martedì 11 giugno 2019

L'ultimo chiuda la porta

E così è arrivato, il giorno tanto temuto e agognato, quello che a guardarlo dal principio, sembrava lontano.
E così è arrivato, ancora qualche ora e si romperanno le righe, ognuno per la sua strada, dove ti portano cuore e gambe.
Nella vita con i figli ci sono fasi. Quando ci sei dentro sembra esista solo quello e non ne vedi la fine.
C'è stata la fase Peter Pan, con una videocassetta mandata avanti e indietro talmente tante volte da consumarsi e un piccolo Ieie che si nascondeva dietro la porta ogni volta che Capitan Uncino e i suoi catturavano i bimbi sperduti.
C'è stata la fase delle macchine, con quel "Ieie e il nonno" seguito da un "tacicicin" che doveva simulare il rumore dell'accensione del motore, proprio come quando lui riusciva a salire in braccio al nonno, sul sedile del guidatore, e a girare con lui la chiave della macchina (è da un po' di anni, ormai, che è diventato troppo grosso per questo rituale).
Poi c'è stato il calcio: le squadre, i giocatori, le classifiche e i campionati.
Cosa ci riserva il futuro, non è dato sapere.
Le fasi vanno e vengono. Al momento pensi che non finiranno mai e vedrai Peppa Pig per il resto dei tuoi giorni o combatterai con tuo figlio perché non invecchi davanti alla Playstation. Poi, non sai neanche tu come, a un certo punto ne sei fuori. Nemmeno te ne accorgi, un bel giorno ti chiedi "Ma le macchinine, che fine hanno fatto? E' da un po' che non le vedo".
E' successo così anche per le elementari. Pomeriggi di compiti, mattinate di bombe a mano per tirarlo giù dal letto, avvisi da firmare, compagni da invitare e all'improvviso, dopo tanta fatica, ti accorgi che è finita.
Come è successo? Quando? Ma, soprattutto, chi è questo ragazzino che mi chiama mamma?
Sono stati giorni intensi, questi ultimi, giorni di prime volte. Di cene in pizzeria solo con gli amici, di saggi di musica emozionanti, di esami. Di crescita.
Quando, dopo la sua prima uscita solo con i compagni, gli ho chiesto cosa avessero fatto, lui mi ha offerto un breve resoconto aggiungendo, a margine, che non mi poteva dire tutto. E allora mi sono resa conto che sarà così d'ora in poi. Il  tempo solo "suo", al di fuori di casa e della famiglia, in cui noi genitori non possiamo ficcare il naso, aumenterà sempre di più. Ci saranno silenzi e segreti, e amici il cui parere conterà più di quello della mamma. Ci saranno sguardi più intensi che cominceranno a osservare il mondo e lo vedranno come non l'avevano mai visto prima.

Domani per Ieie finirà una fase importante. E sarà impossibile non accorgersene. Anche se non faccio che chiedermi com'è che siamo già qui, perché, nonostante siano stati anni densi e faticosi, in un certo modo sono anche volati. Era un pulcino tremante che non sapeva ancora se usare la destra e la sinistra, che disegnava male e teneva il rigo anche peggio. Ha lavorato, studiato e sudato un bel po' di carte e, non posso negarlo, anche io con lui, pomeriggio dopo pomeriggio.
E' diventato grande.
Domani, oltre alla scuola elementare, Ieie saluterà il bambino che è stato, le maestre che l'hanno visto crescere, la scuola del paesello e gran parte dei compagni che con lui hanno percorso un cammino di sette lunghi anni.
Fanno male gli addii, io me la ricordo bene la sera della fine degli esami di quinta, abbracciata a mia madre su una sdraio in balcone, piangendo perché non avrei rivisto i miei compagni. Quello che non sapevo era che il futuro pronto ad attendermi mi sarebbe piaciuto ancora di più.
Domani sarà un addio anche per me. Alle mamme con cui ho condiviso la pioggia e il caldo nelle attese davanti ai gradini della scuola. Alle discussioni in chat. Ai volti ormai familiari delle maestre e dei compagni. A rituali, luoghi e orari.
Domani sarà una giornata di lacrime e fazzoletti.
Domani i grandi accolti dall'ultima campanella in un botto di coriandoli saranno Ieie e i suoi compagni, dopo che per quattro anni ho visto altri ragazzini salutati così nell'ultimo giorno di scuola, chiedendomi con paura e trepidazione, quando sarebbe toccato a loro.
Per cui buon viaggio ragazzi. Salutate le vostre maestre, abbandonate l'aula che vi ha ospitato, cambiando nome, per cinque anni e mi raccomando, l'ultimo chiuda la porta. Senza guardarsi indietro.
La giovinezza vi attende a braccia aperte.

