giovedì 9 luglio 2020

E se la scuola non riaprisse?

La settimana scorsa, sul blog nonsolomamma una lettrice italiana che vive in Francia parlando della riapertura delle scuole Oltralpe scriveva: "in questo Paese il diritto allo studio è essenziale, culturale".
Tempo qualche giorno e al Tg mi imbatto in un parlamentare che, elencando i meriti del nostro Governo, annovera tra questi il fatto di aver riaperto le scuole.
Ora. Sarò anche puntigliosa e rompiscatole, ma a me sembra che finora non sia stato riaperto un bel niente (se pensiamo poi che nella mia Regione, la Puglia, la fantomatica data del 14 settembre è già slittata al 24, io la riapertura la vedo col lanternino), ma che addirittura il Governo si glori di aver riaperto le scuole, mi sembra la dica lunga su come invece da noi l'istruzione non sia considerata neppure un diritto.
Devo essere sincera: avrei voluto vedere gli insegnanti invadere le piazze chiedendo offesi di poter fare degnamente il proprio lavoro, invece ho letto solo messaggini smielati, tutti intrisi di "ci mancate, speriamo di rivederci presto". Poi però siamo state noi mamme, sia nella scuola media di città di Ieie, che nella primaria della Lolla qui al paesello, a pretendere le lezioni on line che le presidi erano restie a concedere (già una concessione, proprio come la riapertura delle scuole, sarà un caso?). 
Viviamo in un paese di 2.400 abitanti, bene o male ci si conosce tutti, le maestre vivono per la maggioranza qui e i loro figli giocano con i miei nei guardini della scuola sin da quando sono stati riaperti. Mi sarei aspettata che, almeno per le pagelle, o terminate le "lezioni", le maestre proponessero ai bambini di incontrarsi in quei giardini (cosa che per altro in città hanno fatto tante altre insegnanti, per lo più di scuole private). Invece no, ligi alle regole fino alla fine. Una squallida scheda on line che la Lolla ha disdegnato al punto che il giorno dopo neanche ricordava più che voti avesse preso.
C'è un disegno dietro questa sciatteria delle politiche dell'istruzione?
Io so una cosa. Da quando, a settembre, Ieie ha avuto il suo cellulare, gli abbiamo imposto orari (un tempo massimo per ogni giorno, che generalmente non esauriva mai) e regole (no al telefono mentre si studia). Tutto è andato bene fino al lockdown, ma da lì in poi non s'è capito più nulla. Intanto come si fa a vietare l'uso del telefono durante lo studio, se i compiti stanno sul telefono? E come limitare le ore di utilizzo, se per seguire le lezioni serve lo smartphone (purtroppo il nostro Pc e tablet si sono rivelati troppo vecchi per le applicazioni necessarie)? Certo, è anche vero che a volte Ieie diceva di aver bisogno del telefono per seguire la lezione e poi lo trovavo a seguire YouTube, ma, si sa, l'occasione fa l'uomo ladro, né si può pretendere che un genitore piantoni i propri figli come una guardia carceraria.
Quello che posso dire è che da marzo in poi, senza scuola, amici, attività sportive, corsi di musica e di lingua, il tempo libero di Ieie si è moltiplicato e non ha trovato di meglio che riempirlo con gli schermi, che fossero della Tv o del cellulare poco importa, imbesuendosi davanti a partite di Fortnite o video di TikTok. Se la scuola non dovesse riaprire ho il terrore di quello che potrebbe succedere a lui, come alla maggior parte dei ragazzi.
Istruirli dovrebbe essere una priorità per tutti...e se invece una pletora di ignoranti persi dietro a uno schermo fosse, per chi ci governa, molto più comoda e gestibile?
Mi viene in mente proprio un capitolo di storia che ho spiegato qualche mese fa a Ieie, quello sulla nascita dei comuni e della borghesia quel ceto che, sebbene non ricco come i signori, aveva un minimo di istruzione, sapeva leggere, scrivere, far di conto, e svolgeva lavori che necessitavano di competenze e specializzazione. Questo li rendeva meno ricattabili dei poveri contadini e, soprattutto, più propensi a far valere i loro diritti contro i soprusi dei signori feudali.
Di pari passo, in quello stesso periodo, nacquero le università, la prima a casa di un certo Irnerio, a Bologna, dove egli insegnava diritto a un gruppo di giovani. Neanche a dirlo, i signori e la Chiesa cercarono di ostacolare questa diffusione del sapere che vedevano come un limite all'esercizio del loro smisurato potere.
Ecco, ricordiamocelo sempre, a cosa serve l'istruzione, e a quanta strada hanno fatto i nostri antenati affinché questo diritto fosse per tutti.
Perché è vero che la storia è fatta di corsi e ricorsi, ma ci sono battaglie che non possiamo rischiare di dover ripetere. Ne va dei nostri ragazzi, ma anche del futuro del Paese.

