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giovedì 10 giugno 2021

Scampoli di compiti

Con lui

1789: the summer of love

"...e così il 4 luglio la folla entrò nella Bastiglia per amarsi".
"Per amarsi??? per armarsi!".
"Ah ecco, in effetti mi sembrava strano".

Fate l'amore non fate la guerra

"Mamma, ma perché gli uomini fanno le guerre?! Ma ci pensi che se non si fossero fatte tutte ste guerre adesso noi non dovremmo studiarle!".

Con lei

Quoque tu Brute

"...alla fine Cesare venne ucciso dai suoi oppositori che lo pugnalarono".
"...".
"....ma cosa significa pugnalare?".
"Colpire con un pugnale, che è una specie di piccola spada".
"Io pensavo voleva dire uccidere a pugni!".

La patriota

Studiando il Friuli-Venezia Giulia
"Mamma comunque per fortuna l'Istria e la Dalmazia non fanno più parte dell'Italia se no il Friuli sarebbe più lungo da studiare".
"Chissà, magari se fossero rimaste all'Italia ci sarebbe stata un'altra Regione".
"Ecco appunto. Meglio così allora, che se la devono studiare i Croazi!".

La sincretista

"Mamma mi aiuti a fare questo cruciverba per religione? Il numero 6 dice 'Il primo patriarca'".
"Dai, lo conosci. Partì da Ur dei Caldei verso la terra promessa".
"Ah, Abramo. Ma Abramo non era ortodosso!".

Cosa vorrebbe dirci Dante
 
"Mamma, hai presente quando Dante nella Divina Commedia incontra Ulisse?".
"Quando dice Fatti non foste a viver come bruti.."
"Bruti?! Io avevo scritto bruchi".
"Ma perché mai Ulisse avrebbe dovuto dire ai suoi compagni di non vivere come bruchi?".
"Va be', insomma sai quando dice Considerate la vostra semenza?"
"Sii?"
"Ecco, siccome eravamo in Dad io non avevo capito bene e ho scritto Considerate la vostra scemenza!".

Il motivatore

"Mamma sai il disegno di Dante e Virgilio che avevo fatto? La maestra l'ha messo nel filmato sui disegni della Divina Commedia. Ma non ha messo tutti i disegni, solo quelli più belli".
Ieie: "La maestra doveva proprio essere disperata".

lunedì 7 giugno 2021

L'ultima settimana

 E così l'ultima settimana è iniziata. Gli ultimi giorni in cui con lo sguardo seguirò i tuoi passi fin nell'atrio della scuola, tu e il tuo carrellino, il passo lieve e i capelli che dondolando ti sfiorano il viso.
E così è iniziato il rito delle ultime volte. Gli ultimi giorni nella vostra aula, che è stata vostra per cinque lunghi anni. Le ultime ore con le vostre maestre, che vi hanno accompagnato nella strada gioiosa che dall'infanzia conduce alla giovinezza. La maestra dolce nelle cui braccia, ancora cuccioli, vi tuffavate a ogni incontro e la maestra più severa che, però, mi dicevi in prima, ti fa tanto ridere. Gli ultimi istanti nella vostra scuola a scherzare e chiacchierare, voi che siete stati insieme per otto anni. E un po' è come se ci fossi stata anche io, lì con voi, grazie ai tuoi puntuali resoconti quotidiani sui vomiti, i mal di pancia veri o presunti (quando c'era una verifica), le penne che esplodevano e le risposte poco pertinenti. 
Tra qualche mese tutto questo sarà di altri bambini. Ci penso da tanto a questo momento, lo sai? Ho contato i mesi, le settimane e i giorni, col cuore in gola e un punto di domanda su come sarebbe andata a finire.
E se da un lato ho un groppo che si scioglierà in lacrime nell'ultimo giorno, dall'altra sono felice che quest'anno così complicato volga al termine. 
Guardo il bicchiere mezzo pieno, perché sebbene senza feste, senza dolcetti e scambi di merende, senza l'ora di ginnastica e gli inviti a casa per fare i compiti, senza gita e senza recita di fine anno, senza, soprattutto, i sorrisi e gli abbracci degli amici, avete almeno potuto stare assieme per la quasi totalità del tempo (tranne le chiusure imposte dal nostro sempre beneamato e avveduto governatore) e davvero non era così scontato.
Non so a te che sembri incurante della fine che incombe, ma a me tutto questo mancherà, forse perché stavolta non c'è un figlio più piccolo a mantenermi ancora un altro po' nella scuola dei piccoli.
E allora ripartiamo con l'elenco delle ultime volte, pronti a cantare quella canzone sulla fine della scuola che, da oltre un anno, intonavate a ogni campanella, mentre la maestra severa vi diceva che no, ancora la scuola non era finita.
Ecco, tra qualche giorno potrete cantarla per davvero.
La Lolla, il primo giorno di questo strano anno