martedì 4 giugno 2019

Di cosa parliamo quando parliamo di privacy

All'incirca un anno fa la mia casella di posta elettronica si riempì di mail provenienti da diversi mittenti, ma aventi tutte le stesso oggetto. Era entrata in vigore la nuova normativa sulla privacy e chiunque avesse in archivio i miei dati personali mi chiedeva il consenso al trattamento.
Da allora è stato uno sciorinare firme per la qualunque: da quando rinnovi un contratto a quando fai un'operazione in banca, per non parlare degli odiosi pop up che compaiono all'apertura di una qualsiasi pagina Internet per avvertire dei cookies.
A quanto pare, secondo il Regolamento Ue che ha introdotto queste nuove norme, il trattamento dei dati personali non può più essere illimitato, ma funzionale agli scopi della raccolta e il consenso va richiesto dietro esposizione di informazioni chiare e semplici. Ora, alzi la mano chi si sofferma a leggere ogni volta l'informativa prima di dare il consenso. Io no, mi ci vorrebbe un'altra vita e del resto anche quando te lo chiedono, questo benedetto consenso, nessuno si prodiga più di tanto a spiegarti il perché e il per come, "una firma, è per la privacy" mi ripetono sempre.
Sono certa, comunque, che questa rivoluzione garantirà maggiori tutele, a vantaggio di chi, però, non l'ho ancora capito.
Non troppi giorni or sono ho dato una sbirciata on line alle tariffe di tre compagnie telefoniche. Tempo poche ore e tutte e tre mi hanno contattata per propormi di passare con loro. Poi uno dice la privacy, ma vuoi mettere i miracoli della telepatia?
Sabato, invece, ho usato il tablet di mia madre e la rete wifi di casa dei miei per cercare informazioni su di un libro. Non era un titolo nuovo, tantomeno famoso, almeno per me, e figurarsi la mia sorpresa quando, tornata a casa, mentre col mio smartphone navigavo sulla mia rete wifi, si  è aperto un banner con la copertina del libro di poche ore prima. Be' dai, mi son detta, ci sarà una spiegazione, d'altronde lo smartphone era agganciato alla rete dei miei. Già, ma, insomma, il tablet non era mio, come ha fatto l'"algoritmo" a capire che fossi io l'autrice della googlata? Misteri della privacy.
Come quando mia madre, contattando l'azienda che le fornisce luce e gas per fare l'autolettura, si è sentita chiedere dalla telefonista, ex abrupto, se voleva passare a loro per la fornitura elettrica di un'altra casa, in un'altra località, che risultava intestata a mia madre ma con un'altra azienda.
E quindi la domanda è d'obbligo: a cosa acconsentiamo esattamente quando mettiamo "una firma per la privacy"? A che la nostra privacy venga violata a ogni ora del giorno in maniera importuna e fraudolenta?
Perché per me non è normale essere contatta da persone che si spacciano per i miei fornitori di luce, gas o telefono (a volte in maniera ambigua, altre volte facendo proprio il nome delle aziende) che poi si rivelano lavorare per altre compagnie che cercano di farmi cambiare contratto in maniera truffaldina. Dove sta la privacy in questi casi, e, soprattutto, chi ha fornito loro informazioni su di me? Posso io aver dato il consenso a tutto questo?
Dov'è sta benedetta tutela della privacy che la normativa Ue avrebbe dovuto garantire? Io piuttosto, da tutto questo ho imparato tre cose, tutt'altro che positive.
La prima è che, per quanto cerchi sempre di essere gentile con gli addetti ai call center perché penso svolgano un lavoro ingrato al quale sono spesso costretti loro malgrado, non c'è giustificazione per chi usa la truffa e l'inganno e quindi d'ora in poi mi sentirò autorizzata a mettere da parte gentilezza e rispetto anche con chi magari non ha colpe, poiché i precedenti non sono a loro favore;
la seconda è che questo modo di operare meschino e gretto, alla faccia della privacy, ci ha resi tutti peggiori;
la terza è più che altro un interrogativo: ma non è che quando diamo il nostro consenso per la privacy, più che tutelare noi stessi, acconsentiamo a che gli altri ce la rompano legalmente, questa privacy?