lunedì 6 luglio 2020

A chi giova lo smart working?

In epoca di Covid tutto ciò che può essere fatto in modalità smart, ovvero a distanza, è fortemente consigliato. E' così che stamattina, invece di prendere appuntamento e andare in loco, ho trascorso qualche ora al telefono di casa con la banca per svolgere alcune operazioni. Ovviamente in quel lasso di tempo tutt'altro che breve, hanno suonato due volte al citofono e ho ricevuto tre chiamate sul cellulare. Per fortuna non siamo più in tempi di Dad homeschooling, altrimenti avrei dovuto anche aiutare i bambini a districarsi con i compiti assegnati-e-mai-spiegati, e loro si sono autointrattenuti per un bel po' (finché non li ho sentiti prendersi a botte as usual), ma più di una volta  sono stata sul punto di scoppiare pensando che non è proprio possibile fare certe cosa da casa.
Ora. Negli ultimi tempi, parlando con amiche che lavorano chi nel pubblico, chi nel privato, ho ricevuto spesso sempre pareri positivi sullo smart working al punto che nessuna vuole ritornare dietro la scrivania. A parte una che lavora a Milano, però, nessuna ha addotto come motivo la paura del contagio, bensì la comodità di lavorare da casa, magari in pigiama, la possibilità di evitare i colleghi e/o un ambiente lavorativo tutt'altro che piacevole. Va detto che hanno tutte bimbi molto più piccoli dei miei e mi parlavano sempre e comunque con un sottofondo che andava dal pianto del neonato, a una vocina che chiedeva di fare un disegno.
Delle due, quindi, l'una: o le persone che fanno smart working svolgono lavori poco impegnativi oppure non lavorano affatto.
Perché se io che non dovevo lavorare, ma solo fare delle semplici operazioni tramite Pc sotto la guida di una consulente della banca ho sentito tutto il peso del fatto di non avere un luogo tranquillo dal quale operare, tanto più questo dovrebbe valere per chi invece ha da lavorà e si ritrova (oltre a postini, vicini di casa, corrieri e telefoni vari a rompere la concentrazione) anche pargoli sotto i sei anni da tenere sott'occhio. Ditemi un po', ma come si fa?
La prova del nove alla mia tesi me l'ha data recentemente l'Inps. Anche quest'anno mio padre non ha ricevuto le credenziali per scaricare il Cud via Internet. L'anno scorso si risolse andando direttamente alla sede Inps provinciale, ma quest'anno è chiusa al pubblico, causa Covid. Il commercialista se n'è lavato le mani dandoci un numero di telefono al quale rispondeva una voce elettronica di nessun aiuto. Per una botta di fortuna sono riuscita a risolvere all'italica maniera, ovvero chiedendo un favore al genitore di un amichetto di mia figlia che, per puro caso, ho scoperto lavorasse proprio all'Inps. Così, tramite conoscenze, e la gentilezza di questa persona va aggiunto, sono riuscita a ottenere un qualcosa che lo Stato era obbligato a fornirci, ma che non saremmo mai riusciti a ottenere proprio per via del fantomatico smart working.
Da qui la domanda. Ma quando il Governo prevede di lasciare il 50% dei dipendenti pubblici in smart working, è consapevole di quel che sta facendo? O forse è un modo elegante e veloce per dimostrare che in fondo si può fare a meno di gran parte del personale della pubblica amministrazione?
Non molti giorni fa, il sindaco di Milano Sala ha lanciato un monito ai lavoratori in smart working, invitandoli a tornare al lavoro e presidiare le scrivanie, perché a suo parere a breve le aziende daranno via a piani di efficientamento (leggi: tagli del personale). Che ci abbia visto giusto?

A proposito, ho preso appuntamento in banca. Dopo due ore al telefono e il sistema che andava continuamente in blocco ho chiesto disperata alla consulente di fissarmi un appuntamento. O così o prendevo a capocciate il Pc. 

lunedì 8 giugno 2020

Buone vacanze

Diciamo la verità: la fine dell'anno ce l'eravamo immaginata in un modo molto diverso. Un momento che di solito fa rima con malinconia, bilanci, bisogno di ricaricare le pile per poi ritrovarsi dopo le vacanze.
Ma come salutare qualcuno che non vedi da mesi? Come si può chiudere un anno che a dire il vero si è interrotto molti mesi or sono? A cosa stiamo veramente dicendo addio, all'odiata Dad, a un anno da dimenticare o alla nostra  normalità che salutiamo in maniera formale senza sapere se mai ce ne riapproprieremo?
Per i miei figli la scuola è un ricordo sbiadito da ormai troppo tempo. Me ne sono resa conto ogni volta che raccontavano aneddoti della vita di classe come se parlassero di un'epoca lontana, con quel tono di nostalgia che posso avere io, ma che non dovrebbe appartenere a un bambino della loro età.
Le insegnati e le presidi ci hanno fatto sentire sin dall'inizio la loro vicinanza con messaggi di incoraggiamento che, devo ammetterlo, in principio mi hanno commossa. Dopo svariate settimane di messaggi melensi e niente di più, però, la commozione ha lasciato il posto all'indignazione. La mancata prosecuzione delle lezioni non è dipesa dalla nostra volontà, hanno continuato a ripetere, la solita excusatio non petita della burocrazia italiana, il classico scaricabarile in cui le colpe non son mai di nessuno e i cocci di chi se li ritrova tra le mani. E' vero, non sono stati i docenti a volere la chiusura, ma certo avrebbero potuto impegnarsi per darci un poco di più della miseria che abbiamo ricevuto. Miseria che ha lasciato tanti indietro, che ha punito chi non ha avuto una famiglia a puntellare, spiegare, spronare.
Miseria che ora si avvia all'epilogo tragicomico, la votazione finale, con il registro elettronico di Ieie che si è riempito all'improvviso di voti. Voti basati sulla consegna puntuale dei compiti, voti di scritti, voti addirittura di interrogazioni orali. "Figlio sei mai stato interrogato?" "No, mai". Amen.
Calerà il sipario anche su questa farsa, su questo anno zoppo. Finirà così la quarta della Lolla e la prima media di Ieie.
Un anno che doveva essere di grandi cambiamenti (be' in effetti su questo non possiamo lamentarci), di nuove amicizie, di crescita. Un anno che era cominciato in salita, non solo e non tanto per la mole di lavoro che sin da subito ha richiesto, ma soprattutto perché del ritrovarsi in una scuola di città, lontano dal paesello, con tante facce nuove e senza il suo migliore amico, Ieie ha accusato il colpo. Non è stato facile, abbiamo avuto addirittura qualche attacco di panico e relativa chiamata da parte della scuola, ma proprio quando la strada giusta sembrava essere stata imboccata, un troncamento netto ha lasciato tutto in sospeso. In attesa di vedere cosa succederà con il nuovo anno scolastico.
Già. Ci vediamo a settembre, trillano gioiose le prime circolari di fine d'anno. Ma ormai i toni melensi non mi incantano più. Solo una domanda rimane. Cioè, son tre mesi che ci ripetete che ci riabbracceremo presto e il presto si sposta sempre più in là, per cui, è sicuro che a settembre ci rivediamo?
L'anno trascorso secondo la Lolla


venerdì 5 giugno 2020

Leggiamolo insieme - Harry Potter e l'Ordine della Fenice

Colui che non deve essere nominato è tornato, la seconda battaglia è cominciata.
Anzi, no, perché il ministero della Magia sostiene che il racconto di Harry Potter sul ritorno di Voldemort sia solo la bugia di un ragazzo desideroso di attenzioni. Quando poi Harry usa la magia fuori dalla scuola per allontanare un improbabile attacco di Dissennatori, la sua credibilità finisce sotto le scarpe e rischia persino di essere espulso se non fosse per Silente pronto a prenderne le difese, salvo poi lasciarlo solo e senza consigli in un anno scolastico tra i più difficili della sua carriera da studente. Eh sì che Harry di imprevisti ne ha incontrati nei cinque anni di Hogwarts, ma il ministero farà di tutto per metterlo in cattiva luce e creargli difficoltà, potendo contare su una nuova professoressa, Dolores Umbridge, piacevole come un gesso che stride sulla lavagna.
Con Harry Potter e l'Ordine della Fenice siamo a un vero e proprio salto narrativo. Se il capitolo precedente, con i suoi toni più cupi aveva segnato il passaggio dalla spensieratezza dell'infanzia ai problemi della maturità, adesso è la volta delle rivelazioni che rispondono a vecchi interrogativi accennati e poi sopiti, dei sentimenti e dei legami forti, dell'ennesima perdita che sarà, di libro in libro, sempre più drammatica e pesante per Harry.
E' il capitolo in cui la Rowling svela come la storia di Harry sia stata costruita, sin dall'inizio, come un unico racconto articolato e complesso e che i sassolini gettati nei capitoli precedenti non erano trascurabili dettagli, ma indizi preziosi.
Una complessità che l'omonimo film non riesce a riprodurre, tagliando diverse scene, accorpandone altre, spiegando un fatto in maniera più sbrigativa del libro, ma soprattutto riducendo a brevi parentesi alcuni dei passaggi più intensi del racconto, come la visita al San Mungo e la scoperta della fine toccata ai genitori di Neville. Un momento che regala profondità e completezza al personaggio di Neville, ma che nel film merita solo un accenno en passant.
Di buono c'è che i bambini, resisi conto della quantità di tagli e di cambiamenti apportati al racconto, hanno convenuto che non solo il libro è più bello del film, ma soprattutto che la lettura è indispensabile per apprezzare appieno la storia.
E ora non vedono l'ora di sapere sempre di più sui segreti di Harry. Non so quanto tempo ci prenderà la lettura del prossimo volume, per questo abbiamo impiegato quasi un anno e se non fosse stato per la reclusione forzata penso che non l'avremmo ancora terminato, comunque non abbiamo fretta. Se la condizione per leggerlo velocemente è essere di nuovo confinati dentro casa, ammetto che preferisco una lettura a lunghissimo termine.

Harry Potter e l'Ordine della Fenice di J.K.Rowling, Salani, trad. di Beatrice Masini in collaborazione con Valentina Daniele e Angela Ragusa

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

lunedì 1 giugno 2020

Roba da mamme

E così anche il campionato di calcio riaprirà i battenti. Evidentemente disponeva di una task force autorevole. Tre mesi e il più che si è saputo partorire sulla scuola, invece, è stato il tutto chiuso, che non è che ci voleva un comitato scientifico per pensarci, glielo potevo suggerire pure io. Meglio tacere, poi, sul balletto delle modalità di svolgimento della maturità o sulle improbabili soluzioni messe in campo per la "riapertura" di settembre (implementare le attività di laboratorio, usare teatri, palestre e spazi aperti) che dimostrano che gli esimi membri della task force le scuole pubbliche italiane le hanno viste solo nelle serie tv statunitensi.
Una settimana o poco più e la farsa chiamata scuola chiuderà i battenti per prolungare la vacanza inaugurata tre mesi or sono. Perché al di là delle percentuali superiori al 90% con cui la ministra ci rassicurava sul numero di alunni raggiunti dalla Dad, adesso finalmente più di qualche voce comincia ad ammettere che la didattica a distanza è stata una gran presa per i fondelli, che ha scaricato sulle famiglie, madri in primis, l'onere dell'insegnamento e abbandonato a se stessi un gran numero di bambini.
Lo comprendo ormai da tre settimane a questa parte, da quando la Lolla fa i due incontri pomeridiani settimanali da "ben" 30 minuti con la sua quarta elementare. Gilberto non può leggere il tema perché non è a casa sua, Evaristo si prende una strigliata per non aver consegnato alcun compito e a nulla vale spiegare che è la mamma è sempre al lavoro perché, gli ricorda la maestra, "è una tua responsabilità ricordarle di caricare i compiti". Da quei visini incorniciati nei pochi centimetri quadrati dello smartphone emerge tutta l'assurdità di una situazione che, dopo tre mesi, definire emergenziale è ipocrita. Che dire poi della maestra che si arrabbia perché i suo alunni non ricordano i verbi? "Vi avevo detto di ripassarli - afferma irata - evidentemente non l'avete fatto". Anche la Lolla si prende la sua ramanzina e non è turbata. Non lo sono neppure io perché so che la bambina ha fatto ciò che la maestra ha chiesto e anche di più. Da settembre fino a oggi ha ripetuto i verbi ogni settimana, come a nove anni faceva suo fratello che infatti i verbi li ha sempre saputi. Certo ognuno ha capacità diverse, ma qui non si tratta di bravura. Ieie ha avuto qualcosa che sua sorella non avuto: ha frequentato la quarta elementare, e scusate se è poco.
Nella prima media di mio figlio non va meglio. Da quando i genitori son tornati a lavorare molti alunni saltano le poche ore di lezione on line.
Ludmilla sta dai nonni e non c'è collegamento, mi spiega Ieie, Tamara ha un pc vecchio che, come il nostro, si disconnette in continuazione, Eufrasia è stata sgridata dalla prof per aver spento la telecamera e il microfono, ma era in auto con la mamma e non sapeva come fare. Alcuni sono soli a casa e non si svegliano in tempo. 
La miseria di questo sistema si fa strada con l'impeto di una valanga. Il fatto poi che l'orario delle lezioni che ci hanno dato sia buono per foderarci la gabbia del canarino, visto che non viene mai rispettato, è un altro paio di maniche.
A quando?
Per favore, professori, non ci dite che siete stanchi e che lavorate più di prima. Queste frasi toccano a noi genitori che spieghiamo quel che assegnate senza spiegare (proprio adesso Ieie mi ha chiesto cosa sia la paratassi), che correggiamo i compiti che non vi fate inviare e che altrimenti rimarrebbero lì come i quiz della settimana enigmistica rimasti senza soluzione. Quelli stanchi siamo noi, che facciamo un mestiere per il quale non siamo preparati (o così, oppure dovremmo dire che chiunque può insegnare).
Non ci dite, come ho sentito da alcuni, che meritereste un aumento di stipendio, perché potremmo saltarvi al collo, specialmente dopo che qualche madre lavoratrice, chiedendo ai professori come mai i voti del figlio fossero crollati negli ultimi mesi, si è sentita rispondere che in questa fase tocca a noi genitori seguire i ragazzi nelle attività scolastiche.
"Mio figlio è stato abbandonato" mi ha detto questa mamma "io lavoro e comunque tante cose non me le ricordo, non sono in grado di aiutarlo".
Che vergogna per uno Stato che nella sua Costituzione proclama che l'istruzione è aperta a tutti. Che è gratuita e, teoricamente, obbligatoria.
Ecco, io ve lo dico senza peli sulla lingua cari professori. Ho tirato la carretta per tre mesi, ma d'ora in poi mi impongo di incrociare le braccia a costo di abbandonare i miei figli all'ignoranza alla quale li avete condannati. Siete vittime anche voi, lo so, ma non faccio che chiedermi se qualcosa in più non potevate farla (e per inciso, la risposta non mi serve che già ce l'ho).
E se per settembre non si muove nulla, mi riprometto di disconnettermi da qualsiasi rete Internet perché, come voi non avete l'obbligo di fare lezioni on line (cosa che molto gentilmente non avete smesso di ricordarci), noi non abbiamo quello di essere connessi, né tantomeno di far parte di un gruppo whatsapp. E allora che farete, ci manderete i carabinieri a casa per inosservanza degli obblighi scolastici? O farete come la scuola di Ieie, che, al 20 di maggio, ha pubblicato un avviso on line per dire che c'erano alunni che, dalla chiusura della scuola, non avevano partecipato ad alcuna lezione, consegnato neppure un compito, né fatto un accesso alla piattaforma, e che i genitori di detti alunni erano pregati di attivarsi per far avere ai figli almeno una valutazione?
Basta col tutti promossi, ci sono genitori a cui del pezzo di carta non gliene importa niente. Vogliono Istruzione. Se la scuola è in grado di farlo, che a settembre riapra. Altrimenti che rimanga chiusa fino a data da destinarsi, che è più dignitoso della farsa degli ultimi mesi.
E comunque a giugno il campionato riparte. Certo il calcio è un'industria che muove miliardi, la scuola...be' lasciamo perdere. Ma non sarà anche che il calcio è roba da uomini e la scuola è roba da bambini e donne? Pardon, non da donne, da mamme...

venerdì 22 maggio 2020

Perfect

In fuga per sfuggire al capo della Gilda Bosco Crevan, Celestine  North comprende che l'unico modo per salvare se stessa e porre fine al sistema iniquo dei flawed, i fallati, costretti a pagare per tutta la vita con l'apartheid e l'ignominia un unico errore morale commesso, è recuperare il filmato che incastra Crevan e dimostra che anche lui è fallato, avendo sottoposto Celestine a una pena non autorizzata dalla Gilda.
Mr Berry, il suo avvocato, le ha fatto sapere di averle già consegnato il filmato, ma Celestine non ha la minima idea di dove sia, tanto più che Mr Berry sembra sparito nel nulla e con lui i pochi testimoni del gesto criminale di Crevan.
L'unico scampato è Carrick, un ragazzo che Celestine ha conosciuto durante i suoi giorni di prigionia sotto la Gilda, che come lei è stato giudicato fallato e ha assistito al gesto di Crevan. Aveva giurato che l'avrebbe trovata ed è proprio lui ad accompagnarla in questa fuga rocambolesca che li vede passare da un sito di ricerca allo studio di un originale avvocato, da una sorta di prigione-ospedale alla casa di un whistleblower, le guardie dei fallati, fino al lussuoso appartamento di uno dei membri della Gilda. Scenari dall'aspetto spesso misterioso e surreale, sfondi perfetti per il continuo capovolgimento di fronti con cui Celestine è costretta a confrontarsi. Fino alla conclusione che metterà sotto gli occhi di tutti, perfetti compresi, la bugia del sistema politico sostenuto fino ad allora che, come spesso accade, ha come fine il mero potere.
Degna continuazione del libro precedente, Perfect riprende la narrazione proprio dove si era interrotto Flawed, ma a differenza di quest'ultimo lo fa con un ritmo incalzante che, come promette la copertina, trascina il lettore dall'inizio alla fine. Si fugge insieme a Celestine e Carrick, alla ricerca della prova che potrà liberare non solo la protagonista, ma tutti coloro che, come lei, sono vittime del sistema.
Rispetto al primo capitolo, troviamo una Celestine più matura, la ragazzina indottrinata di Flawed lascia il posto a una giovane donna in grado di guardare al mondo con disincanto, ma senza perdere l'umanità e il coraggio che la contraddistinguono. In più Perfect ha il pregio di catturare il lettore sin da subito, perché lo stesso sistema della Gilda, che come avevo sottolineato nella prima recensione mi appariva un po' roba da sognatori, nello sviluppo della storia acquista spessore e credibilità, se non altro perché dimostra che cercare di moralizzare la società può rivelarsi pericoloso e dar vita inoltre a enormi ingiustizie.