martedì 23 marzo 2021

Compleanno in lockdown 2.0

 E così sono dieci. Sarà il numero a due cifre, ma fa tanto grande. E così, per il secondo anno, ti ritrovi a festeggiare in lockdown, senza un qualcuno che non siano i genitori e il fratello.
Avrei voluto darti qualcosa di più, non una festa, vocabolo ormai cancellato dal nostro discorrere quotidiano dopo aver trascorso in solitudine Pasqua, Natale e quant'altro, ma almeno un'amica con cui scambiarsi un abbraccio o una visita dei nonni. Comunque, sarà che ormai siamo rodati, quest'anno il festeggiamento in solitaria è andato meglio. Niente scleri, forse perché non ho dovuto sostituirmi alle maestre e al pasticciere, e ho potuto essere semplicemente la mamma. E almeno la torta, l'hai avuta.
Sei cambiata tanto, in quest'ultimo anno, ma non so dire se le crisi nervose, le paure e le timidezze che ho visto affiorare nella mia bambina coraggiosa, sono solo il frutto dell'età che avanza, della ragazzina che piano piano emerge dal tuo corpo di bambina o delle privazioni che sei stata costretta a sopportare.
Una mini Lolla. A dire il vero io la vedo ancora così
Sei stata fin troppo brava, lo sai? Non te lo dico spesso, ma se guardo a questi mesi di giornate sempre uguali, di solitudine profonda, mi rendo conto di come li hai sopportati senza grandi lamentele. Proprio come quel tampone negativo per cui non hai versato neanche una lacrima, impostoti per la nostra paura di un semplice raffreddore e del quale hai temuto, in silenzio, più il verdetto che la procedura.
Lo so che questi mesi sono stati pesanti, io ti guardo e leggo nei tuoi gesti molto più di quanto racconti. E tu sei una che racconta tanto! L'ho capito quando ti sei consumata le sopracciglia a furia di sfregartele, l'ho compreso quando a un certo punto hai smesso di chiedermi di poter invitare le amichette a casa. L'ho intuito,  decifrato e temuto in ogni sguardo mesto, alzata di spalle o sorriso forzato.
Stai crescendo velocemente e mi si spezza il cuore perché quando anche la piccola di casa non sarà più tale, mi sembrerà conclusa una fase della mia vita. Intanto mi beo dei tuoi scampoli d'infanzia: la voce da Masha, le Barbie che hai voluto in regalo, il fatto che tu sia contenta di essere la figlia più piccola.
Vorrei poterti dire che l'anno prossimo sarà diverso, ma non mi piace fare promesse che non so se posso mantenere. Fammi tu una promessa, invece. Promettimi che conserverai la tua leggerezza e il sorriso con cui affronti ogni giornata. Promettimi di far sì che queste tue nuove timidezze non cancellino uno dei tuoi superpoteri: quella polvere magica che ti circonda e che attira l'affetto e la simpatia delle persone che incontri.

lunedì 28 settembre 2020

E' tornata la mia bambina

E' tornata la mia bambina. Quella che deve raccontarti ogni cosa detta o fatta in classe. Quella che vuole condividere e ripercorrere le cinque ore di scuola, i momenti spiritosi, gli scherzi alle maestre e le monellerie di qualche compagno. Quella che dopo pranzo si chiude in camera e comincia a fare i compiti.
E' successo un giorno all'improvviso, al suo ritorno a casa. Le ho visto gli occhi scintillare come non ricordavo e l'ho riconosciuta. Sparita la bambina che di punto in bianco diventava isterica, che bisognava inseguire perché non voleva fare i compiti in quanto "troppo stressata".
E' ritornata la mia bambina felice.
Quella che si appunta sul petto i complimenti della maestra e non deve confrontarsi con una mamma brava solo a notare gli errori.
E' tornata la mia bambina e non so quanto durerà, ma io vorrei che fosse per sempre.
Sono stati sette mesi lunghi e difficili. Nessuno ci ridarà il tempo perso e so che non ho il diritto di lamentarmi. Però, se ci penso, non posso non dirmi che ci è stato tolto molto più di quanto pensiamo. Soprattutto è stato tolto ai nostri bambini. Quello che gli abbiamo fatto non lo abbiamo nemmeno veramente capito. Gli abbiamo tolto la loro vita e solo perché stavano al sicuro a casa e non sotto un cielo di bombe, non possiamo alzare le spalle e mimare un vabbe'.
Il primo giorno di scuola della Lolla
Oggi un compagno di mia figlia è andato via prima a causa di un attacco di panico. Non conosco le circostanze che lo hanno provocato, né la storia personale del bambino. Pure, come adulta, non posso fare a meno di sentirmi in colpa.

