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venerdì 2 novembre 2018

2 novembre

"Chi è questa mamma?".
"Una zia del nonno, una sorella di mio nonno".
"E quella?".
"E' la zia L. non te la ricordi Ieie?".
"Me la ricordavo diversa".
"Perché negli ultimi anni era malata, ma io la ricordo così".
"E quest'altra signora che ha il suo stesso nome?".
"La mamma del nonno, mia nonna".
"E chi sono questi tre che si chiamano tutti Vito?".
"Uno è il nonno del nonno. L'altro è mio nonno...".
"Si chiamavano allo stesso modo?".
"Sì".
"Il papà del nonno è nato...nel '98!?".
"Nel 1898".
"Milleottocento!!!??? E l'ultimo Vito?".
"Era mia fratello".
"Perché non c'è la foto?".
"Perché è morto appena nato".
"Appena nato?".
"E certo Lolla guarda: 24 marzo 1980-11 aprile 1980 nemmeno un anno".
"A dire il vero, Ieie, nemmeno un mese".
"Se non fosse morto avrei uno zio".
"Già".

giovedì 18 ottobre 2018

Fratelli

"Mamma".
"Dimmi Lolla".
"Ma a che servono il padrino e la madrina?".
"Il padrino e la madrina aiutano i genitori nell'educazione spirituale dei figli".
"Ma papà mi ha detto che se i genitori muoiono, il padrino e la madrina prendono il posto dei genitori".
"Be', sì, diciamo che fanno anche questo".
"Allora, per esempio, se tu e papà morite vuol dire che io vado con alcuni zii e Ieie con gli altri?".
Segue aria perplessa e assai preoccupata.
"No Lolla, se io e papà moriamo, il giudice..."
"Chi è questo giudice?".
"Il giudice per i minori, è quello che decide in questi casi, dicevo, il giudice stabilirà con chi andrete a vivere. Ma in ogni caso non vi separerà. Una cosa è certa: voi due rimarrete insieme".
Aria rilassata.

Quando aspettavo la Lolla, Ieie doveva compiere i due anni e molti genitori di un maschio e una femmina, scoprendo che nel pancione c'era una bambina, mi dicevano scettici che maschi e femmine sono due mondi a parte e che, per quanto fratelli, quella creaturina in pancia e l'altra che mi sgambettava a fianco, avrebbero fatto vite a sé stanti e non si sarebbero considerati.
Il loro è un rapporto fatto più che altro di dispetti, mazzate, competizione, mazzate, litigi, mazzate, subitanee impennate di gelosia dell'uno non appena l'altro riceve un complimento/carezza/regalo, di, ma l'ho già detto?, mazzate.
Di rado giocano assieme, ma talvolta accade, eppure ultimamente ho assistito a scene inedite. Parole bisbigliate tra loro per non farsi sentire da noi genitori, risatine complici dalle quali siamo esclusi, Ieie sdraiato ai piedi del letto della sorella non per prendersi a botte, ma per chiacchierare.
E se lui, nonostante la gelosia con cui, già prima della nascita, ha accolto la sorella, ha comunque mostrato nei suoi confronti un atteggiamento protettivo, lo stesso non si può dire della Lolla, che è invece sempre pronta ad accusarlo di tutti i mali della terra, specialmente di quelli che la riguardano da vicino, e che guarda al fratellone con un aspro senso di inadeguatezza, come quella che si sente inferiore.
Eppure, quando l'altro giorno ci siamo scambiate le poche parole di cui sopra, ho capito che, mazzate a parte, tra loro è fiorito qualcosa destinato ad accrescersi e, speriamo, a resistere.
La fratellanza l'ho sognata per una vita, ma non l'ho avuta. Sarà il mio più grande rimpianto e non ci sarà mai modo di colmarlo. Loro, invece, questo regalo l'hanno ricevuto e, in un certo senso, attraverso la loro fratellanza vedo quello che sarebbe potuto essere anche per me. E che non è stato.
Non posso invidiare i miei figli, ma, ecco, li guardo da fuori, felice per loro, e penso che io quell'essere fratello e sorella non potrò mai capirlo fino in fondo.


