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domenica 8 maggio 2016

Festa della mamma e Comunione

Questa sono io, ritratta in occasione della mia festa, la festa della mamma. E siccome è maggio, finisce che si festeggia approfittando della Comunione di una cuginetta, in una delle chiese principali della mia città, quella in cui sono cresciuta e che, anche se adesso vivo nel vicino paesello, non posso fare a meno di chiamare mia. 
La chiesa è stipata, 40 bambini con rispettive famiglie, più frotte di turisti. Si incontra un po' di tutto. Il futuro compagno di scuola, l'attuale compagna di danza, un amichetto delle arti marziali, cugini lontani, vicini del paesello. Non manca nessuno. E a fine cerimonia, i saluti sono di rito. L'amico degli amici, il parente dei parenti. Una zia, che zia non è, non tua almeno, ma per la proprietà transitiva della cuginanza tendi a considerare così.
"A, ma questa è tua figlia? Che amore. Ma guardala che carina, a chi somiglia? E sì io vedo una somiglianza. Come sei bella. Uh come sei elegante...E lui è il grande, che ometto, che bel bambino". Ieie nel frattempo si allontana. "Eh sì bello pure lui. Ma lei è un'altra cosa".
Ecco, se da grande mio figlio diventerà un serial killer di secondogenite di fratelli maschi, per favore non date la colpa a sua madre.
A proposito, auguri a tutte le mamme. E complimenti alle maestre della Lolla per questa divertente poesia. L'ho trovata anche molto vera: non c'è una frase che non abbia saputo collegare a me, o a qualche mamma di mia conoscenza.

Una mamma moderna
La mia mamma è tanto bella,
si prepara come una stella:
si tinge i capelli, si mette il trucco,
e il mio papà...rimane di stucco!

Pulisce la casa in continuazione,
con i prodotti in promozione,
tira i panni dalla lavatrice
e, se sono bianchi, è strafelice.

Prepara pranzetti prelibati
con i cibi surgelati.
Al supermercato riempie il carrello
di detersivi, bibite e girelle.

Fa la tassista per la palestra,
i compleanni e altre feste.
Guida la Panda o anche la Skoda
senza curarsi se è fuori moda.

Ha il computer e non lo usa:
non è portata...si sente confusa!
Usa tanto il telefonino,
anche per parlare con la vicina.

Conosce tutte le canzoni
di D'Alessio e di Baglioni,
di Renato Zero e di Pausini,
tutti suoi beniamini.

Io sono contento
che la mia mamma sia così
e pagherei per vederla ogni dì.
Vorrei vederla mattina e sera,
non per un giorno, per la vita intera.

Per coprirla di infinite carezze,
di tanti bacini e gentilezze,
per ringraziarla
per quel che ha fatto
per questo figlio un po' distratto

che non ha colto in tempo reale
d'avere...una mamma davvero speciale!