venerdì 24 maggio 2019

Pretty little liars-Wanted

Dopo otto libri e colpi di scena a non finire, l'assassino di Alison De Laurentis, la giovane liceale  del ricco sobborgo di Rosewood ritrovata cadavere a quattro anni dalla sua scomparsa, ha finalmente un nome e un volto, così come lo stalker A che per settimane ha tormentato Hanna, Spencer, Aria ed Emily, le amiche di Ali.
Inutile dire che dietro a entrambi i crimini c'è la stessa mano e che la soluzione non lascerà insoddisfatti i lettori amanti del mistero. In più, a differenza dei precedenti libri, sembra proprio che stavolta il sipario sia calato sul vero colpevole, mettendo un punto fermo su questa vicenda.
Sin dai primi capitoli, Pretty little liars-Wanted alza l'asticella della tensione con una novità che lascerà tutti a bocca aperta, a cominciare dalle quattro ragazze protagoniste che, allontanatesi dopo la scomparsa di Ali, ritroveranno in questa "sorpresa" il fulcro per far ripartire la loro amicizia.
Di più non si può dire, si rischia di spoilerare troppo, al lettore basti sapere che questo nuovo elemento chiarirà molti dubbi fin a quel punto lasciati in sospeso, ma introdurrà altri interrogativi e ci permetterà di scoprire quanti e quali segreti fossero stati custoditi da un bel po' di abitanti di Rosewood.
La storia, con Aria, Hanna, Emily e Spencer che finalmente sembrano aver riportato le loro vite su binari agevoli e soleggiati, scivola veloce verso il finale (anche stavolta il racconto si snoda nell'arco di una settimana), e il lettore divora una pagina dopo l'altro chiedendosi come mai A non si faccia più vivo e cominciando a formulare un po' di ipotesi su cosa, dopo tante ricostruzioni, sia veramente avvenuto la notte della scomparsa di Alison.
Il finale sarà decisamente col botto e lascerà tutti a bocca aperta (di nuovo), sebbene, complice il fatto che abbia già visto l'omonima serie Tv tratta dai libri, qualcosa avessi intuito. Ma libri e serie, per quanto simili in molte parti, man mano che vanno avanti tendono a divergere in parecchi punti (in particolare sull'identità del colpevole), lasciando intatti alcuni capisaldi della trama e permettendo, tutto sommato, di apprezzare il brivido della sorpresa anche a chi, come me, ha già visto la serie televisiva.
Dopo otto libri, posso dire che Pretty little liars non sarà certo un capolavoro, ma è sicuramente ben congegnato e apprezzabilissimo da chi ama i thriller con un tocco rosa.
Nel finale, così come nel quarto volume, qualcosa ci fa intuire che non tutto è concluso (e personalmente ci sono degli aspetti che a mio avviso non sono ancora molto chiari), aprendo la strada ai prossimi capitoli. Del resto ci sono altri otto libri ad attenderci: bisognerà pur dare a queste Pretty little liars qualcos'altro per cui tormentarsi.