sabato 23 marzo 2019

Otto

La misura della tua crescita, veloce, emerge dai polsi e dalle caviglie che, per quanto io aggiorni il tuo guardaroba, fuoriescono sempre impertinenti da maniche e pantaloni, quasi a dire che non è tempo di fermarsi adesso.
Benché tu ci tenga a essere la piccola di casa, benché di bambole e pupazzi sono fatti ancora i tuoi giochi, sento con terrore e nostalgia il tempo che fugge e che anche tu, destinata a prolungare la mia presenza nel territorio dell'infanzia, ben presto spiccherai il volo.
In quella mattina lucente di marzo, quando vestita di rosa ho potuto stringerti tra le mie braccia, temevo saresti stata l'ultima e col naso che sfiorava il tuo piccolo collo, mi inebriavo di quel profumo di lattante, imprimendomi ogni dettaglio per saziare il mio cuore di mamma.
E' ancora tutto qui nella mia testa, come fosse quel giorno, anche se otto anni sono passati da allora e mai, come in quest'ultimo anno, tu sei cresciuta e cambiata, superando traguardi e attraversando nuovi territori.
Da un giorno all'altro, hai detto addio al dito in bocca. Hai deciso tu come e quando, e nonostante una prima sera di pianti mentre ti rilassavi davanti alla televisione, al pensiero che no, in quel momento non potevi succhiarti il dito, quella che sembrava un'impresa titanica è scivolata via con la velocità del sole che tramonta.
A scuola, a lezione di inglese, ho notato i tuoi progressi come se, da un momento all'altro, qualcosa dentro di te si fosse sbloccato.
Hai perso un po' della tua sfacciata sicurezza e acquistato qualche accenno di timidezza, ma alle tue compagne non neghi mai un abbraccio, con quegli slanci affettuosi che io non ho mai posseduto. Se non con te.
E poi ci sono quelli che si vogliono fidanzare con te e sebbene tu dica che non ti fidanzi con nessuno, non posso non notare la civetteria che aleggia nel tuo sguardo. Per ora ammetti, con imbarazzo, che Cedric Diggory ti piace più di Ron Weasley, ma verrà il tempo di altri segreti, e chissà se vorrai confidarceli.
Stai cambiando, piccola mia, e ti osservo e cerco di conservare ogni dettaglio della bambina che sei stata e che sei, anche se a volte mi sembra che il tempo si prenda gioco della mia memoria. E' difficile pensare che qualcosa è passato, è impossibile credere a quei dettagli dimenticati.
Qualche settimana fa una bambina, tua compagna a lezione di inglese, ti ha vista passeggiare, è scesa dalla macchina chiamando il tuo nome e correndoti incontro. Tu hai salutato, ma sei rimasta immobile, intimidita, incerta sul da farsi. Ho visto un po' di me, in te, e non mi è piaciuto, ma nonostante tutto le bambine ti chiamano e ti salutano allegre e questo mi consola.
Ho chiesto a Ieie come descriverebbe sua sorella, "E' sempre felice", mi ha risposto (e sappi che, nonostante i suoi dispetti e nonostante quello che tu gli fai, ha detto che non vorrebbe mai e poi mai essere figlio unico e che non farebbe a meno a di te neppure se ciò significasse avere più regali).
Ecco, il mio augurio per questi otto anni è che tu conservi, anche crescendo, questo lato del tuo carattere.
Che il sorriso ti sia sempre compagno, tanti auguri figlia mia.

lunedì 22 ottobre 2018

Paura!

"Io non ho paura di nulla, sono il guerriero dragone" diceva un paio di anni fa la Lolla a un cuginetto dell'età di Ieie che le chiedeva stupito se temesse i vampiri, gli zombie o simili altre amenità.
E in effetti è vero, la Lolla, al contrario di Ieie, non ha mai avuto paura del buio (da piccola si nascondeva da sola in stanze oscure), dei mostri o di storie lugubri. Se dovessi dare il mio giudizio, è come se avesse sempre considerato queste cose per quelle che sono: storie, e come tali non vi ha dato più di tanta importanza, in maniera più o meno consapevole.
E mentre Ieie si faceva impressionare solo da una copertina di un libro (Il calice di fuoco, per esempio, o una vecchissima edizione dell'Isola del tesoro) al punto da costringermi a dirgli che li avevo buttati, altrimenti non avrebbe dormito più per settimane, la Lolla, quando il fratello pensò di raccontarle della bambola assassina di cui gli aveva parlato un compagno di scuola, continuò a dormire sonni tranquilli con tutte le sue bambole intorno, condividendo il racconto anche con le sue  (non so quanto grate) amichette. Ieie, ovviamente, pretese l'allontanamento immediato delle bambole dal corridoio delle camere da letto.
Insomma, la Lolla non è mai stata tipa suggestionabile. A sette mesi ha iniziato a dormire da sola in camera sua e da lì non è tornata indietro. Se è stanca saluta tutti e si corica in autonomia e sin da piccola, in salute o in malattia, preferisce la solitudine del suo letto al lettone, complice un'acuta, radicata, intensa passione per il sonno.