mercoledì 20 aprile 2016

Quando una mamma si ammala

Quando un papà si ammala, la vita in casa continua senza scossoni intorno a quello strano soprammobile che giace inerte sul divano. I bambini vanno a scuola adeguatamente vestiti, pettinati e con i denti profumati. Le attività pomeridiane si svolgono come da copione, sport, inglese, feste di compleanno, e i compiti vengono portati a termine senza particolari intoppi.
I pasti sono regolari, seguono una dieta varia e bilanciata e si compongono, come sempre, di un primo, un secondo, la frutta e, a cena, anche di un dolcetto.
La lavatrice segue la sua tabella di marcia, producendo bucati a ritmo regolare, in casa regna un moderato ordine interrotto, di tanto in tanto, da qualche sprazzo di infantile disordine. Insomma, tutto va come deve andare.
Quando la mamma si ammala...
Quando la mamma si ammala, intanto bisogna definire la malattia, che un semplice raffreddore o qualche linea di febbre da sola non giustificano la diagnosi (e la conseguente messa a riposo). Per godere del diritto alla malattia, una mamma deve avere almeno febbre, placche, ossa rotte e lacrimazione ininterrotta e incontrollabile che nemmeno quando ha visto al cinema "Nemicheamiche".
Quando una mamma si ammala, quindi, succede di tutto. I bambini si aggirano spettinati, con l'alito fetente e con abbigliamento inappropriato. Le felpe sono indossate al contrario e a ginnastica ci andrebbero con pantaloni con le tasche e cardigan se la madre, febbricitante, non urlasse dal suo letto di indossare una tuta. E qui partono le reazioni isteriche all'idea di doverla cercare, perché dove mai, in una casa, si potrà tenere una tuta?
Quando una mamma si ammala le attività pomeridiane vengono saltate a piè pari, e come presentarsi alle feste se nessuno si è ricordato di comprare un regalo? Non parliamo dei compiti. Pare sia impossibile sedersi a studiare senza la presenza di una signorina Rottermaier a ricordare i propri doveri.
I pasti si compongono spesso di piatti freddi, pane, prosciutto, formaggio, a meno che non intervengano i nonni materni con pietanze di rinforzo. La frutta più consumata è la banana e tutto questo nonostante frigo e freezer rigurgitino di cibarie.
La lavatrice entra in ferie e il cesto del bucato diventa obeso poiché il papà si è sempre rifiutato di imparare come fare una lavatrice, quasi che questo elettrodomestico abbia poteri devirilizzanti. Posso però assicurare che imparare a riavviare una caldaia, portare la macchina a fare il tagliando o montare i mobili Ikea, non rendono una donna una virago né le conferiscono autorevolezza in materia idraulica, automobilistica o tecnica. In ogni caso la mamma potrebbe sempre decidere di alzarsi e caricare una lavatrice, tutto ciò, però, a suo rischio e pericolo perché potrebbe perdere d'amblè il diritto alla malattia. O potrebbe impazzire vedendo il caos che regna sovrano in sua assenza.
Non bastano TUTTI i giocattoli disseminati per la casa, i minuscoli Lego sparsi ovunque, i pastelli buttati sulle coperte bianche, i libri ammucchiati su ogni superficie. In più si registrano strane anomalie: una spazzola per le scarpe tra i giochi dei bambini, un portacarte rovesciato sulla scrivania del computer, cinque sei giubbotti da bambino tirati fuori per un'uscita di pochi minuti.
Quando una mamma si ammala la testa le gira due volte. La prima è per la febbre, la seconda è perché tutto, intorno a lei, va al contrario.

Questo post non è ipotetico, supposto o paradossale, ma frutto di esperienze provate.

giovedì 12 novembre 2015

Amo avere una mamma

Nei giorni scorsi, "approfittando" dei suoi malanni, la Lolla è rimasta a casa con la mamma, mentre Ieie e il papà presenziavano a una cena di famiglia. E' stato un momento raro, in cui ha avuto l'esclusiva delle attenzioni materne. Lei, che da sempre ha dovuto condividermi col fratello, quando addirittura non veniva messa da parte perché i giochi scelti erano troppo difficili per la sua età. Lei che, per questo, è bravissima ad autointrattenersi e poco propensa a chiedere la mia compagnia.
E' stato, soprattutto, un momento bellissimo per entrambe in cui, aldilà del sentirsi figlia unica, ha potuto scoprire che ci sono cose, finora mai sperimentate, che si possono chiedere, e ottenere, e dai risvolti estremamente divertenti.
-Far finta di avere una mamma-bimba, e imboccarla con frittate improbabili multicolore al gusto di muccio, cacca e altri ingredienti rivoltanti che fan fare tante smorfie alla mamma.
-Saltare e ballare sul tappeto ridendo come matte, al suono di "Si viene e si va" di Ligabue.
-Curare, coccolare e mettere a nanna Cicciobello. Insieme.
E poi, buttarsi al collo della sottoscritta, e dirle "Io amo avere una mamma".
Che, di questi tempi, è già qualcosa.
Basta che tra qualche anno, quando cadrà la lente di perfezione con cui nell'infanzia guardiamo ai nostri genitori, non cambi idea e non desideri vedermi fuori dalla sua vita.

