lunedì 11 febbraio 2019

Le domande senza risposta

Se solo, da adulti, conservassimo un po' del fanciullino che è in noi. Se solo riuscissimo a guardare al mondo con l'umanità dei bambini.
Se solo chi è in alto, e decide, si ponesse quelle domande senza risposta, che è in grado di farsi anche un bambino.
Ieri, con Ieie.
"Mamma ma cos'ha quel ragazzo che viene a Messa sulla sedia a rotelle?".
"Di preciso non so, credo che sia nato così. Sicuramente è tetraplegico".
"Cioè?".
"Cioè non  muove le gambe, non può camminare".
"Però quando don Piero gli parla, lui sorride, sembra che capisca".
"Se è per questo quando il coro canta, cerca anche lui di cantare. Probabilmente capisce ma non riesce a esprimersi. Pensa come deve essere brutto, il corpo è come una gabbia che non risponde alle tue richieste. Eppure vedi, ogni domenica è in chiesa...".
"quindi è buono".
"Lo sarebbe anche se non venisse a Messa. Voglio dire che, nonostante tutto, viene in chiesa a cantare e ringraziare Dio".
"Mamma chi è quel signore che lo accompagna?".
"E' il padre".
"...e chi si occuperà di lui quando i genitori non ci saranno più?".

6 commenti:

  1. Il "dopo di me" mi fa sempre venire la pelle d'oca.
    Per fortuna, non è un tema che mi tocca in prima persona, ma è aberrante pensare a cosa provino tanti genitori o fratelli e sorelle.
    Purtroppo.

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    1. Diciamo che, quando i figli sono autosufficienti, il "dopo di me" genera preoccupazione solo finché i figli sono ancora piccoli e comunque, anche il quel caso, si spera che in qualche modo, con l'aiuto di altri familiari, possano farcela. Il vero dramma è quando i figli non sono autosufficienti, spesso queste famiglie non ricevono nessun tipo di aiuto.

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  2. Che intuizione matura, tuo figlio.

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    1. Credo che vedendo un ragazzo ormai grande, più verso i trenta che i venti che, al contrario dei suoi coetanei, può andare in giro solo accompagnato dal padre, la domanda gli sia venuta naturale.

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  3. Inutile dirti quanto mi tocchi questo argonento.
    È la domanda senza risposta che ci poniamo io e mio marito, specie riguardo al monello che sembra ad oggi avere difficoltà maggiori della monella.
    Noi stiamo ponendo le basi, facendo il possibile, ma sarà sufficiente? E soprattutto lo sarà per tutti i genitori i cui figli hanno problematiche ancora più gravi?
    Viviamo in uno Stato molto poco evoluto in tal senso, purtroppo. Bisogna lottare con le unghie e coi denti per avere già solo il minimo indispensabile.
    La vedo dura, anche se di certo non intendo restare con le mani in mano e voglio avere sempre una speranza in positivo, come ho sempre fatto!

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  4. Cara Maris, ammiro immensamente le mamme "speciali" come te, perché avete una forza e una grinta esemplari. Ho una cara amica che certo si porrà la stessa domanda fatta da Ieie, o forse no, perché le sue giornate sono così dense da non avere il tempo di farsi troppe domande.
    Hai ragione, purtroppo, viviamo in uno Stato molto poco evoluto. Quando parlo con la mia amica, mi stupisco sempre di tutte le difficoltà che incontra e mi sento terribilmente in colpa perché...non è giusto.
    Poi un bambino fa una domanda lapalissiana e davvero mi cadono le braccia: un cervello di dieci anni arriva lì dove schiere di ben pagati governanti sembrano non approdare.
    Non ti dico di non arrenderti, perché so già che non lo farai come non lo fa la mia amica, però vorrei davvero che se ne parlasse di più, che si facesse di più, perché pensare che questi siano problemi delle singole famiglie e non della comunità è tanto aberrante quanto falso.

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