mercoledì 15 marzo 2017

Maschi vs femmine

Circa due anni fa, Ieie alle prese con i compiti di prima.
"Ieie, tesoro, cancella e vai a capo non puoi uscire ogni volta dai margini".
"Va be' mamma, solo questa volta".
"No! Non è solo questa volta. Guarda! Sono più le volte che sei uscito dal margine che quelle che lo hai rispettato, guarda che disordine! Cancella e riscrivi".
"Uffa!".

"Hai finito?".
"Sì, ho fatto possiamo andare".
"No ma scusa, ma a te sembra colorato bene? E' pieno di spazi bianchi, sono più gli spazi bianchi di quelli colorati. Dai per favore, riempi questi buchi di colore".
"Uffa mamma!".

Oggi, la Lolla, stessa situazione.
"Mamma così si va a capo?".
"Amore, non puoi dividere in sillabe, non lo avete ancora studiato".
"Ma la maestra lo fa".
"Perché sa come si fa. Non andare a capo, finisci di scrivere la parola".
"No devo andare a capo, se no esco dal margine".
"Tesoro, mancano solo due lettere, fa niente se esci dal margine".
"La maestra non vuole".
"Va be', ma guarda non sei mai uscita dal margine, solo questa volta. Dopo stai attenta e se vedi che una parola non entra nella riga vai a quella dopo".

"Lolla, sbrigati, dobbiamo andare".
"Devo colorare gli abachi".
"Ti do una mano?".
"Va bene...mamma non così, non devi lasciare spazi bianchi se no la maestra si arrabbia!".

Oggi, al ritorno da scuola.
"Ieie non voglio sentire più queste brutte parole, è chiaro!!??? Ma poi scusa, da chi le senti?".
"Dai miei compagni".
"Va be' e tu non le ripetere".

"Lolla perché piangi?".
"Ho litigato con G.".
"Oh e perché hai litigato con la tua amichetta?".
"Perché io le ho detto che non doveva dire una parolaccia, e lei invece l'ha detta!".

Il Dna è lo stesso. E anche l'educazione. Possibile che dipenda tutto da quel minuscolo cromosoma Y?

giovedì 27 agosto 2015

Di denti, amicizie, Marte e Venere

Al paesino Ieie ha un'amichetta della sua stessa età con la quale si diverte a giocare. A dire il vero si vedono anche in inverno, poiché non abitiamo distanti, ma con una minore frequenza dovuta alla scuola e ai molteplici impegni di tutti noi. Fatto sta che vanno molto d'accordo e per entrambi passare il tempo insieme è una festa. Sempre che non arrivi qualche amico maschio...
L'altro giorno la mamma della bimba, che per inciso è un'amica di vecchia data, mi ha confessato che la figlia le ha detto con stupore che Ieie, quando c'è P., un loro amichetto comune, "è diverso". Sì, insomma, la trascura.
"E - ho risposto io - dovresti dirle che questa è solo la prima verità che scoprirà sugli uomini. Ne seguiranno molte altre".
A onor del vero, e per dovere di cronaca, anche l'amichetta, con la quale quest'inverno frequentava un corso di basket, durante gli allenamenti lo trascurava a vantaggio della sua amica del cuore. Ma tant'è, lui non se n'è mai fatto un problema. E anche questo dimostra come maschi e femmine siano diversi.


Dopo un paio di giorni poi, sempre la mia amica nonché mamma della bimba, mi ha detto di aver sottoposto la figlia a un piccolo interrogatorio.
"Chi preferisci tra Ieie e G.?", le ha chiesto.
"Ieie", ha risposto lei senza esitazioni.
"E tra Ieie e P?".
"Sempre Ieie".
"E tra Ieie e la Lolla?".
"La Lolla".
Eccola, come la giri e come la volti, lo frega sempre. Non basta che il suo essere più piccola, vezzosa, smorfiosa e ruffianamente affettuosa (e femmina, of course), attiri su di lei tutte le attenzioni. Non basta che sia spuntata come un fungo tra lui e i genitori, i nonni e gli zii e che si appropri indebitamente dei suoi giochi. No. Lei è anche insinuante. Ovunque Ieie poggi il suo piede per primo, che sia un'amicizia, un gioco nuovo (ma anche vecchio), un libro, una chiacchierata con qualcuno, ecco che arriva la Lolla. Prima ficcanasa, poi sgomita per farsi un po' di spazio, quindi lo costringe a condividere e infine s'impossessa della preda lasciandolo a mani vuote.
A volte penso a quanto deve essere difficile avere una sorella come lei.


Martedì, infine, è caduto il terzo dentino, un incisivo superiore, e finalmente si è aperta una finestrella nel sorriso di Ieie, ché le altre volte c'era già un dente nuovo di zecca a sostituire il deciduo. Senonché, lavandosi i denti deve essersi guardato allo specchio perché ha cominciato a piangere. Gli è stato chiesto il motivo. "Sono brutto", ha esclamato tra le lacrime indicando il buco.

Un sorriso sdentato, l'autostima estetica un po' barcollante e le prime incomprensioni con l'altro sesso. Tutte cose che ti fanno capire che tuo figlio sta crescendo.

giovedì 23 luglio 2015

Prima o poi te tocca

Ci son cose, nella vita, che prima o poi a tutti capitano. Una delusione d'amore, una multa, una litigata al telefono con un call center, un'acquazzone che ti sorprende all'improvviso senza ombrello. E poi lui, il matrimonio d'estate. Quest'ultimo, a dire il vero, per lungo tempo me l'ero risparmiato, finché non me ne sono capitati due in due anni. E se l'anno scorso un agosto fresco ci ha graziato, quest'anno, visto come si è messo il meteo, non scamperemo alla calura. Trattandosi, poi, di matrimoni di cognati, l'opzione "adesso decido se andarci o se darmi malato" non è minimamente praticabile.
Ma a questo si aggiunge il carico da dieci. Ad entrambe le cerimonie mi tocca presentarmi da sola, come madre single con figli a carico, situazione che a dire il vero conosco bene, perché il marito è stato incaricato di fare l'autista, prima della sorella, quest'anno della cognata e poi anche del fratello. Con buona pace mia e dei miei figli che, volenti o nolenti, ci siamo dovuti adattare.
Lo scorso anno, grazie ad un paio di scarpe basse di ricambio con cui guidare, sono andata al matrimonio automunita, portando i bambini e mia suocera che all'ultimo momento è stata costretta dai figli a venire con me. Morale della favola: per una serie di disguidi a me non imputabili, siamo arrivati dopo la sposa e a cerimonia già iniziata, con mia suocera che un altro po' entrava urlando come Benjamin Braddock del Laureato.
Quest'anno, mesi e mesi prima ho messo le mani avanti, spiegando che col cavolo che stavolta sarei andata con la mia macchina. Niente paura, mi è stato detto, io e i bambini usufruiremo di un passaggio. E anche se a quattro giorni dalle nozze non ho ancora ben capito quale parente, affine o conoscente si prenderà questo incarico, la tabella di marcia è già stata stilata.
Lunedì usciremo di casa tutti e quattro alle 3 p.m., anche dette 15.00 oppure mazza che caldo visti i 40° all'ombra che ultimamente caratterizzano la fascia oraria, e dopo una serie di incontri con persone variamente imparentate con mio marito, io e i bambini verremo scaricati in chiesa (mio marito proseguirà dal fioraio e poi verso casa della sposa) dove la cerimonia è prevista non prima delle 18.00.
A quanto  pare, onde evitare il ritardo dello scorso anno, l'orario di uscita da casa non è contrattabile.
Non si sa bene cosa succederà tra il nostro arrivo in chiesa e la fine della messa (tempo totale previsto, due ore) visto che, in condizioni normali, i miei figli a malapena reggono una normale messa domenicale. Per dire, quando mio marito mi ha comunicato il programma al telefono, nei miei pochi minuti di distrazione, Ieie e la Lolla hanno:
-iniziato a rincorrersi e menarsi;
-pestato volutamente un formicaio;
-rischiato di scivolare sul formicaio mentre lo pestavano, si rincorrevano e menavano.
E' anche possibile che, tramortiti dal caldo (Ieie, in qualità di paggetto dovrà indossare camicia, giacca, pantaloni e scarpe chiuse), svengano quasi subito senza arrecare fastidio. Io, comunque, mi siederò in ultima fila, fingendo di non conoscerli.
Non è dato sapere, poi, chi, se saremo sopravvissuti, dopo la cerimonia ci porterà al ristorante, visto che mio marito sarà impegnato in un tour fotografico con gli sposi.
A questo punto, ecco, io speriamo che me la cavo.

venerdì 10 luglio 2015

Un giorno di singletudine

"Pronto?".
"Pronto mamma?".
"Ehi Ieie, come va?".
"Bene, siamo appena arrivati con i nonni. Mi passi la Lolla?".

"Pronto Ieie?".
"Ciao Lolla!".
"Ciao".
(...)
"Mmh mmh".
(...)
"Mmh mmh".
(...)
"Va bene ciao".

"Ehi Ieie che mi dici?".
"Niente, volevo solo salutare la Lolla. Va bè ciao".

Di queste 24 ore che Ieie ha trascorso a mare con i nonni, mi rimarranno molti ricordi e altrettante sensazioni. Per la Lolla ha significato poter assaporare quella vita da figlia unica che non ha mai conosciuto, beandosi di attenzioni esclusive, ma scoprendo anche com'è triste vivere in solitudine una routine normalmente binaria. Nessuno in auto con cui bisticciare, o giocare, o ridere. Cartoni selezionati senza compromessi, ma goduti in un noioso silenzio. Pasti volati via veloci e tranquilli: del resto a che serve fare i capricci perché non si vuol mangiare, se non c'è un fratello a cui sottrarre attenzioni?
Per la mamma è stato come ringiovanire di due anni in un sol giorno. Perché, diciamocelo, con un figlio è tutto più semplice. E la "messa a letto", senza l'elemento problematico della coppia, è stata solo un buonanotte-preghierina-bacino. E adesso le ho capite, quelle coppie che "no, vogliamo un figlio solo", a loro piace vincere facile.
Tuttavia quel che mi rimarrà più impresso, è stata la telefonata che Ieie ci ha fatto appena arrivato a mare. L'unica con cui ha voluto parlare è stata sua sorella. E allora me li sono immaginati tra qualche anno, quando lo studio o il lavoro li terranno lontani l'uno dall'altra. Me li son visti, con l'entusiasmo e lo splendore della giovinezza, mentre chiacchierano o si scambiano messaggi con chissà quale diavoleria del futuro. E ho pensato che per quanto il mondo vada a scatafascio e la vita sia sempre più precaria, questa cosa bella che c'è tra di loro, non gliela potrà togliere nessuno.

mercoledì 24 giugno 2015

In Sicilia con prole

Viaggiare con i figli a distanza di un anno è un modo per scoprire quanto sono cresciuti.
Terrorizzati dall'idea di un lungo tragitto in auto (l'ora scarsa che impieghiamo per andare dai nonni a volte è una mitragliata di "quando arriviamo?"), memori dei capricci che farcirono il nostro week end a Eurodisney di un anno fa, delle lotte improbe tra fratelli per l'unico passeggino noleggiato, delle sveglie all'alba imposteci da Ieie, siamo partiti per la Sicilia deglutendo e sperando.
Premetto che, come sempre, da quando abbiamo iniziato a spostarci con i bambini, scegliamo mete, o comunque tipologie di viaggi fatti anche, e soprattutto, a loro misura. Non troppe camminate tra i monumenti, niente musei, per adesso, e la scelta di posti che abbiano attrattive adatte ai loro gusti di bambini. So che ci sono famiglie con bimbi coetanei dei nostri che riescono a visitare mostre, musei e città d'arte, con estrema naturalezza e con il godimento di tutta la famiglia. Io ho ancora troppo vivido nella memoria il ricordo della visita al Palau Guell di Barcellona di due anni fa, per ritentare l'impresa.
Fatto sta che quest'anno abbiamo optato per una meta che unisse mare (per loro) e posti nuovi da visitare (per noi). Sarà stata la scelta azzeccata, sarà stata la fortuna, sarà stato (lo spero) il fatto che sono cresciuti, ma il risultato è andato oltre le più rosee aspettative.


Le undici (UNDICI) ore in auto sparateci al ritorno non hanno visto consumarsi drammi particolari. Niente soste, tranne quella in traghetto, svariate scazzottate consumatesi tra i sedili posteriori, senza vittime per fortuna, ma anche giochi, chiacchiere e risate complici tra i due fratellini, che ho immensamente invidiato ricordando i miei viaggi da figlia unica.
Abbiamo dormito e al mattino ci siamo risvegliati stupiti di questo aspetto.
Le mattine al mare son trascorse tranquille al punto che, per i primi due giorni, sono riusciti a giocare per ben tre ore con la sabbia senza litigare e in completa autonomia.
Ieie si è sottoposto alle passeggiate pomeridiane senza troppe lamentele e, soprattutto, ha camminato e non ha conteso il passeggino alla sorella.
Non ci sono stati capricci degni di nota, lotte furibonde o crisi di nervi.
Siamo tornati stupefatti e soddisfatti in uno stato di grazia. Poi, va bè, la routine ha riattivato i soliti meccanismi di gelosia-capricci-litigi con annesso svalvolamento dei genitori.
Però, chissà, magari l'anno prossimo si potrebbe tentare una visita agli Uffizzi...

martedì 5 maggio 2015

Un bambino

"E allora andai ospite dalla zia Tina che viveva a G., perché qui in paese, allora, le scuole medie non c'erano. Stetti da lei un anno, poi la trasferirono, andò a lavorare in città e si fece ospitare da una parente. Io allora andai in collegio, poi quando la zia trovò casa in città mi prese con sé e rimasi con lei fino alla fine delle scuole".
"E papà? Anche lui andò a stare dalla zia Tina, no?".
"Sì, quando cominciò le medie. Ancora me lo ricordo, si era nascosto là, sotto il tavolo della macchina da cucire, piangeva e diceva 'Io voglio stare con la Titina mia'. Sai, la mamma era morta da poco".

Pur sapendo che anche i nostri genitori sono stati bambini, fa sempre un certo effetto scoprirli piccoli e indifesi. Non ho mai ignorato che mio padre avesse perso la madre nell'infanzia, ma non avevo mai veramente riflettuto su come questa perdita avesse influito sulla sua piccola esistenza di bambino di otto anni. 
Ho immaginato lui, così serio e poco incline ai sentimentalismi, poco più grande di Ieie, accucciato sotto un tavolo che si dispera perché non vuole essere separato dalla sorella di soli due anni più grande. E ho sentito una grande tristezza, una voglia di piangere e di consolare quel bambino di cui conosco solo la versione adulta.
E poi ho messo in fila i ricordi, ho ripensato al rapporto tra mio padre e mia zia, ho guardato quella loro affettuosità pacata e priva di gesti eclatanti, fatta di dialoghi, visite e aiuto nei momenti del bisogno e ho capito che quello che noi vediamo, e pensiamo di conoscere, è così poco in confronto a tutto quello che c'è stato. Ed è un vero peccato.