Proprio per questo sono rimasta colpita (per non dire shockata), quando la settimana scorsa, colpevole uno dei solito racconti che Ieie ricicla dai compagni di scuola, la sera la Lolla ha iniziato a piangere, dicendo di avere paura e la notte si è svegliata piangendo. E' stato come se qualcosa si fosse rotto, come se non avessi più davanti la mia bambina, ma una sconosciuta.
E' durato solo un giorno, poi non ne ha parlato più, il sonno è tornato placido e la Lolla ha ripreso ad andare da una stanza all'altra in tranquillità e in tranquillità a fermarsi a giocare in camera sua anche se non c'era nessuno nelle camere limitrofe.
La paura pare essersene andata, o forse essere stata dimenticata, ma adesso non riesco a non chiedermi cosa è cambiato in lei e da cosa, eventualmente, dovrei proteggerla, cosa che finora non ho ritenuto di dover fare. Mi chiedo, in particolare, cosa la abbia spaventata di quel racconto che ho ascoltato distratta, colpevole di averla ritenuta forte abbastanza per fregarsene come al solito.
E' strano come la crescita, che per Ieie ha significato dar meno peso a certe storie, per lei porti ad esiti opposti. O forse, è solo che la bambina ingenua, immersa in un mondo che col suo filtro rosa depurava tutte le informazioni esterne, comincia ad avere un approccio più consapevole alla realtà. Il rosa, insomma, talvolta deve lasciare il posto ad altri colori.

giovedì 18 ottobre 2018

Fratelli

"Mamma".
"Dimmi Lolla".
"Ma a che servono il padrino e la madrina?".
"Il padrino e la madrina aiutano i genitori nell'educazione spirituale dei figli".
"Ma papà mi ha detto che se i genitori muoiono, il padrino e la madrina prendono il posto dei genitori".
"Be', sì, diciamo che fanno anche questo".
"Allora, per esempio, se tu e papà morite vuol dire che io vado con alcuni zii e Ieie con gli altri?".
Segue aria perplessa e assai preoccupata.
"No Lolla, se io e papà moriamo, il giudice..."
"Chi è questo giudice?".
"Il giudice per i minori, è quello che decide in questi casi, dicevo, il giudice stabilirà con chi andrete a vivere. Ma in ogni caso non vi separerà. Una cosa è certa: voi due rimarrete insieme".
Aria rilassata.

Quando aspettavo la Lolla, Ieie doveva compiere i due anni e molti genitori di un maschio e una femmina, scoprendo che nel pancione c'era una bambina, mi dicevano scettici che maschi e femmine sono due mondi a parte e che, per quanto fratelli, quella creaturina in pancia e l'altra che mi sgambettava a fianco, avrebbero fatto vite a sé stanti e non si sarebbero considerati.
Il loro è un rapporto fatto più che altro di dispetti, mazzate, competizione, mazzate, litigi, mazzate, subitanee impennate di gelosia dell'uno non appena l'altro riceve un complimento/carezza/regalo, di, ma l'ho già detto?, mazzate.
Di rado giocano assieme, ma talvolta accade, eppure ultimamente ho assistito a scene inedite. Parole bisbigliate tra loro per non farsi sentire da noi genitori, risatine complici dalle quali siamo esclusi, Ieie sdraiato ai piedi del letto della sorella non per prendersi a botte, ma per chiacchierare.
E se lui, nonostante la gelosia con cui, già prima della nascita, ha accolto la sorella, ha comunque mostrato nei suoi confronti un atteggiamento protettivo, lo stesso non si può dire della Lolla, che è invece sempre pronta ad accusarlo di tutti i mali della terra, specialmente di quelli che la riguardano da vicino, e che guarda al fratellone con un aspro senso di inadeguatezza, come quella che si sente inferiore.
Eppure, quando l'altro giorno ci siamo scambiate le poche parole di cui sopra, ho capito che, mazzate a parte, tra loro è fiorito qualcosa destinato ad accrescersi e, speriamo, a resistere.
La fratellanza l'ho sognata per una vita, ma non l'ho avuta. Sarà il mio più grande rimpianto e non ci sarà mai modo di colmarlo. Loro, invece, questo regalo l'hanno ricevuto e, in un certo senso, attraverso la loro fratellanza vedo quello che sarebbe potuto essere anche per me. E che non è stato.
Non posso invidiare i miei figli, ma, ecco, li guardo da fuori, felice per loro, e penso che io quell'essere fratello e sorella non potrò mai capirlo fino in fondo.


martedì 2 ottobre 2018

Il mondo visto dalla Lolla

Il mondo visto dalla Lolla è una Paese delle Meraviglie dove il nonsense furoreggia e l'impossibile è la regola, dove le parole perdono peso e significato strabordando in qualcos'altro e ciò che è potrebbe essere ciò che non è. O viceversa.

Davanti al televisore
Ieie e la Lolla guardano la tv, c'è la pubblicità di un concerto.
Lei: "Ah, è Andrea Bocelli". Poi, con evidente stupore: "Ehi, ha aperto gli occhi!".
Lui: "Per forza è Claudio Baglioni".

Davanti al televisore #2
Lei: "C'è Fiorello. Fiorello Mannoio".