Pretty little liars-Wanted, Sara Shepard, Harper Teens

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

mercoledì 22 maggio 2019

Se per essere "green" bisogna comprare

Da un po' di tempo c'è una nuova moda che riempie le stories di Instagram, i servizi televisivi e i blog di tutto il mondo. La potremmo chiamare green, o eco, e altro non è che quella tendenza con cui ci dicono che stiamo distruggendo il nostro pianeta e che dobbiamo cambiare "way of life" prima che i danni siano irreparabili.
Ora. Io non sono una terrapiattista né una no vax, se gli scienziati lanciano l'allarme sull'inquinamento e sul dilagare della plastica nel mare, mi fido di chi senza dubbio ha più titoli di me per dare informazioni. Quel che non condivido è un certo modo di porre la questione, con personaggi più o meno famosi dei social e dello spettacolo sempre pronti a farci (farmi) sentire in colpa.
Colpevole perché per i miei figli ho usato i pannolini usa e getta; colpevole perché mi mangio due fettine di carne alla settimana; colpevole financo perché a casa nostra ci laviamo i denti.
Se l'inquinamento mondiale rischia di raggiungere il punto di non ritorno è colpa nostra, ci dicono, e dobbiamo cambiare al più presto le nostre abitudini per evitare il peggio. Ecco, io questo atteggiamento lo ritengo un po' ipocrita, senza contare che scaricare tutte le responsabilità sui consumatori mi sembra esagerato. Esagerato, ma funzionale: se è colpa tua è giusto che sia tu a pagare il costo (monetario) del cambiamento. Ergo, sborsa un centesimo a busta ogni volta che acquisti frutta e verdura, busta, sia chiaro, che non potrai riutilizzare al prossimo acquisto. Che nesso ci sia tra questa tassa e la riduzione dell'inquinamento non ci è dato sapere (mangeremo meno frutta e verdura? ce le coltiveremo sul balcone?) ma intanto paghiamo.
In quest'ottica nazigreen la prima cosa da fare sarà dire addio a tutto quanto di usa e getta abbiamo in casa per sostituirlo con prodotti eco (e fin qui ci sta). Quindi benvenuti dischetti struccanti, scottex e pannolini riutilizzabili. Ora, non discuto l'innegabile svolta green, tuttavia tutta sta roba va lavata, il che comporta un ulteriore sbattimento. Quando son nata io esistevano ancora i pannolini lavabili, tali "ciripà". Lo so perché mia madre se li ricorda bene e me lo racconta come un incubo. Appena ha potuto passare a quelli usa e getta è rinata. E se ripenso al periodo in cui avevo due figli piccoli per casa, se avessi dovuto anche lavare i pannolini, penso che la Lolla non sarebbe mai nata.
Ma, si diceva, tocca a noi pagare il cambiamento. A caro prezzo. Perché tutti questi simpatici oggetti, molti dei quali in fibra di bambù che pare essere il materiale eco per eccellenza (fino a prova contraria), hanno costi più da boutique che da supermercato. E va bene che il riutilizzo ammortizza la spesa. Ma che vogliamo dire sulla carta igienica di bambù a 2,40€ al rotolo, vogliamo riutilizzare pure quella? E il dentifricio ecologico a 10€ la confezione? Come lo ammortizzo, scegliendo tra lavare i denti ai miei figli o mandarli all'università?
La vera rivoluzione non è bandire la carne per sostituirla con semi e radici (e comunque il ginecologo di una mia amica vegetariana si è rifiutato di seguirla durante la gravidanza se non avesse mangiato carne). La vera rivoluzione sarebbe evitare di mangiarne quotidianamente sotto varie forme, sarebbero supermercati che non strabordano di ogni ben di Dio, dove ogni giorno a qualunque ora puoi trovare di tutto, dalla porchetta di Ariccia ai pizzoccheri valtellinesi.
