza scarseggiano prove sufficienti.
Così, in una Londra sempre splendida, schiaffeggiata dal vento e dalla pioggia, con le vetrine illuminate dalle lucine di Natale e gli alberi che si vestono del verde più fresco, nel giro di quattro stagioni la figura di Margot riprende vita in tutta la sua forza attraverso i racconti di chi l'ha conosciuta. Una ragazza splendida, di umili origini, ma in grado di sollevarsi dalla povertà grazie a un'instancabile voglia di lavorare. Una donna sempre pronta a combattere per le giuste cause, per questo, forse, oggetto di odii e invidie. Una dottoressa a un bivio della propria vita, provata dalla stanchezza, da un matrimonio non proprio felice, ma anche dalla voglia di far funzionare un ambiente lavorativo tutt'altro che idilliaco.
Scavando nel passato di amici, parenti e colleghi, Cormoran e Robin scoprono che più di uno poteva avere un motivo per desiderare la sparizione di Margot, ma si rendono conto anche che il loro rapporto lavorativo potrebbe prendere un sentiero pericoloso, sebbene, forse, desiderato.
Sangue inquieto è il capitolo cinque delle indagini di Cormoran Strike e Robin Ellacott. Un libro molto lungo, ma che non annoia mai, nonostante l'indagine sia spesso inframmezzata da incursioni nella vita privata dei due protagonisti con una frequenza maggiore rispetto ai volumi precedenti.
Il finale è spiazzante come al solito, anche se devo ammettere di esserci rimasta male, per motivi che non sono chiari nemmeno alla sottoscritta perché, come sempre, Galbraith aka Rowling, chiude ogni caso senza sbavature, ricostruendo un quadro preciso e coerente. Forse è perché la mole di piste e dettagli è davvero notevole da elaborare, forse perché gli indizi disseminati portano a sospettare diverse persone...tranne il vero colpevole.
Resta in ogni caso un libro che si legge con estremo piacere e che consiglio vivamente a chi, in questo periodo così pesante, ha bisogno di evadere altrove. La Londra di Robin e Cormoran vale sempre la pena.

Sangue inquieto di Robert Galbraith, Salani, traduzione di Valentina Daniele, Barbara Ronca, Laura Serra, Loredana Serratore

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P.S.
Piccola nota di colore. Per avere un'idea dei luoghi dell'ambientazione, ho seguito Robin e Cormoran nelle loro peregrinazioni londinesi attraverso Google Maps. Mi ha fatto un po' effetto leggere, ad ogni pub, museo, chiesa o negozio, la dicitura "temporaneamente chiuso". Speriamo che a Londra, come ovunque, la vita possa riprendere per tutti e non solo per i personaggi di fantasia.