sabato 22 aprile 2017

Maschi vs femmine #2

Una mattina delle ultime vacanze.
"Bambini io vado in camera a prepararmi, va bene?". Mugugni indistinti (forse) di assenso, da parte di una Lolla intenta a costruire una palestra con i lego e di Ieie irretito da un'intervista a Donnarumma.
Dopo una ventina di minuti mi arrivano dalla cucina queste parole.
"Mamma! Mammaaa?! Lolla ma dov'è la mamma?".
"E' andata in camera a prepararsi".
E niente, non è questione di età, di preoccupazioni, di stanchezza, come vorrebbero farci credere. E' che già da piccoli, i maschi fanno finta di ascoltarci.

lunedì 10 aprile 2017

Ci hanno imbrogliato, ragazze

La settimana scorsa ho smontato il letto culla che ancora sostava in camera della Lolla. Da otto anni, da quando fu regalato a Ieie di appena cinque mesi, è rimasto a casa nostra ospitando, a turno, i miei figli. Ma da qualche mese ormai era solo un guscio vuoto e un po' a malincuore gli ho detto addio. Non è solo la fine di un periodo della nostra vita, è anche il saluto definitivo alla possibilità, un tempo accarezzata, di avere un terzo figlio.
Mi avvicino a stretto giro ai 40, sono troppo vecchia per pensare a quel numero tre che, da ragazza figlia unica, era il mio ideale. Per carità, so che c'è chi fa figli anche dopo i 40, ma io di bambini ne ho già due e ho una gravidanza complicata alle spalle e poi vorrei che i miei figli, tutti, arrivassero all'adolescenza con una madre, se non giovane, quantomeno non vicina all'età della pensione.
Eppure quando appena trentunenne affrontai la prima gravidanza, mi sentivo una giovane pioniera. Ero la prima delle mie amiche a diventare mamma (come gentilmente mi fece notare una di loro quando le comunicai la lieta notizia "lo sai che nessuna di noi ha ancora figli?" come a dire, guarda che rimarrai da sola con biberon e pannolini) come potevo essere vecchia? A farmi nutrire qualche dubbio fu quel primipara tardiva che la ginecologa appioppò alla mia cartella al momento della prima ecografia.
Ma come, avevo fatto tutto quello che mi avevano insegnato. Prima avevo pensato allo studio, a trovare Il Compagno giusto, a sistemarmi (ve be' eravamo entrambi precari, ma quantomeno sapevamo di poter sfamare il pargolo), ci eravamo anche goduti un po' la vita tra teatri, cinema, viaggi, ecc. come potevano definirmi tardiva?
Già. E' che non ce l'avevano detta tutta. Perché sì, oggi l'eta fertile della donne si è allungata (dicono), oggi la scienza ci aiuta più che in passato, ma la verità vera che nessuno mi aveva detto e che io invece non mi stanco di ripetere è che i figli è meglio farli da giovani. Per carità, non dico di procreare appena spenta la ventesima candelina, senza se e senza ma (e magari senza lavoro e compagno fisso), però prima di scegliere di aspettare bisogna avere alcune consapevolezze.
La prima è che, più passa il tempo, più perdiamo energie. A 31 riuscivo a tenere (più o meno) il passo con le notti di sonno perso, ma a 25 probabilmente l'avrei fatto anche meglio. Adesso a una notte persa segue una settimana di inviti ad andare a quel paese rivolti a chiunque mi capiti a tiro.
Questo è ancor più vero quando devi starci dietro, ai figli. Più sei giovane più hai voglia di fare vola vola, di cantare a loop il Coccodrillo come fa e di passare pomeriggi sul pavimento. Arriva un'età che questi passatempi ti distruggono. Per non parlare degli scricchiolii quando ti rialzi da terra.
La seconda è che non sempre a 35 anni procreare è semplice. Conosco un bel po' di coetanee che hanno avuto non poche difficoltà prima di diventare mamme. Qualcuna alla fine c'è riuscita, qualcun'altra è ricorsa, con successo, alla scienza, qualcuna non ha trovato, finora, la risposta al suo problema. Sarebbe cambiato qualcosa se non avessero oltrepassato i 30 anni? Non lo sapremo mai.
Di certo a loro, e a me, resta un po' di amarezza. Ho amiche che hanno sempre detto di volere un solo figlio. Poi, una volta diventate mamme, hanno cambiato idea: magari un altro... E' che poi non sempre questo desiderio puoi portarlo a compimento. Soprattutto se sei vicina ai 40 e la prima gravidanza ha richiesto anni e anni di tentativi.
Ecco, anche io mi sento così. Come una che, se avesse iniziato a fare figli prima, adesso forse ne avrebbe tre. E arriverebbe ai 40 pensando che tra qualche anno i più grandi andranno all'università e magari noi genitori troveremo il tempo di farci quei viaggi a cui abbiamo rinunciato in gioventù.
Vorrei solo che, oltre a tutto quello che mi avevano detto, mi avessero detto anche questo.

venerdì 31 marzo 2017

Assassinio allo specchio

Sembra partire un po' in sordina, Assassinio allo specchio, ottavo romanzo della serie di Miss Marple. Troviamo infatti la simpatica vecchietta reduce da una polmonite, costretta in casa, tampinata da una dama di compagnia eccessivamente premurosa che le impedisce qualsiasi attività che non contempli il riposo. Al tramonto della nostra eroina fa da contraltare il rinnovamento del villaggio di St. Mary Mead, che si affaccia al futuro con la costruzione di un Nuovo Quartiere. Addirittura una famosa attrice di Hollywood, Marina Gregg, ha deciso di stabilirvisi e darà una grandiosa festa per celebrare il suo arrivo.
Sarà proprio il ricevimento a ospitare il primo di una serie di misteriosi omicidi che sconvolgeranno St. Mary Mead e si scopriranno essere collegati ad alcune lettere minatorie ricevute dall'attrice. Sfortunatamente Miss Marple, chiusa in casa, non potrà partecipare attivamente alle indagini, che noi lettori vediamo svolgersi attraverso gli interrogatori della polizia, ma sarà l'investigatore Dermot Craddock a recarsi da lei per chiedere il suo contributo di fine indagatrice della natura umana.
Miss Marple, quindi, non delude e Agatha Christie stupisce il lettore con un romanzo che unisce alla simpatia della protagonista, la capacità di raccontare la storia da diverse angolazioni che, al momento finale, si ricompongono per offrire la soluzione e la comprensione di tutta la vicenda.
Il meccanismo è perfetto, anche perché lascia il lettore inconsapevole fino alla fine. Lo specchio, si metta agli atti, non c'entra niente col delitto (come io erroneamente ho pensato quando ho scelto questo libro), ma deriva dal verso di una poesia di Lord Tennyson, poesia che una testimone cita per descrivere il comportamento di Marina Gregg durante la festa.
Sarà proprio questo piccolo, ma fondamentale, particolare a portare Miss Marple sulla strada giusta mentre tutti gli altri, dalla polizia ai lettori, se ne faranno trarre in inganno. Stavolta, posso dirlo con orgoglio, avevo anche subodorato qualcosa, purtroppo però non è stato sufficiente a farmi capire la soluzione. Eppure, da ottima giallista Agatha, ci fornisce tutti gli elementi, ma metterli insieme non è da tutti. Forse solo da Miss Marple.

Assassinio allo specchio, di Agatha Christie, Oscar Mondadori, trad. di Lidia Ballanti

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HomeMadeMamma

giovedì 23 marzo 2017

Buon compleanno

Anche quest'anno, puntuale come al solito, la tua calla ha fatto un fiore. Ricordo che ne aveva parecchi quando, sei anni fa, ce la regalarono per la tua nascita. Ma anche uno solo va bene, purché sbocci per il tuo compleanno.
Sono sei, quindi. L'età giusta per andare a scuola. Ma a scuola tu ci vai da un pezzo, e senza problemi. L'hai voluta tu questa sfida, nonostante i miei timori, e sei stata all'altezza, perché non è sempre vero che quando i bambini chiedono qualcosa lo fanno solo per capriccio.
Dicono spesso che mi somigli, ma ogni volta che ci mettiamo guancia a guancia davanti allo specchio a fare le boccacce non vedo miglioramenti: non trovo niente di me in te. E non solo nell'aspetto, ma anche nel carattere. Sì, qualche volta colgo una sfumatura, un piccolo accenno che rimane impigliato nella rete fitta delle tue chiacchiere. Ma basta a giustificare questa presunta somiglianza? Secondo me, no.
E allora buon compleanno a te, bambina sempre allegra. Bambina affettuosa che elargisce e attira abbracci.
Buon compleanno a te, che già si vede che sarai determinata e coraggiosa.
Buon compleanno a te che dici di essere il guerriero dragone che non ha paura di nulla.
Buon compleanno a te che l'altro giorno mi hai vista andar di fretta, e, senza che dicessi nulla, sei stata l'unica ad aiutarmi a sparecchiare. Da sola, in autonomia.
Buon compleanno a te, che magari ti rattristi se un'amica ti fa uno sgarbo, ma che sai reagire e trovi il coraggio per andare avanti.
Buon compleanno a te, che hai la testa piena di sogni, di idee, di fantasie e io lo vedo dallo sguardo intento e brillante con cui ti perdi nei tuoi giochi, da quelle manine che ricacciano indietro i capelli e si agitano indaffarate.
Buon compleanno perché penso a queste cose e trovo poco di me in te.
E forse mi piaci proprio per questo.

martedì 21 marzo 2017

Passossesioni

Non sono mai stata una grande appassionata di calcio, sia messo agli atti, ma in alcuni periodi della mia vita l'ho seguito, anche con una discreta attenzione. Succede periodicamente con le competizioni internazionali, i Mondiali o gli Europei, e poi, come si dice, se non  puoi sconfiggerli fatteli amici. E' così che, nella mia gioventù, quando la tv ogni mercoledì sera era sintonizzata sulle coppe, per allentar il tedio che mi assaliva chiedevo lumi a mio padre, unico appassionato di calcio e unico che seguisse le partite in tv, facendomi spiegare cosa fosse un fuorigioco o come funzionasse un campionato a punti o a gironi.
Questo bagaglio mi è poi servito negli anni dell'università, quando qualche domenica con gli amici si andava allo stadio, nella nostra città o a Roma, dove studiavo, in quel maestoso Olimpico quando accoglieva la squadra della nostra città natale.
Poi mi sono fidanzata, e sposata, con un uomo che del calcio sa a malapena che si gioca con un pallone e anch'io ho abbandonato per sempre quel mondo. Se mai ne fossi stata parte.
L'anno scorso i compagni di scuola di Ieie si sono iscritti in massa a scuola calcio. Lì per lì la cosa non ha solleticato mio figlio che pareva aver preso dal padre. Noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo, ché l'idea di uno sport all'aria aperta anche d'inverno, alle tre del pomeriggio, mica ci faceva felici. Poi, più per emulazione che per passione, Ieie ha ventilato l'ipotesi di iscriversi a calcio, ma senza troppa convinzione. A giugno, dopo il primo giorno di campo scuola, Ieie è tornato a casa scocciato perché i suoi amici passavano il tempo a tirar calci a un pallone. Il secondo giorno di campo scuola, l'ho dovuto tirar via per la maglietta: erano andati via tutti e lui continuava a scagliare palloni sugli alberi della pineta con vivo rammarico delle animatrici.
Da lì è stato un crescendo. A scuola calcio non è potuto andare nemmeno quest'anno, per incompatibilità di giorni e orari, tuttavia a casa nostra è sbarcato l'album delle figurine dei calciatori, seguito da una marea di palloni di ogni foggia e dimensione. 
E poi c'è tutto il contorno. Video giochi sul calcio. Tv sintonizzata su Rai sport o dovunque ci sia un match in corso, di qualunque squadra. Partite in giardino o, se il tempo non lo consente, tiri in casa con una pallina piccola. E, quando tutti i palloni sono stati sequestrati onde evitare la distruzione della mobilia, tiri in solitaria con una pallina di carta o con la gomma da cancellare.
Questo, attualmente, il tenore dei discorsi con mio figlio.
"Mamma sai chi è Dessena?".
"No tesoro, non ne ho idea".
"Mamma sai perché Nainggolan viene chiamato il ninja?".
"No, Ieie non ne ho idea".
"Mamma ma di dov'è Dzeko?".
Vi risparmio la risposta, che è sempre la stessa.
"Ieie, non ti schiacciare così il cappello se no ti vengono le orecchie come Andreotti".
Lui, stupito e felice, "Andrea Belotti? Perché mi vengono le orecchie come Andrea Belotti?".
"Ma chi è Andrea Belotti???".
"L'attaccante del Torino".
L'unico aspetto positivo è che, essendo il campionato italiano infarcito di giocatori stranieri, Ieie mi chiede informazioni su Paesi e città estere, e almeno così facciamo un po' di geografia.
Per il resto il nonno, quello appassionato di calcio, l'altro giorno ha sentenziato "Ora basta Ieie, non puoi pensare sempre al calcio!".
Ecco.

mercoledì 15 marzo 2017

Maschi vs femmine

Circa due anni fa, Ieie alle prese con i compiti di prima.
"Ieie, tesoro, cancella e vai a capo non puoi uscire ogni volta dai margini".
"Va be' mamma, solo questa volta".
"No! Non è solo questa volta. Guarda! Sono più le volte che sei uscito dal margine che quelle che lo hai rispettato, guarda che disordine! Cancella e riscrivi".
"Uffa!".

"Hai finito?".
"Sì, ho fatto possiamo andare".
"No ma scusa, ma a te sembra colorato bene? E' pieno di spazi bianchi, sono più gli spazi bianchi di quelli colorati. Dai per favore, riempi questi buchi di colore".
"Uffa mamma!".

Oggi, la Lolla, stessa situazione.
"Mamma così si va a capo?".
"Amore, non puoi dividere in sillabe, non lo avete ancora studiato".
"Ma la maestra lo fa".
"Perché sa come si fa. Non andare a capo, finisci di scrivere la parola".
"No devo andare a capo, se no esco dal margine".
"Tesoro, mancano solo due lettere, fa niente se esci dal margine".
"La maestra non vuole".
"Va be', ma guarda non sei mai uscita dal margine, solo questa volta. Dopo stai attenta e se vedi che una parola non entra nella riga vai a quella dopo".

"Lolla, sbrigati, dobbiamo andare".
"Devo colorare gli abachi".
"Ti do una mano?".
"Va bene...mamma non così, non devi lasciare spazi bianchi se no la maestra si arrabbia!".

Oggi, al ritorno da scuola.
"Ieie non voglio sentire più queste brutte parole, è chiaro!!??? Ma poi scusa, da chi le senti?".
"Dai miei compagni".
"Va be' e tu non le ripetere".

"Lolla perché piangi?".
"Ho litigato con G.".
"Oh e perché hai litigato con la tua amichetta?".
"Perché io le ho detto che non doveva dire una parolaccia, e lei invece l'ha detta!".

Il Dna è lo stesso. E anche l'educazione. Possibile che dipenda tutto da quel minuscolo cromosoma Y?

lunedì 13 marzo 2017

Punti di vista

Non ho avuto tachicardia, allucinazioni o vertigini come nella sindrome di Stendhal, però mi sono commossa e ho pianto.
E' successo a metà della mostra, arrivata a questo dipinto, dopo che ne avevo visti già un bel po'.
Erano tutti belli, così perfetti da aspettarti di poter prendere un chicco d'uva e portarlo alla bocca, o da temere che un uovo sarebbe rotolato dalla ciotola.


Ma forse vedere il mare, il mio mare, rappresentato così bene, imprigionato nella tela con una minuzia di dettagli da illuderti di averlo finalmente catturato, mi ha suscitato un'emozione talmente intensa da farmi piangere.
Ogni tanto è bello nutrire anche lo spirito, fare il pieno di bellezza, e l'arte ha il grande potere di sollevare l'anima. Noi ce ne dimentichiamo, ma agli antichi doveva essere un concetto ben chiaro se tappezzavano le loro città di opere che ricordassero a tutti il potere del bello.
Questo fine settimana siamo stati a Pescara, un'occasione presa al volo, una toccata e fuga a visitare una mostra che raccoglie alcuni quadri di Luciano Ventrone, pittore conosciuto per caso qualche anno fa attraverso un servizio giornalistico.
La stessa casualità mi ha fatto imbattere in questa mostra, occasione quasi unica per apprezzare dal vivo le opere magnifiche di questo artista.
Per me, che da ragazza passavo ore a disegnare e colorare rammaricandomi di non avere qualcuno che mi insegnasse l'arte del dipingere, o semplicemente rassegnandomi all'idea di non avere il talento per raffigurare la realtà, non dico con perfezione, ma quantomeno con dovuta maestria, ammirare questi dipinti, soffermarmi davanti a cesti, reti, chicchi di melagrana e filamenti di agrumi riportati sulla tela con una veridicità da farti dubitare che si tratti di un dipinto, è stata un'emozione unica. Peccato solo aver dovuto allontanarmi da tanta bellezza.
Per chi vuole approfittare dell'occasione di vedere tutte insieme alcune opere di Luciano Ventrone (una parte dei quadri esposti appartiene a collezionisti), o semplicemente per chi vuole conoscere questo artista, Punti di vista è al museo delle Genti d'Abruzzo, fino al 4 aprile.