La vera rivoluzione non è la borraccetta d'acqua nello zaino dei bambini, pardon negli zaini: scuola, palestra, corso d'inglese (perché anche lì, dove trascorrono un'ora sola a settimana, pare che i piccoli soffrano di improvvise arsure). La vera rivoluzione è fare come ai nostri tempi, quando andavamo a scuola con un bicchiere richiudibile nello zaino da riempire con l'acqua di rubinetto. Soluzione che pare abbia funzionato benissimo visto che non si ricordano casi di disidratazione in aula.
La vera rivoluzione non sono i dischetti struccanti lavabili. La vera rivoluzione sarebbe truccarsi poco, in casi eccezionali. Così da ridurre il consumo di dischetti, ma anche di tanti altri cosmetici e struccanti e delle loro confezioni di plastica. Posto che però una soluzione del genere non può essere imposta, ma solo proposta, la verità è che nessuno la suggerirà mai. Specie sui social, dove chi un minuto prima ti ha consigliato caldamente di ridurre la plastica e di fare una svolta green passando ai dischetti lavabili, nella story successiva ti presenterà il nuovo lucidalabbra arrivato dall'azienda di turno nel suo bellissimo, quanto inutile, packaging tutto da smaltire.
La vera rivoluzione è ridurre i consumi di tutto ciò che, a conti fatti, è inutile. Ma nessuno si azzarda a dirlo perché la nostra società, a cominciare da chi dei social ne ha fatto una professione, sul consumo ci vive e non può permettersi il lusso di educare a consumare di meno. E questa è la prima ipocrisia che intravedo in tutto questo parlare "ecologico". Il secondo aspetto è che, mentre a noi poracci son richiesti cambiamenti e sacrifici, l'industria, sotto molti aspetti, va incomprensibilmente in tutt'altra direzione.
Così le caramelle che da bambina acquistavo in un tubicino di carta, adesso sono vendute in ingombranti scatole di plastica. Per non parlare, poi, della tecnologia. Una volta a settimana la mia compagnia telefonica mi propone l'acquisto di un nuovo smartphone a condizioni vantaggiose, peccato che il mio funzioni ancora, per cui non c'è necessità di buttarlo via. Ovviamente questo è solo un esempio di una società dove ognuno di noi è indotto a relativizzare il valore degli oggetti, per cui anche un divano ancora buono, può essere da rottamare se hai l'occasione di comprarne uno dalla linea più moderna a prezzi vantaggiosi.
Per poter campare, il nostro mondo globalizzato non può ridurre i consumi, anzi li deve incentivare, e là dove non arriva l'obsolescenza programmata, ci pensano gli Stati con nuovi standard che richiedono nuove apparecchiature.
Così tra il 2020 e il 2021, per una riorganizzazione delle frequenze, migliaia di apparecchi televisivi saranno rottamati. O così, o bisognerà dotarsi di altri decoder (ma se già si ha il decoder, bisognerà per forza cambiare televisore). L'idea è che questo passaggio, per quanto necessario, produrrà una nuova ecatombe di elettrodomestici funzionanti (e pensare che il bosco sopra il paesello era stato pulito proprio un anno fa dai televisori buttati lì da qualche mente illuminata), senza contare il peso economico sulle nostre tasche. A casa mia non si salverà nessuno dei due apparecchi, neanche quello più nuovo. Idem dai miei suoceri, dai miei genitori e dai miei cognati, tutti con televisori abbastanza recenti, ma non in linea coi nuovi standard. E' il progresso, bellezza.
Sì, ma, ditemi, voi che da mattina a sera mi fate sentire in colpa perché mi lavo i denti, perché uso il detersivo del discount e non quello ecologico fatto in casa, perché, addirittura, non me la sento di passare alla mooncup in quei giorni del mese che già così non sono piacevoli, dove siete voi quando gli Stati ti obbligano a rottamare migliaia di elettrodomestici funzionanti?