Esplorando il mare
"Mamma, lo sai che oggi con la maschera ho visto i piccoli del pescespada? Si chiamano aguglie".

Fashion victim
E così la Lolla prova il regalo della zia la quale, ben sapendo la triade che mi guida nell'acquisto di abbigliamento per bambini: lavabile in lavatrice-resistente alle cadute-sfruttabile per almeno due stagioni, e ritenendomi la nemesi di Anne Wintour e l'antitesi di Chiara Ferragni, le ha regalato un completo di tendenza. Una casacca a righine blu con le maniche a sbuffo, che lasciano le spalle scoperte, e un pantalone largo, da portare sopra la caviglia, con la vita alta, arricciata.
"Mamma si vedono le bretelle della canottiera. Perché le maniche sono così?".
"Adesso vanno di moda, aspetta, ecco ora non si vedono più".
"Ma questa è una gonna di sopra?".
"No Lolla, è una maglietta".
"I pantaloni sono un po' scollati".
"Non sono scollati, sono ampi, come si portano adesso".
"Come i tuoi rosa?".
"Sì".
Ci pensa su.
"Perché quelli normali non si portano più?".

Not like other girls
"Mamma ti piacerebbe avere una bacchetta come la signora Weasley, così potresti lavare i piatti con la magia?".
"Certo che mi piacerebbe, ma purtroppo non è possibile".
"Perché sei Babbana?".
"Anche tu lo sei".
"No io no. Io a undici anni vado a Hogwarts".

martedì 10 aprile 2018

Duello all'arma bianca

"Gabri e Lele hanno litigato".
"Chi?".
"Gabri e Lele, i miei compagni di scuola".
"Ah. E come mai?".
"Perché tutti e due volevano fidanzarsi con Caro".
"Mmh mmh".
"Allora hanno deciso: si davano un pizzicotto e chi diceva 'ahi' perdeva chi non diceva 'ahi' vinceva e si fidanzava con Caro".
"Ah. Bene".
"Lele ha dato un pizzicotto a Gabri e lui non ha detto niente. Poi Gabri ha pizzicato Lele e lui ha detto 'ahi' così ha perso".
"Ma Caro cosa diceva in tutto questo?".
"Tanto Caro Lele non lo voleva".
"Ah. Bene".
"E tu, sei fidanzata con qualcuno?".
"No".
"Benissimo".

lunedì 26 marzo 2018

Pausa pranzo

Sono nove, affiatate, si conoscono da buona parte della loro vita. Sono giovani, qualcuna veste più sofisticata, qualcun'altra casual, ma tutte di tendenza, tant'è che indossano tutte delle polacchine.
Sedute nella luce diafana di questo marzo pazzerello, una finestra a illuminare il tavolo sul quale consumano il pranzo, chiacchierano. Di maschi. Di coppie che popolano altre stanze del posto in cui trascorrono quasi ogni mattina assieme.
"Giulio sta con Sara".
"Ma lui è più piccolo di lei".
"Già".
"E voi -  mi intrometto tra quei nomi per me sconosciuti - siete fidanzate?".
Qualcuna alza la mano, "Io sì" dice una sillabando un nome.
"No non so come fai a stare con lui - dice un'altra - io l'ho avuto vicino ed era insopportabile".
"Lascialo - sentenzia una terza - si scaccola!".
"Anche io ero fidanzata" mi rivela quella che riteneva insopportabile il fidanzato dell'amica "ma poi mi sono lasciata e ora sono single".
"Che significa single?", mi domanda la Lolla.

Sono nove, si conoscono da quando avevano più o meno tre anni e la più grande di loro sta per compierne otto. Hanno percorso già cinque anni assieme, crescendo e cambiando tra i banchi di scuola.
Sono le compagne della Lolla. Averle tutte a pranzo, e sentirle parlare, è un'esperienza indicibile. Sono piccole donne, sono la proiezione di quello che potranno e vorranno essere.

venerdì 23 marzo 2018

Sette anni

Alle volte ti guardo dormire, la sera, spersa nel grande letto e ammiro quel tuo sonno placido, spavaldo, che da sempre ti accompagna e ti permette di riposarti comunque e dovunque.
Alle volte ti guardo camminare e mi chiedo che donna sarai, un giorno. Se i tuoi capelli saranno ancora lisci, come li porterai. Se affronterai la vita con gli stessi sorrisi che oggi elargisci con generosità, accompagnati da quel ggh così bambinesco, rigurgitante felicità.
Ultimamente sembri timida quando incontri persone nuove. E' un lato insolito di te, forse perché stai cambiando e, nonostante ti consideri ancora la mia piccola, nonostante quel dito in bocca di cui proprio non riesci a fare a meno, nonostante ti piaccia essere la cucciola di casa, dovrò accettare di veder crescere la mia bambina.
Sei così diversa, tu. Non hai i miei timori a frenarti, affronti ogni cosa col sorriso sulle labbra e se qualcuno ti ferisce, ne parli, fino allo sfinimento. Magari versi qualche lacrima, ma consolarti è facile. Vuoi bene a tutti, ma a volte mi sembra che non ti leghi a nessuno se dimenticare chi ti ha fatto del male è così facile. Ti bastano pochi punti fermi. E via.
Sei sicura di te e anche quando non lo sei, sai venderti bene.
A volte ti guardo camminare e mi chiedo che donna sarai. E già ti ammiro, per essere così diversa da me, nonostante me.
Mi chiedo se conserverai quei lati così capricciosi del tuo carattere che si scatenano ai primi accenni di stanchezza. Quel tuo impuntarti per un nonnulla, quei pianti a dirotto che si concludono a volte con un abbandono rancoroso al sonno. Poveretto chi ti piglia, penso in questi casi.
Ma per fortuna è ancora presto. E mentre le tue amichette cambiano e scambiano fidanzatini, tu guardi con distacco ai problemi di cuore e ne parli ridendo. "F mi ha detto che M mi ama", mi hai raccontato l'altro giorno. Chissà se tra qualche anno sarò ancora la tua confidente.
Per adesso ti osservo dormire, la notte. Guardo quel corpicino che si è allungato tanto nell'ultimo anno e che non riesco più a portare in braccio e penso che va tutto bene. Che va bene come sei, anche se magari ogni tanto mi dimentico di dirtelo.
Tanti auguri, figli mia.

giovedì 25 gennaio 2018

Il sacro fuoco dell'arte

"Sai nonna, oggi mentre eravamo a teatro, per poco non mi facevo la pipì addosso".
"Oh mamma mia Lolla, e perché non l'hai fatta a scuola prima di uscire?".
"Perché non mi scappava".
"E a teatro invece ti scappava?".
"Sì. Io, quando sono a teatro, mi viene da fare la pipì perché mi emoziono".

lunedì 27 novembre 2017

La sindrome della maestrina ovvero a noi la Montessori ci fa un baffo

Chiacchiere post scuola.
"Mamma lo sai chi mi hanno messo accanto?".
"Chi?".
"Mi hanno messo L. che non sta attento e non sta mai seduto e allora io devo dirgli 'siediti' 'non ti alzare'".
"Ma Lolla, questo non è compito tuo. E' la maestra che decide come e quando riprendere i bambini in classe".
"Ma la maestra mi ha detto che devo farlo io".
"...".
Interviene la nonna. "Povera figlia, come fa a stare attenta se deve pensare agli altri. Ma come mai Lolla ti hanno messo accanto questo bambino?".
"Ma io volevo proprio che mi mettevano accanto uno che non stava attento e si alzava, così lo potevo sgridare".
La Lolla mentre fa lezione alle bambole

mercoledì 6 settembre 2017

Così parlò la Lolla

"Allora bambini vi ricordate cosa significa poodle?".
"Io sì, io sì".
"Su dillo Lolla".
Ci pensa un attimo, il dito sulle labbra "Batuffolo, anzi no il cane batuffolato!".

Per la cronaca, poodle significa barboncino. Ma il mondo, visto con gli occhi di una Lolla, ha tutto un altro colore.

mercoledì 30 agosto 2017

Tormentoni estivi

"...internettuali nei caffé/ internettologi/ soggenerali coccodei selfisti anonimi (...) AAA cercasi cercasi/ umanità virtuale sezzapi sezzapi/ comunque vada pantalei/ ai sid iintrein/ lezioni di nirvana/ c'è butta in fila indiana..."

"....fuga dall'inferno finalmente in viaggio/ la tua vacanza in un parchetto omaggio./ Foto di gruppo sotto al monumento/ mister campo di concentramento..."

"...senza una meta/ senza una strada/ con gli occhi lucidi/ e la sirenettaaaa..."

I tormentoni estivi...secondo la Lolla.

giovedì 23 marzo 2017

Buon compleanno

Anche quest'anno, puntuale come al solito, la tua calla ha fatto un fiore. Ricordo che ne aveva parecchi quando, sei anni fa, ce la regalarono per la tua nascita. Ma anche uno solo va bene, purché sbocci per il tuo compleanno.
Sono sei, quindi. L'età giusta per andare a scuola. Ma a scuola tu ci vai da un pezzo, e senza problemi. L'hai voluta tu questa sfida, nonostante i miei timori, e sei stata all'altezza, perché non è sempre vero che quando i bambini chiedono qualcosa lo fanno solo per capriccio.
Dicono spesso che mi somigli, ma ogni volta che ci mettiamo guancia a guancia davanti allo specchio a fare le boccacce non vedo miglioramenti: non trovo niente di me in te. E non solo nell'aspetto, ma anche nel carattere. Sì, qualche volta colgo una sfumatura, un piccolo accenno che rimane impigliato nella rete fitta delle tue chiacchiere. Ma basta a giustificare questa presunta somiglianza? Secondo me, no.
E allora buon compleanno a te, bambina sempre allegra. Bambina affettuosa che elargisce e attira abbracci.
Buon compleanno a te, che già si vede che sarai determinata e coraggiosa.
Buon compleanno a te che dici di essere il guerriero dragone che non ha paura di nulla.
Buon compleanno a te che l'altro giorno mi hai vista andar di fretta, e, senza che dicessi nulla, sei stata l'unica ad aiutarmi a sparecchiare. Da sola, in autonomia.
Buon compleanno a te, che magari ti rattristi se un'amica ti fa uno sgarbo, ma che sai reagire e trovi il coraggio per andare avanti.
Buon compleanno a te, che hai la testa piena di sogni, di idee, di fantasie e io lo vedo dallo sguardo intento e brillante con cui ti perdi nei tuoi giochi, da quelle manine che ricacciano indietro i capelli e si agitano indaffarate.
Buon compleanno perché penso a queste cose e trovo poco di me in te.
E forse mi piaci proprio per questo.

venerdì 10 marzo 2017

Il primo libro

Non è il primo che ha ricevuto. Né il primo che ha scelto in libreria. E, a ben pensarci, nemmeno il primo che ha letto.
Il primo libro di mia figlia è quello che, per la prima volta, ha scelto e poi letto da sola per intero, un'emozione per me enorme se si pensa che fino a poco tempo addietro eravamo ancora a LA MI-A CA-SA E' BE-LLA.
E' successo un po' di settimane fa, dopo una rappresentazione in una libreria per bambini, nell'angolo delle prime letture, dove avevo trascinato una Lolla in piena sindrome da "mi compri una cosa?". Siccome ai libri non so dire no, siamo scese al compromesso di un librino economico e lei si è fatta catturare da un dorso violetto, il titolo era troppo piccolo per riuscire a leggerlo, che si è scoperto corrispondere a una copertina con una farfalla nera.
Devo ammetterlo, io avrei optato per qualcos'altro, ma dopotutto era il suo libro e la scelta si è rivelata azzeccata. Il farfallo innamorato, questo il titolo, fa parte della collana Bollicine della Giunti Kids, ed è l'ideale per chi, come mia figlia, ha lasciato la sillabazione dietro l'angolo. La Lolla fa ancora fatica a leggere un testo dall'inizio alla fine, eppure con questo ci è riuscita. Ok, la prima volta gliel'ho letto io, ma poi ha fatto da sola, senza stancarsi e, anzi, divertendosi. 
Ecco cos'è che, secondo me, rende questo libro particolarmente indicato per chi ha appena iniziato a leggere.
1) IL TESTO: è scritto in stampatello maiuscolo, le frasi non sono troppo lunghe e unisce alla prosa parti in rima con uno stile nonsense che mi ha ricordato Rodari e che ai bambini piace molto.
2) LE ILLUSTRAZIONI: colorate, spiritose, si mixano perfettamente al testo. I miei bambini hanno ancora bisogno di vedere immagini accanto alle parole e la Lolla ha apprezzato molto quelle che corredano questo libro, analizzandole con curiosità.
3) LA STRUTTURA: il farfallo innamorato va alla ricerca della sua biccicalla e nel farlo entra in vari negozi, seguendo uno schema che si ripete ogni volta uguale eppure diverso. La ripetizione, la ciclicità, sono un altro aspetto che i bambini gradiscono.
Infine, last but not least, alla Lolla è piaciuto anche il frontespizio dove, oltre a uno spazio per il nome dell'autrice e uno per quello dell'illustratrice, ce n'è un altro da completare con i dati del lettore/lettrice, aspetto da non poco conto per chi, come lei, comincia ad avventurarsi da sola nel mondo della lettura.
"Ma cos'è che ti piace di questo libro?" ho chiesto alla Lolla che lo prendeva dalla libreria per l'ennesima volta. "Che si innamorano" mi ha risposto col suo consueto risolino.
Per i maschietti, o per chi non ama le "storie d'amore", la collana Bollicine offre tanti altri titoli. Insomma, lettori novizi, ce n'è per tutti i gusti.

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

martedì 21 febbraio 2017

E' successo un casino

"E' successo un casino. Oggi la maestra mi ha chiesto perché ero arrabbiata" ha esordito così la Lolla tornando da scuola qualche giorno fa e le vene nei polsi mi sono tremate, conoscendo la capacità di mia figlia di rompere le ball, fracassare i ma, dare fastidio quando qualcosa non le va a genio e temendo che avesse fatto una piazzata con le maestre.
Ecco, invece, cos'era questo casino, così come ricostruito dagli interrogatori incrociati dei miei figli. La mattina, sullo scuolabus, Ieie aveva scambiato alcune figurine dei calciatori con un bimbo di seconda. Durante lo scambio, il bambino aveva chiesto a Ieie di dargli anche le figurine che non erano doppioni. Mio figlio, che sostanzialmente è un bonaccione incapace di dire no pur di tenersi l'amicizia di qualcuno, per motivi che non ha saputo spiegarmi, gliel'ha consegnate, salvo poi lamentarsene.
Non so cosa abbia detto o fatto poi Ieie, fatto sta che il passaggio di figurine con relativa arrabbiatura non è sfuggito all'occhio della Lolla che sembra vivere su un pianeta rosa a base di pupazzi e fiocchetti, ma a quanto pare è più presente di quanto si sospetti.
La Lolla, dicevo, si è anche accorta che le figurine, dalle mani del bimbo di seconda erano finite in quelle di uno di prima, un suo compagno di classe. Ed eccoci quindi tornati alla maestra che le chiedeva perché fosse arrabbiata.
"Ho detto che ero arrabbiata perché Michele aveva le figurine di mio fratello".
"E allora?".
"Allora me le sono fatte ridare e le ho portate a Ieie".
"Durante l'intervallo?".
"Sì".
Che dire. Sarà pure una gran rompiballe, capricciosa fino allo sfinimento, ma bisogna riconoscere alla Lolla la capacità di ottenere quello che vuole.
Ed io, che da bambina ero una bonacciona come mio figlio, non posso fare altro che invidiarla e ammirarla. E sperare che conservi e rafforzi questa sua caparbietà.
Chapeau.

mercoledì 8 febbraio 2017

L'altro lato dell'amicizia

Ti ho vista ieri: guardavi la tua amichetta giocare con un'altra bambina. Facevano finta, un gioco in cui voi due siete bravissime. Le guardavi, seduta in disparte, gli occhioni dilatati dal dispiacere, il capo chino, un'espressione così infantile che non ti è consueta e che mi ha sciolto il cuore.
Per la tua amica era come se non ci fossi, invisibile, trasparente, non uno sguardo né una parola. Incapace di comprendere e di reagire, tu, abituata a essere cercata, chiamata.
Avrei voluto prenderti e portarti via, proteggerti da quella delusione. Ma non l'ho fatto perché sarei stata infantile e dannosa.
Ti ho parlato, poi.
Di amicizie, di coraggio e faccia tosta. Parole che a mia volta ho sentito e non mi hanno fatto piacere, ma sono necessarie.
Perché le amicizie esclusive sono bellissime, ma possono farti sentire molto sola. Perché si può stare bene anche in tre o in quattro. Perché bisogna farsi avanti, non si può sempre aspettare. E a volte è necessario cercare altri amici, che non vuol dire dimenticare i vecchi.
Ti ho guardata e sapevo esattamente quanto faceva male. Ma forse anche quel male è necessario, è l'altro lato dell'amicizia e serve anche quello a crescere.

lunedì 12 settembre 2016

L'ultimo dei primi

Schoolbag in hand, she leaves home in the early morning
Waving goodbye with and absent-minded smile
I watch her go with a surge of that well-known sadness
And I have to sit down for a while
The feeling that I'm losing her forever
And without really entering her world
I'm glad whenever I can share her laughter
That funny little girl

E' da un po' che questa canzone mi risuona nella testa, complice il fatidico primo giorno di prima elementare della Lolla che nella mia mente appariva come nel testo degli Abba, un po' in slow motion e in tonalità confetto.  Poi, si sa, le cose non vanno mai come te l'eri immaginate. E per carità, il primo giorno è andato bene, ma anche in questa occasione così speciale lei è riuscita a farmi girare i cabasisi, come direbbe il buon Montalbano, al punto che stamattina, invece del groppo in gola al momento di lasciarla  a scuola, ho tirato un gran sospiro di sollievo.
In ogni modo è partita anche lei e per me, non posso nasconderlo, c'è la malinconia di sapere che sarà l'ultima volta che accompagno un figlio in prima elementare.
Quelle gambe esili che quest'estate si sono allungate nei pantaloncini, quelle canottiere alle quali a inizio stagione avevamo accorciato le bretelle e che ora risalgono sulla pancia, mi dicono che, voglia o non voglia, mi piaccia o non mi piaccia, mia figlia è cresciuta.

Fatico ancora ad abbandonare l'immagine della bimbetta che riveste sempre nella mia mente, c'è qualcosa che stride tra quel dito in bocca che a casa sfoggia con nonchalance e l'aria sicura e baldanzosa che assume quando sta con altri bambini, specie se più grandi di lei. Mi fanno paura, devo dirlo, certi atteggiamenti insolenti che di tanto in tanto rispuntano e che solo a prezzo di sgridate solenni riesco a moderare, atteggiamenti che sfodera anche con i genitori pur di far colpo sugli altri. Temo la consapevolezza con cui esercita il suo fascino sugli altri. La temo perché è qualcosa che io non ho mai posseduto e che ho solo visto, con disgusto, in altre persone.
E' bello piacere, vedere gli amici che ti corrono incontro, ti chiamano e ricercano le tue attenzioni. Però è anche bello approfittare di questo ascendente per farsi amare e non per esercitare un potere sugli altri. Spero che col tempo lei lo capisca e faccia buon uso di questa dote. Io, per parte mia, farò il possibile perché non perda mai quel lato di funny little girl che a mio avviso è ciò che la rende veramente speciale e amabile.