sabato 8 agosto 2015

Principessa

L'altra sera a un certo punto tu e un'amichetta più piccola di te, vi siete abbracciate. Non so chi abbia stretto l'altra per prima, se tu, la piccina di appena un anno o se sia stato un gesto di entrambe. Fatto sta che noi adulti abbiam tirato fuori gli smartphone per immortalare il gesto e al grido di "checcarine" vi invitavamo a non muovervi.
Anch'io ho fatto le mie foto, venute male perché troppo di sbieco rispetto a voi, eppure nel rimirarle ho avuto un tuffo al cuore. Ti ho vista, con i capelli che ti ricadevano sugli occhi dallo sguardo un po' contrariato, forse perché costretta in quell'abbraccio che ormai aveva perso la sua spontaneità, e il mento che, inquadrato di tre quarti, sembrava allungarsi abbandonando le forme rotonde dell'infanzia. E d'un tratto è stato come se ti avessi osservata con altri occhi, come se io non fossi più la tua mamma, ma un'estranea pronta a coglierti in un'altra luce. E così a dispetto dei tuoi quattro anni e della voce da cartone animato, in quella foto ho avuto una rivelazione, un presagio, un'anticipazione di quello che sarai. Mi è sembrato di vederti tra qualche anno, le spalle strette nel fisico segaligno, i capelli lunghi e scarmigliati, non per qualche nuova moda ma perché c'è sempre una fase selvaggia che fa seguito ai premurosi spazzolamenti materni, il visino allungato in cui luccicano due occhioni imbronciati, perché a una certa età essere scontrosi è normale, lo so perché ci sono passata anch'io e dopotutto, nonostante il tuo perenne sorriso, sei pur sempre mia figlia. Ti ho visto e mi sei sembrata bella. Bellissima. Ho visto la crisalide, il bocciolo della donna che diventerai e davanti a questa fugace anteprima, seppur felice, è stato come se il mio cuore percosso andasse in frantumi.

giovedì 28 maggio 2015

Io e te

E' successo lunedì, per un tuo capriccio, uno dei soliti, uno dei tanti. Ci siamo lasciate con il muso, senza un bacetto. Non ce l'ho proprio fatta a perdonarti. 
Non so nemmeno perché lo scrivo. Forse perché un giorno, quando sarai più grande, lo leggerai e ti ricorderai, e magari sarai più indulgente nei miei confronti.
Il fatto è che tu a volte ti impunti per cose irrilevanti anche per te, solo per il gusto di metterci alla prova, a me e a papà, e vedere fino a che punto cediamo, e fino a che punto puoi ottenere qualcosa a discapito di tuo fratello. E lunedì sera non ce l'hai fatta. E allora giù capricci fino alla sfinimento, finché ho perso la pazienza al punto da rinunciare al nostro rituale della buonanotte. Al punto da dirti che non me ne facevo niente, del disegno che avevi preparato per il mio compleanno, se poi dovevi comportarti così male. "Non lo voglio più", ti ho detto.
Lo so, sono stata cattiva. Perché di tutti i rimproveri quello è stato l'unico che ti ha colpita. E affondata. Ho visto il tuo viso rompersi improvvisamente in una maschera di pianto.
Mi sono sentita un mostro. Perché quel disegno te l'avevo chiesto io come regalo. E tu ci avevi lavorato con impegno per tutto il pomeriggio. E l'avevi anche nascosto, perché lo vedessi solo il giorno dopo.
Sono andata a dormire triste, con la morte del cuore per quel che ti avevo fatto. Eppure convinta di avere ragione e di non potertela proprio far passare.
Però forse a qualcosa è servito. La mattina seguente, dopo avermi guardata corrucciata da sotto la lunga frangetta, dopo qualche iniziale titubanza ci siamo ritrovate e mi hai dato il tuo disegno.
Ma soprattutto, la sera, arrivato il momento di andare a letto, non hai più fatto la prepotente con tuo fratello. Niente più storie, niente capricci, ma un "va bene" maturo che da te non mi sarei aspettato. Forse allora non ho sbagliato tutto.
E il tuo disegno? Sicuramente non avevo mai ricevuto un regalo di compleanno così bello. Ci hai fatte proprio bene, a me e te. Così carine nei nostri vestiti. Ed io ho persino gli occhiali e gli orecchini. Tu forse sei un po' troppo bionda, ma la pittrice sei tu e qualche licenza artistica ci può stare. Anche la torta con le candeline è venuta benissimo, e poi c'è pure la nostra gatta! Papà non l'hai disegnato, ve bè, era al lavoro o al supermercato, mi hai spiegato e, insomma, non fa una piega. Solo una cosa ti contesto: ma perché il povero Ieie l'hai fatto così brutto, "L'ho fatto grande - mi hai detto - più grande di me", e va bene, ma poverino, sembra il gobbo di Nôtre Dame!

sabato 9 maggio 2015

Cara mamma

Parlando con le amiche succede abbastanza spesso che piovano lamentele nei confronti dei mariti poco presenti. Quel che si rimprovera loro non è la prolungata assenza causa lavoro (non sia mai!), quanto i tentativi di sottrarsi agli obblighi familiari con i pretesti più assurdi. Il pargolo si ammala, sta andando in iperventilazione da capricci, ha deciso di svuotare la scatola degli stuzzicadenti per tutta la casa? Ecco che loro non ci sono più, smaterializzatisi sul posto di lavoro per una chiamata urgente, a tagliare il prato "che è da tanto tempo che rimando e non può più aspettare", a prendere un tè con la zia Adalgisa perché bisognerà pure andarla a trovare ogni tanto "sta sempre da sola poverina".
Ora, diciamocelo, anche le mamme spesso lavorano (e non solo), eppure non si perdono un incontro scuola-famiglia, né una festa degli amichetti, sanno compitare i nomi delle maestre e potrebbero fare l'appello di tutti i compagni di classe, partendo dalla Z fino alla A. In più ricordano le ultime dieci influenze della prole catalogate per durata, temperature massime e sintomi. Quanti padri possono dire lo stesso?
Per non parlare, poi, delle scuse accampate per svicolare piccole richieste quotidiane. "Dov'è che stanno (e qui mettete quello che vi pare, i piatti, le posate, le magliette dei bambini)?" sarà la risposta più gettonata dai papà all'incauta domanda di aiuto da parte della mamma, accompagnata da questa giustificazione "Ma tu le hai spostate" (sì, ma quattro anni fa).
Adesso io mi chiedo: ma noi mamme, quanto contribuiamo a rendere così i nostri figli? Non voglio dire che le colpe siano solo nostre, c'è tutto un sistema che consolida e giustifica il disimpegno maschile, tuttavia non possiamo negare che anche certi atteggiamenti materni contribuiscono ad alimentarlo. Ecco allora che, in occasione della festa della mamma, ho fatto un piccolo elenco di quei comportamenti (dei quali, mi dispiace dirlo, sono stata testimone nel corso della mia vita) che dovremmo proprio evitare
"Cara mamma che ancora sistemi i cassetti dell'armadio di tuo figlio, che gli raccogli l'accappatoio abbandonato sul pavimento, che riconduci alla lavastoviglie la tazzina sporca che ha (inavvertitamente, s'intende) smarrito per casa, nonostante ormai abbia l'età per guidare la macchina, votare e prenda una sostanziosa busta paga, magari più alta della tua: c'è un limite oltre il quale non si parla più di accudimento, ma di accanimento terapeutico. Sappilo.
Cara mamma che fai tutte le cose di cui sopra con l'idea che un giorno ci sarà un'altra donna che solleverà tuo figlio da queste incombenze: hai mai pensato che potrebbe rimanere single o semplicemente trovare una compagna non disposta ad agevolarlo come fai tu? 
Cara mamma che elogi tuo figlio perché sa cambiare un pannolino. Lo so che ormai il cambio del pannolino è il metro di giudizio del padre modello, basta che lo sappia fare (e dico SAPPIA) che giù tutti a sperticarsi in lodi. Fa niente, poi, che lo cambi con la frequenza di un'eclissi solare e mai, dico MAI, quando la madre è presente sotto lo stesso tetto. Ecco, cara mamma, prima di unirti al coro di elogi ripensa a quando a cambiare i pannolini c'eri tu e chiediti come ti saresti sentita se avessero elogiato tuo marito.
E adesso qualche avviso per le mamme di maschi e femmine.
Cara mamma che fai distinzioni tra i tuoi figli, che permetti a lui di avere il motorino, di far tardi la sera e di andare a studiare fuori e che neghi a lei tutto questo, e non perché non se lo meriti, ho solo una cosa da dirti: PERCHE'?
Cara mamma che quando siete a tavola ti fai aiutare da tua figlia a far su e giù tra cucina e sala da pranzo, mentre tutti i membri maschili della famiglia, spaparanzati&spanzati sulle sedie, vi urlano un 'Giacché sei lì mi porteresti...?', ti sei mai chiesta che succederà quando la brava figliola, finalmente per lei, se ne andrà di casa? Chi ti aiuterà a destreggiarti tra piatti sporchi, il bis del primo, il tris del dolce e 'una forchetta pulita per favore?'.
Cara mamma che non hai seguito i consigli 4 e 5, non ti lamentare, poi, se, una volta uscito dal nido, tuo figlio sarà indisponibile e poco presente nei momenti del bisogno.
L'arte del disimpegno gliel'hai insegnata anche tu".

lunedì 27 aprile 2015

Con gli occhi delle maestre

Con gli occhi delle maestre ho visto un bambino che non conoscevo:
"E' autonomo, quando assegniamo i compiti in classe li fa da solo, senza bisogno d'aiuto" (Ma come, a casa a volte si fa persino imboccare!);
"Ha tanta voglia di raccontare, mi ha detto di quando siete stati al parco con la zia, viene spesso qui alla cattedra per chiacchierare" (Stiamo parlando dello stesso bambino al quale devo estrarre le parole dalla bocca con la pinza, quello che quando non ha confidenza sfonda le tasche con i pugni serrati e digrigna i denti in un sorriso imbarazzato?);
"Ecco è proprio un bel bambino" dove la bellezza non è quella fisica, che a sei anni non ci sono bambini brutti.
Con gli occhi delle maestre quello che mi ha colpito non è stato il rendimento scolastico di mio figlio, ma la mia incapacità nel formulare un giudizio.
Mi sono fatta prendere dall'ansia di correggere, mi sono fatta guidare dall'inganno delle somiglianze convinta di sapere cosa bisognasse evitare. E così ho guardato il dito anziché farmi abbagliare dalla luna.
Con gli occhi delle maestre sono tornata a casa consapevole che il voto peggiore l'avevo preso io.

martedì 14 aprile 2015

I compagni della mamma

Ieie "Mamma sai che oggi a scuola ci hanno cambiato di posto?".
"Ah sì? E tu vicino a chi sei capitato?".
"Vicino a F.L.".
"E com'è, è simpatico F.?".
"Mh, mh".
"Lo sai che anche la mamma quando andava a scuola aveva un compagno che si chiamava F.L.?".
"Sì, mi ricordo".
Arriva lei, fino a quel momento immersa nel gioco. "Mamma, ma i tuoi compagni di scuola mò sono tutti morti?".

Pensavo di aver toccato il fondo alla domanda di Ieie "Ma quand'eri piccola c'era la corrente elettrica?". Invece i figli sanno trovare sempre nuovi modi per farti sentire vecchia.

venerdì 27 marzo 2015

Tu

Ricordo bene il nostro primo, vero, incontro. Indossavi quella tutina bianca e fucsia, decorata con due gattini sotto un ombrello che si riparano da una pioggia di cuori. I capelli neri, pettinati con la scrima, l'odore di alcol della medicazione e una vigilatrice gentile che, nonostante a quell'ora tu dovessi stare nella nursery, fece uno strappo alla regola per farci conoscere.
Ricordo di aver affondato il naso nel tuo collo, per aspirare l'odore buono di nuovo. Ricordo lo stupore nel rigirarmi le tue manine tra le mie. Potevano essere così piccole e perfette allo stesso tempo? Poteva un'unghia raggiungere una dimensione tanto ridotta? Poteva tutto ciò essere uscito da me?
E ricordo la punta dolorosa di un pensiero che si incuneò in quella felicità: questa probabilmente sarà la mia ultima prima volta con un neonato mio. A dire il vero, considerando com'era andato il primo parto, sarebbe stata anche la prima e ultima prima volta.
mammasenzarete

Quattro anni sono passati da allora e il rimpianto precoce si è affievolito. Non ci sono stati vuoti tra noi, ma solo pieni, momenti densi e vissuti intensamente. Come immaginavo, cominciano a delinearsi i primi scontri: tu pesti i piedi perché non accetti restrizioni, a me fuma il cervello per l'impossibilità di ragionare con la tua cocciutaggine e perché non riesco a leggere i tuoi capricci. Niente di speciale, tutto previsto.
Poi però torna il sole e all'improvviso, senza un apparente perché, ci perdiamo nei nostri abbracci, ci guardiamo, sorridiamo, e stiamo lì strette, strette come se non ci fosse altro da fare.
Domani festeggerai il tuo quarto compleanno, non vedi l'ora. Io posso solo stare qui ad osservarti e fare da testimone ai tuoi cambiamenti perché, anche se ai miei occhi sei sempre la piccola smorfiosa di casa, mi accorgo che la tua testa e il tuo corpo ti portano avanti, verso mete tutte da scoprire. Fa male ed è bello allo stesso tempo. Sto rinunciando ad avere una bimba, ansiosa di scoprire che ragazzina, e che donna, sarai.
Ecco allora che, per ricordarmi di te adesso, posso solo ringraziarti di quello che sei. 
Grazie per esserci, innanzitutto. Grazie perché sei una sorella affettuosa, invadente e prepotente al punto giusto.
Grazie per le tue chiacchiere irrefrenabili che impediscono il silenzio; grazie per i disegni che svolazzano per tutta la casa; grazie per le tue risate che sono come biglie di vetro in caduta libera; grazie per la simpatia, le moine e le smorfie che elargisci con studiata generosità.
Grazie perché giochi da sola; grazie perché dormi da sola; perché sei autonoma, indipendente e coraggiosa. Grazie perché, anche quando confrontarti con gli altri ti mette a disagio, non ti lamenti e trovi la forza.
Grazie per come ti insinui fra le mie braccia al momento della buonanotte.
E anche se so che mi rende più difficile comprenderti, grazie per non assomigliarmi per niente.
Auguri.

lunedì 23 marzo 2015

Da dove cominciamo

Son passati più di quattro anni da quando, frugando su Internet per ben altri motivi, mi sono imbattuta nel mondo del blogging e del mummy blogging in particolare.
E' stato, devo ammetterlo, amore a prima vista. C'erano donne davvero brave a scrivere, ma non solo, quel che dicevano era interessante, divertente, piacevole e veniva voglia di tornare a visitare le loro pagine per leggere qualcosa di nuovo.
All'epoca aveva un bambino piccolo di nemmeno due anni, arrivato subito dopo esserci sposati (io e mio marito), ma subito subito, perché la gravidanza era durata solo sette mesi "arricchiti" da altri due di soggiorno in Utin.
In meno di un anno la mia vita era cambiata molto, e molte volte. Forse ero anche psicologicamente debilitata, e, insomma, imbattermi in quei blog mi ha aiutato a comprendere quel che mi stava succedendo e a capire che non ero sola. La maternità porta a tutte gli stessi dubbi e lo stesso stress.
Ecco quindi che nei freddi e lunghi pomeriggi invernali passati tȇte a tȇte con mio figlio, arrotondata nel frattempo da un secondo pancione, dopo aver giocato a nascondino, guardato foto, tirato fuori dal sacco tutti i giochi in nostro possesso, combattuto con la spada di gommapiuma e incastrato i pezzi nel puzzle di legno, esaurito il mio repertorio di mamma compagna di giochi, accendevo il computer e con Ieie sulle ginocchia ci abbandonavamo a un po' di sano relax in modalità finestre affiancate. Una con le canzoncine per bambini per lui e l'altra con i blog per me.
E' cominciato così, come un passatempo trasformatosi a poco a poco in un'idea dapprima strisciante"Perché non aprire un blog?" divenuta poi quasi un bisogno.
C'è voluto molto prima che il proposito diventasse realtà, ma fa parte della mia personalità tentennante e indecisa. Per la precisione, un parto, una trasloco, un ciclo di scuola completato e tutte le varie ed eventuali della vita e così eccomi qui. Un po' più vecchia, molto più stanca, con ancora più dubbi di prima e due bimbi lanciati sulla via della crescita.
La domanda, quindi, è d'obbligo: che blog sarà il mio? Perché sì, so cucinare, ma mi limito a proporre ricette trovate sui libri per cui, a meno di non darvi titolo e numero di pagina, il mio non sarà un blog di cucina; preparo tanti dolci, buoni eh?, ma nessuno talmente spettacolare da meritare un servizio fotografico; ammiro quelle mamme creative e portate per il bricolage, ma l'unico risultato nell'aver conservato nastri, scampoli, sacchettini e fiori finti, fedele al motto che tutto può avere una seconda vita, è che ho un cassetto del comò pieno di roba inutilizzata (su dai, non è vero, i nastri li adopero per aiutare mia figlia ad acconciare i capelli delle bambole). Consigli di moda non ne posso dare, che a volte lotto per un'ora con lo specchio reo di non esaltare gli abbinamenti che ho scelto; i viaggi mi piacciono, ma non è che parta così spesso da poter fare tutti 'sti racconti.
A conti fatti, dunque, c'è  solo una cosa che resta: scrivere. Adesso non dirò che scrivere per me è essenziale, che sin da bambina ho riempito pagine di ricordi e tutte quelle cose che anch'io ho letto spesso e ovunque. E' così anche per me, e basta.
Ma siccome il tempo fugge, e si porta via un pezzettino di noi, questo sarà il mio modo per fermarlo. Per ricordare, ché spesso i momenti scivolano via nei buchi della memoria. Per dipingere Ieie e Lolla e pensare di aver ancora i miei piccolini, quando saranno un uomo e una donna impegnati a vivere. Per confrontarmi, certo, e per dare un senso. A tutto.
Bene, credo sia tutto. Posso cominciare.