sabato 11 maggio 2019

Pretty little liars-Heartless

Il vero killer di Alison Di Laurentis, la ragazzina scomparsa da ormai quattro anni, è stato finalmente scoperto e catturato. Di nuovo? Sì, perché si tratta di un nuovo colpevole, accusato, oltretutto, di essere nientemeno che il misterioso stalker "A" che invia messaggi minatori alle amiche di Ali, ovvero Hanna, Spencer, Emily e Aria.
Ma non è tutto. Ali forse è ancora viva. O forse no. Qualcuno cerca di incastrare le quattro amiche per il suo omicidio e qualcun altro le scagiona. Un nuovo omicidio viene commesso. Gli indizi si fanno sempre più ingarbugliati e il settimo capitolo della saga Pretty little liars, Heartless, si chiude lasciando una scia di punti interrogativi senza risposta. Ma andiamo con ordine.
Rosewood, Pennsylvania. Aria, Hanna, Spencer ed Emily sono appena scampate a un misterioso incendio doloso. Chiuse in una camera d'ospedale, fanno il punto sugli indizi raccolti fino a quel momento, convincendosi che i medici abbiano ragione e che quella che hanno creduto essere Ali, sia solo il frutto della loro immaginazione alterata dai fumi dell'incendio. Troppo tardi, la stampa, venuta a conoscenza della notizia, comincia a tormentarle, suggerendo che aver visto Alison sia un'altra delle bugie messe in piedi dalle teenager e appioppando loro il nomignolo di Pretty little liars.
Nella settimana che segue, ogni capitolo della saga dura all'incirca sette giorni, le nostre quattro "eroine", anziché cacciarsi come al solito nei guai, ricevono da A messaggi criptici che le portano a seguire ognuna una diversa pista per cercare di capire se Ali sia ancora viva e, soprattutto, cosa le sia veramente successo.
Così Emily finisce in una comunità Amish dove scopre importanti segreti sul detective Wilden, l'uomo che ha seguito le indagini dopo la scomparsa di Alison; Hanna, su richiesta del padre, cerca ristoro al suo disturbo post traumatico in una struttura per ragazze problematiche  e si imbatte in una compagna di stanza falsa e manipolatrice che, però, sembra aver conosciuto Alison; Aria cerca risposte affidandosi alla magia e a una medium che la induce a credere che Ali si sia suicidata. E Spencer? Be', per Spencer le cose sono più complicate. Dopo aver scoperto verità nascoste sulla sua famiglia, gli Hastings, il fuggitivo Ian, il primo presunto assassino di Ali, le invia messaggi in cui le rivela che gli Hastings e i Di Laurentis dividono ben più di uno steccato tra i loro giardini. Convinta che i genitori abbiano taciuto volutamente questo segreto, Spencer fa un coming out che anziché appianare la situazione si rivelerà distruttivo.
Ma l'arresto del nuovo assassino risolverà ogni cosa. O no? Perché le nostre pretty little liars, non sono poi così stupide e il presunto colpevole lascerà molte domande insolute, proprie mentre altre spuntano come funghi nei boschi di Rosewood. E poi, come se non fosse già abbastanza, un altro omicidio illuminerà le notti delle quattro ragazze con i lampeggianti della polizia. Vien da pensare che siamo solo all'inizio. Troppi dubbi, troppi misteri, basterà il prossimo volume della serie a fare chiarezza o aggiungerà solo altra carne al fuoco?
La risposta, forse, nell'ottavo capitolo.