Perfect di Cecelia Ahern, Harper Collins

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

venerdì 15 maggio 2020

Dalla parte dei bambini

Non possono protestare.
Non pagano le tasse.
Non votano. 
Sarà per questo che in oltre due mesi sono stati gli ultimi tra gli ultimi. 
Si sono previste misure per tutti (financo i detenuti in 41 bis hanno avuto un occhio di riguardo!), tranne che per loro, convinti che siano quelli meno danneggiati, perché a loro basta l'amore di mamma e papà e poco altro.
Sono loro che hanno perso tutto. Come quegli imprenditori che non sanno se riapriranno. Privati della scuola, delle attività sportive e ricreative, degli amici, dei nonni, di tutto ciò che componeva la loro quotidianità. Privati di una quotidianità.
In questi due mesi nessuno (a parte qualche mamma) si è interrogato su come le misure stringenti della quarantena abbiano impattato sulla vita dei bambini. Noi adulti siamo usciti per lavorare, per fare la spesa, per fare jogging pure, mentre loro languivano tra quattro mura, confortati da uno schermo e da programmi ad hoc sulle reti nazionali, in barba a tutti gli studi che consigliano di ridurre l'esposizione dei bambini agli schermi di Tv e tablet.
Anche il tema della scuola è stato trattato sinora in un'ottica adultocentrica. Riaprire le scuole perché i genitori devono lavorare (problema sacrosanto, per carità, e nessuno più di me, incatenata a casa da due mesi, lo può capire), riaprire le scuole garantendo la sicurezza della classe insegnante che è per lo più agée. Vero, certo, ma ricordiamoci anche che la scuola non è solo un diritto costituzionalmente garantito, se il costituzionalmente, in questi mesi, ha ancora un significato, è soprattutto la palestra dei nostri figli, quel luogo dove dovrebbero imparare ad affrontare la vita, a costruire relazioni, a formare la propria personalità. E uno schermo e dei compiti non sono per nulla la stessa cosa.
I bambini hanno uno spasmodico bisogno di confrontarsi con i loro coetanei in un posto che non sia il confortante nido di casa. Ci sono migliaia di figli unici costretti a frequentare ormai solo adulti, ci sono bambini che si intristiscono guardando i compagni di asilo da uno schermo, che possono incontrare i nonni restando a distanza e senza abbracciarli.
Cosa è rimasto a questi bambini della loro quotidianità a parte l'abbraccio di mamma e papà? Li abbiamo privati di tutto e ancora non sappiamo quando potranno recuperare un briciolo di normalità. Trattati come piccoli untori, quando invece sono solo vittime degli errori dei grandi.
Vorrei che uno dei tanti esperti avesse visto oggi mia figlia dopo mezz'ora di incontro virtuale con la classe. Come le brillavano gli occhi per quei pochi minuti trascorsi assieme, sebbene non avesse potuto chiacchierare con i compagni, né scambiarsi uno sguardo d'intesa con l'amica del cuore. Tutto il suo mondo ridotto nel francobollo dello schermo di un cellulare.
Ma ecco che ormai la scuola si avvia al termine e si appresta un'estate piena di incognite, in cui non sappiamo se potremo portare i bambini in spiaggia e a quali condizioni. Se potranno tuffarsi in acqua o se dovranno limitarsi a salutare da lontano l'amico che non vedono da un anno.
Per poi tornare a un nuovo anno scolastico ancor più carico di punti interrogativi.
Fate qualcosa per i nostri ragazzi, per carità. Qualcosa che vada al di là dei battibecchi ministero-sindacati che ho ascoltato sinora. Ricordatevi che i bambini e i ragazzi sono PERSONE, che la scuola non è solo un importantissimo diritto (che la Dad per altro non ha garantito), ma è anche una maestra di vita. E imparare a vivere chiusi tra le quattro mura di casa, spiando il mondo da uno schermo, è un po' difficile.