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giovedì 10 agosto 2017

Maschi vs Femmine #3

A passeggio.
"Ieie guarda, una Audi (segue sigla alfanumerica dimenticata all'istante). Questa si sarebbe voluta prendere papà quando si è cambiata la macchina. Ti piace? Ce la prendiamo?".
"Sì bella papà!".
"Ieie guarda la Porsche, la Porsche!".
"Wow".
"Ieie, sta passando la limousine con la sposa!".
"Dove, dove?".
Lolla, esasperata, "Ma insomma che c'è di bello in tutte queste cose?".
Solo noi donne abbiamo la capacità di frantumare in due parole, il granitico (e sporadico) entusiasmo maschile.

sabato 22 aprile 2017

Maschi vs femmine #2

Una mattina delle ultime vacanze.
"Bambini io vado in camera a prepararmi, va bene?". Mugugni indistinti (forse) di assenso, da parte di una Lolla intenta a costruire una palestra con i lego e di Ieie irretito da un'intervista a Donnarumma.
Dopo una ventina di minuti mi arrivano dalla cucina queste parole.
"Mamma! Mammaaa?! Lolla ma dov'è la mamma?".
"E' andata in camera a prepararsi".
E niente, non è questione di età, di preoccupazioni, di stanchezza, come vorrebbero farci credere. E' che già da piccoli, i maschi fanno finta di ascoltarci.

mercoledì 15 marzo 2017

Maschi vs femmine

Circa due anni fa, Ieie alle prese con i compiti di prima.
"Ieie, tesoro, cancella e vai a capo non puoi uscire ogni volta dai margini".
"Va be' mamma, solo questa volta".
"No! Non è solo questa volta. Guarda! Sono più le volte che sei uscito dal margine che quelle che lo hai rispettato, guarda che disordine! Cancella e riscrivi".
"Uffa!".

"Hai finito?".
"Sì, ho fatto possiamo andare".
"No ma scusa, ma a te sembra colorato bene? E' pieno di spazi bianchi, sono più gli spazi bianchi di quelli colorati. Dai per favore, riempi questi buchi di colore".
"Uffa mamma!".

Oggi, la Lolla, stessa situazione.
"Mamma così si va a capo?".
"Amore, non puoi dividere in sillabe, non lo avete ancora studiato".
"Ma la maestra lo fa".
"Perché sa come si fa. Non andare a capo, finisci di scrivere la parola".
"No devo andare a capo, se no esco dal margine".
"Tesoro, mancano solo due lettere, fa niente se esci dal margine".
"La maestra non vuole".
"Va be', ma guarda non sei mai uscita dal margine, solo questa volta. Dopo stai attenta e se vedi che una parola non entra nella riga vai a quella dopo".

"Lolla, sbrigati, dobbiamo andare".
"Devo colorare gli abachi".
"Ti do una mano?".
"Va bene...mamma non così, non devi lasciare spazi bianchi se no la maestra si arrabbia!".

Oggi, al ritorno da scuola.
"Ieie non voglio sentire più queste brutte parole, è chiaro!!??? Ma poi scusa, da chi le senti?".
"Dai miei compagni".
"Va be' e tu non le ripetere".

"Lolla perché piangi?".
"Ho litigato con G.".
"Oh e perché hai litigato con la tua amichetta?".
"Perché io le ho detto che non doveva dire una parolaccia, e lei invece l'ha detta!".

Il Dna è lo stesso. E anche l'educazione. Possibile che dipenda tutto da quel minuscolo cromosoma Y?

venerdì 25 settembre 2015

Cecità maschile

L'altro giorno, per togliere un neo, ho lasciato i bambini dai miei senza troppe spiegazioni. La sera, poiché i pantaloncini del pigiama lasciavano vedere la medicazione sulla gamba, la Lolla prima di andare a letto mi ha chiesto cosa mi fossi fatta. Mi ha fatto sorridere che Ieie, al quale avevo dato la buonanotte poco prima, pur essendo una gran osservatore per di più iper-recettivo, non se ne fosse accorto. E mi sono ricordata di quando, l'anno scorso, mia zia raccontava di aver avuto un momento di malessere di fronte ai nipoti. Niente di che, un po' di tachicardia che l'aveva portata a sedersi per riprendere fiato. Fatto sta che il quindicenne aveva continuato pacificamente a farsi i fatti suoi, la piccola di sette anni, invece, intuito che c'era qualcosa che non andava, le aveva chiesto se si sentisse bene. "Potevo pure svenire - diceva mia zia - e quello non se ne sarebbe accorto".
Ultimamente mi sono arrivate alle orecchie un po' di battute sull'impossibilità, per l'uomo, di trattare con una donna che ha un problema. La sostanza è questa, che lui si mostri o meno interessato a ciò che l'affligge, quella troverà il modo di biasimarlo. Perché, anche in caso di interessamento della controparte maschile, la donna risponderà di non avere niente, salvo poi risentirsi con lui per mancanza di sensibilità. 
Ora, saremo anche nevrotiche e incontentabili, e va bene se il marito, il compagno, il figlio o chi per loro, non si accorge che i nostri capelli corvini sono diventati improvvisamente biondo platino, però, ecco, in alcune situazioni che definirei lapalissiane, chiedere "Cos'hai?" è superfluo, e non servono i superpoteri per capirlo da soli. Per questo, e non perché siamo nevrotiche, talvolta la risposta è "Niente". Perché non possiamo ridare la vista a un cieco.

giovedì 27 agosto 2015

Di denti, amicizie, Marte e Venere

Al paesino Ieie ha un'amichetta della sua stessa età con la quale si diverte a giocare. A dire il vero si vedono anche in inverno, poiché non abitiamo distanti, ma con una minore frequenza dovuta alla scuola e ai molteplici impegni di tutti noi. Fatto sta che vanno molto d'accordo e per entrambi passare il tempo insieme è una festa. Sempre che non arrivi qualche amico maschio...
L'altro giorno la mamma della bimba, che per inciso è un'amica di vecchia data, mi ha confessato che la figlia le ha detto con stupore che Ieie, quando c'è P., un loro amichetto comune, "è diverso". Sì, insomma, la trascura.
"E - ho risposto io - dovresti dirle che questa è solo la prima verità che scoprirà sugli uomini. Ne seguiranno molte altre".
A onor del vero, e per dovere di cronaca, anche l'amichetta, con la quale quest'inverno frequentava un corso di basket, durante gli allenamenti lo trascurava a vantaggio della sua amica del cuore. Ma tant'è, lui non se n'è mai fatto un problema. E anche questo dimostra come maschi e femmine siano diversi.


Dopo un paio di giorni poi, sempre la mia amica nonché mamma della bimba, mi ha detto di aver sottoposto la figlia a un piccolo interrogatorio.
"Chi preferisci tra Ieie e G.?", le ha chiesto.
"Ieie", ha risposto lei senza esitazioni.
"E tra Ieie e P?".
"Sempre Ieie".
"E tra Ieie e la Lolla?".
"La Lolla".
Eccola, come la giri e come la volti, lo frega sempre. Non basta che il suo essere più piccola, vezzosa, smorfiosa e ruffianamente affettuosa (e femmina, of course), attiri su di lei tutte le attenzioni. Non basta che sia spuntata come un fungo tra lui e i genitori, i nonni e gli zii e che si appropri indebitamente dei suoi giochi. No. Lei è anche insinuante. Ovunque Ieie poggi il suo piede per primo, che sia un'amicizia, un gioco nuovo (ma anche vecchio), un libro, una chiacchierata con qualcuno, ecco che arriva la Lolla. Prima ficcanasa, poi sgomita per farsi un po' di spazio, quindi lo costringe a condividere e infine s'impossessa della preda lasciandolo a mani vuote.
A volte penso a quanto deve essere difficile avere una sorella come lei.


Martedì, infine, è caduto il terzo dentino, un incisivo superiore, e finalmente si è aperta una finestrella nel sorriso di Ieie, ché le altre volte c'era già un dente nuovo di zecca a sostituire il deciduo. Senonché, lavandosi i denti deve essersi guardato allo specchio perché ha cominciato a piangere. Gli è stato chiesto il motivo. "Sono brutto", ha esclamato tra le lacrime indicando il buco.

Un sorriso sdentato, l'autostima estetica un po' barcollante e le prime incomprensioni con l'altro sesso. Tutte cose che ti fanno capire che tuo figlio sta crescendo.

mercoledì 29 luglio 2015

Scene da un matrimonio

Una ragazza con i capelli color aragosta, in pandant con la cintura del vestito; una donna emersa direttamente dal mare, con lo strascico a coda di sirena e l'abito ricamato da un barriera corallina rosso fuoco; un giovane che si sente male dopo aver spazzolato una cinquantina di ostriche.
Una panchina di ferro battuto con cuscini di tela bianca e lì, piedi contro piedi, ognuno ad una estremità, un bambino e una bambina colti improvvisamente dal sonno dopo aver corso e riso tra l'erba del prato; una signora di mezza età con un lungo vestito blu elettrico e un boa piumato dello stesso colore che, a fine festa, ha arricchito con rose candide, non si sa bene se vere o finte e di quale provenienza; uno zio ultraottantenne che si scatena in pista al ritmo di Collegiala con una parrucca di ricci neri in testa e l'energia di un ragazzo.
Un signore piccolo e tondo, con le braccia piccole e tonde, il viso rotondo accentuato dai pochi capelli, che racconta una storia di dolore che lo riguarda e tu, che per caso ti ritrovi nel gruppo degli ascoltatori, che ti senti un'intrusa, e non sai cosa dire. Perché l'unica cosa che vorresti fare è abbracciarlo e condividere il suo dolore, ma non è conveniente, né razionale, abbracciare qualcuno di cui non conosci nemmeno il nome. E tutto ciò ti fa sentire inutile e cattiva.
E questo ti riporta all'inizio di quella giornata, all'arrivo a casa della parrucchiera scovata dopo vane ricerche, ché il lunedì i saloni son tutti i chiusi al paesino, e grazie a una provvidenziale raccomandazione, per dare un minimo di dignità ai capelli cespugliosi. Nell'ora in sua compagnia la signora ti aveva aperto una finestra sulla sua vita, ma con una tale delicatezza che tu, che pure sei riservata e silenziosa, non ti eri sentita a disagio né avevi provato fastidio. Ti aveva raccontato, tra le altre cose, di suo marito, venuto improvvisamente a mancare pochi anni fa, del quale sente ancora intensamente la mancanza. Non te l'aveva descritto, ma ti aveva riportato alcuni aneddoti utili a comprenderne le virtù. E almeno in quell'occasione, mentre la voce le tremava e gli occhi diventavano lucidi, eri riuscita a trovare le parole giuste.
"Signora, lo so che il vuoto non si riempie - avevi detto - ma almeno deve consolarla il fatto di aver avuto la fortuna di conoscere una persona come suo marito, e di averla avuta al suo fianco".
"E' vero, hai ragione - aveva risposto -. Ho delle amiche vedove, che invece sono contente di essere rimaste sole".
Ecco, ho pensato, questo è VERAMENTE triste.

sabato 9 maggio 2015

Cara mamma

Parlando con le amiche succede abbastanza spesso che piovano lamentele nei confronti dei mariti poco presenti. Quel che si rimprovera loro non è la prolungata assenza causa lavoro (non sia mai!), quanto i tentativi di sottrarsi agli obblighi familiari con i pretesti più assurdi. Il pargolo si ammala, sta andando in iperventilazione da capricci, ha deciso di svuotare la scatola degli stuzzicadenti per tutta la casa? Ecco che loro non ci sono più, smaterializzatisi sul posto di lavoro per una chiamata urgente, a tagliare il prato "che è da tanto tempo che rimando e non può più aspettare", a prendere un tè con la zia Adalgisa perché bisognerà pure andarla a trovare ogni tanto "sta sempre da sola poverina".
Ora, diciamocelo, anche le mamme spesso lavorano (e non solo), eppure non si perdono un incontro scuola-famiglia, né una festa degli amichetti, sanno compitare i nomi delle maestre e potrebbero fare l'appello di tutti i compagni di classe, partendo dalla Z fino alla A. In più ricordano le ultime dieci influenze della prole catalogate per durata, temperature massime e sintomi. Quanti padri possono dire lo stesso?
Per non parlare, poi, delle scuse accampate per svicolare piccole richieste quotidiane. "Dov'è che stanno (e qui mettete quello che vi pare, i piatti, le posate, le magliette dei bambini)?" sarà la risposta più gettonata dai papà all'incauta domanda di aiuto da parte della mamma, accompagnata da questa giustificazione "Ma tu le hai spostate" (sì, ma quattro anni fa).
Adesso io mi chiedo: ma noi mamme, quanto contribuiamo a rendere così i nostri figli? Non voglio dire che le colpe siano solo nostre, c'è tutto un sistema che consolida e giustifica il disimpegno maschile, tuttavia non possiamo negare che anche certi atteggiamenti materni contribuiscono ad alimentarlo. Ecco allora che, in occasione della festa della mamma, ho fatto un piccolo elenco di quei comportamenti (dei quali, mi dispiace dirlo, sono stata testimone nel corso della mia vita) che dovremmo proprio evitare
"Cara mamma che ancora sistemi i cassetti dell'armadio di tuo figlio, che gli raccogli l'accappatoio abbandonato sul pavimento, che riconduci alla lavastoviglie la tazzina sporca che ha (inavvertitamente, s'intende) smarrito per casa, nonostante ormai abbia l'età per guidare la macchina, votare e prenda una sostanziosa busta paga, magari più alta della tua: c'è un limite oltre il quale non si parla più di accudimento, ma di accanimento terapeutico. Sappilo.
Cara mamma che fai tutte le cose di cui sopra con l'idea che un giorno ci sarà un'altra donna che solleverà tuo figlio da queste incombenze: hai mai pensato che potrebbe rimanere single o semplicemente trovare una compagna non disposta ad agevolarlo come fai tu? 
Cara mamma che elogi tuo figlio perché sa cambiare un pannolino. Lo so che ormai il cambio del pannolino è il metro di giudizio del padre modello, basta che lo sappia fare (e dico SAPPIA) che giù tutti a sperticarsi in lodi. Fa niente, poi, che lo cambi con la frequenza di un'eclissi solare e mai, dico MAI, quando la madre è presente sotto lo stesso tetto. Ecco, cara mamma, prima di unirti al coro di elogi ripensa a quando a cambiare i pannolini c'eri tu e chiediti come ti saresti sentita se avessero elogiato tuo marito.
E adesso qualche avviso per le mamme di maschi e femmine.
Cara mamma che fai distinzioni tra i tuoi figli, che permetti a lui di avere il motorino, di far tardi la sera e di andare a studiare fuori e che neghi a lei tutto questo, e non perché non se lo meriti, ho solo una cosa da dirti: PERCHE'?
Cara mamma che quando siete a tavola ti fai aiutare da tua figlia a far su e giù tra cucina e sala da pranzo, mentre tutti i membri maschili della famiglia, spaparanzati&spanzati sulle sedie, vi urlano un 'Giacché sei lì mi porteresti...?', ti sei mai chiesta che succederà quando la brava figliola, finalmente per lei, se ne andrà di casa? Chi ti aiuterà a destreggiarti tra piatti sporchi, il bis del primo, il tris del dolce e 'una forchetta pulita per favore?'.
Cara mamma che non hai seguito i consigli 4 e 5, non ti lamentare, poi, se, una volta uscito dal nido, tuo figlio sarà indisponibile e poco presente nei momenti del bisogno.
L'arte del disimpegno gliel'hai insegnata anche tu".