Pretty little liars-Heartless, Sara Shepard, Harper Teens

Questo posta partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

lunedì 6 maggio 2019

La coscienza collettiva intrappolata nella rete dei social

Non ho mai pensato di compiere un reato, ma se proprio dovessi darmi al crimine mi ispirerei ai maestri del giallo, pellicola o carta stampata, e mi impegnerei per inscenare il delitto perfetto. Ergo, cercherei di farla franca, perché se proprio devi fare una cosa, almeno falla bene. Mi troverei un alibi inattaccabile, distruggerei eventuali prove e cancellerei ogni minima traccia che a possa condurre a me. Ah. Ed eviterei di lasciare in giro testimoni che possano incastrarmi.
A quanto pare tutte queste precauzioni sono ormai roba da Giallo Mondadori, o, più probabilmente, da menti troppo brillanti. Nell'era dei social in cui l'indice di gradimento è correlato al numero di visualizzazioni, anche un'azione vile come il pestaggio di un disabile od odiosa come uno stupro, meritano di essere riprese e conservate, a imperitura memoria della forza e della virilità dei loro protagonisti, simulacri di una discutibile "figaggine". O forse come mero oggetto di divertimento.
Di più. Perché non solo sembra caduto il timore di conservare prove contro se stessi, ma addirittura, adesso, è d'uopo produrle e condividerle con quante più persone possibile, come se questo non costituisse una schiera potenzialmente infinita di testimoni a proprio svantaggio. Ma forse i protagonisti di queste storie ci avevano visto giusto, forse avevano ragione a non considerare un pericolo la diffusione dei filmati dei loro crimini. Tant'è che in quel di Manduria, in molti, per giorni, hanno visionato i continui pestaggi della gang di ragazzini ai danni di un anziano disabile, senza battere ciglio. La coscienza collettiva di un intero paese annacquata e inebetita nella rete dei social.
E se fosse successo a me, mi sono chiesta. Se qui nel paesello dove vivo, avessi avuto sentore di una vicenda simile, non avrei forse tirato avanti, cullata dalla confortante scusa che si trattasse di dicerie tutte da provare? E se mio figlio mi avesse confessato di aver visto uno di quei filmati sullo smartphone di un amico, non gli avrei risposto che la sua mente bambina non era in grado di distinguere la realtà dalla finzione? E se infine, quel filmato fosse arrivato anche sul mio, di smartphone, avrei denunciato o mi sarei fatta i fatti miei, come i tanti che, testimoni delle angherie vigliacche di un gruppo di ragazzini ai danni di un anziano vulnerabile e solo, anziché levarsi indignati a proteggerlo hanno preferito un indifferente silenzio? Sarei stata io migliore dei cittadini di Manduria?
Mi sono ripetuta questa domanda, non per giustificarli, ma per capire quanto sia diffuso il cancro dell'indifferenza.
Sulla seconda vicenda, almeno, non ho dubbi. Avessi visto un filmato di mio figlio che usa violenza contro una donna, ho la certezza che mi sarebbe montata la rabbia e anziché coprirlo, l'avrei preso a calci nel sedere da casa fino alla più vicina stazione dei carabinieri. O forse no. Mi sarei risparmiata questa fatica, portando solo il mio smartphone come prova.

venerdì 3 maggio 2019

Pretty little liars-Killer

Il sesto capitolo cartaceo della saga di Pretty little liars, dal titolo Killer, si chiude con un colpo di scena di quelli che rimettono tutto in discussione.
Sono 300 pagine dalle quali è difficile staccarsi, dove gli avvenimenti si susseguono rapidi nel corso di una sola settimana (ma che settimana!) che segue il ritrovamento del presunto cadavere, del presunto assassino di Ali, ovvero Ian, del quale si perdono le tracce. Sarà morto veramente? E allora chi invia messaggi a suo nome a Spencer, Hanna, Emily e Aria?
A rendere il mistero ancora più ingarbugliato ci pensa lo stalker anonimo A che continua, sì, a perseguitare le quattro amiche con minacce e brutti scherzi, ma che d'altro canto sembra inviare loro piccoli indizi e inviti, neanche tanto sfumati, a indagare su alcune persone sospette.
Chi è veramente Jason, il fratello maggiore di Ali per il quale Aria ha da sempre una cotta? E' il bravo ragazzo che tutti credono o il suo armadio nasconde più di uno scheletro?
E il detective Wilden ha forse commesso qualche volontaria disattenzione nelle indagini sulla scomparsa di Ali? E perché, anni prima che la ragazza sparisse e lui entrasse in polizia, teneva d'occhio la sua casa?
Tutti particolari che tormenteranno le quattro studentesse di Rosewood. Assieme ad A, naturalmente. E così mentre Spencer pensa di aver trovato la vera madre, per poi sbattere violentemente contro il muro della realtà e Aria crede, contro tutto e tutti, alla bontà di Jason, Emily fa i conti con un fidanzato dalla mamma psicopatica, perché anche quando A non ci mette lo zampino, i guai non mancano alle nostre teenager. E Hanna? Hanna sembra essersi liberata di A semplicemente cambiando numero di telefono, questo però non le impedisce di complicarsi la vita rivaleggiando con la sorellastra Kate. Senza contare che il passato continua a gettare nuove luci (e ombre) sugli avvenimenti del presente e sarà proprio un sogno rivelatore a far accendere la lampadina ad Hanna nel finale del libro.
Così, proprio mentre le quattro ragazze credono di aver ricostruito un quadro di quanto successo veramente negli ultimi anni, qualcuno tenta di uccidere qualcun altro appiccando un incendio e qualcun altro farà la sua comparsa rimettendo omicidi, fughe e ritrovamenti in discussione....

Pretty little liars-Killer, Sara Shepard, Harper Teen

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma